Come Partito dei CARC abbiamo sporto una querela ai danni dei parlamentari di Fratelli d’Italia Sara Kelany e Francesco Filini a seguito di un’interrogazione parlamentare, da loro e altri presentata, che additava le parole d’ordine del nostro Partito (“per un Governo partigiano della Palestina e della Costituzione del 1948”) come prova preoccupante della “convergenza tra terrorismo comunista e terrorismo islamico”.
Dopo le oceaniche manifestazioni di settembre e ottobre 2025, si è chiuso con una condanna in primo grado il processo politico in Italia su mandato dello Stato sionista di Israele contro il partigiano Anan Yaeesh. Con l’arresto di Mohammad Hannoun e altre nove persone a Genova, il governo ha puntato ad estendere la criminalizzazione a tutto movimento di solidarietà alla causa palestinese, ivi compresa la parlamentare Stefania Ascari, la cui “colpa” è non dissociarsi dalle missioni di solidarietà cui ha partecipato.
Sono poi state recapitate centinaia di denunce agli organizzatori delle manifestazioni e decine di migliaia di euro di multe, in particolare alle organizzazioni sindacali che hanno scioperato per la Palsetina.
Il tentativo è colpire i principali rappresentanti del movimento palestinese in Italia e criminalizzare, con lo spauracchio del “terrorismo”, tutti quelli che hanno preso parte alle mobilitazioni.
Da qui il Governo vorrebbe speditamente procedere la sua guerra contro i “nemici dello Stato”, cioè coloro che si non si piegano al ricatto tra guerra e lavoro, alla militarizzazione di scuole e università, alle grandi opere e agli eventi speculativi mentre le nostre città franano o vengono sommerse dal fango, a lasciare che l’apparato produttivo del nostro territorio venga spolpato dai fondi di investimento americani o usato dai sionisti come retroterra per i loro affari genocidiari. In sintesi, i “banditi” sono tutti coloro che non si fanno intruppare nella guerra mondiale per difendere gli interessi dei pochi sciacalli che hanno in mano il guinzaglio di chi ci governa.
Fin dove può spingersi questo piano, a dire il vero un po’ disperato, dipende da quanto ancora subiremo tutto questo senza cominciare non solo a resistere, ma a mettere in discussione la legittimità stessa di chi governa, dei “decreti” che fa; senza, insomma, passare al contrattacco.
In un’intervista rilasciata il 27 gennaio a Flavio Novara, Ferdinando Pulitanò, consigliare regionale e coordinatore modenese di Fratelli d’Italia, dice di essersi deciso a presentare un’interrogazione al Sindaco e al Comune di Modena sulle “pressioni in merito al boicottaggio della Tekapp” dopo che ha visto il cartello “Azienda sionista” che come Partito dei CARC abbiamo affisso sulla targa degli uffici della Tekapp a Formigine.
All’intervistatore Flavio Novara, autorevole esponente di Modena per la Palestina, che in quell’intervista definisce il nostro cartello “inutile”diciamo che dire la verità, cioè dire che la Tekapp è un covo di sionisti e che, in quanto tale, ne chiediamo il boicottaggio da parte delle Istituzionilocali, è il primo e basilare atto per liberarsi dall’oppressione. Così come chiamare “genocidio” un “genocidio” è un gesto politico tutt’altro che “inutile” ed è il primo passo per riconoscere quanto sta avvenendo.
In proposito riteniamo utile qui – utilissimo – non solo ribadire la legittimità e la giustezza di quel cartello, non solo invitare tutte le componenti del movimento popolare in solidarietà alla causa della liberazione della Palestina a NON dissociarsi da iniziative simili, ma soprattutto a emularle. 10, 100, 1000 cartelli che dicono la verità e mostrano le cose per quello che sono. Non importa chi sia a firmarli, importa che dicano la verità e mostrino le cose per come sono. È proprio grazie alla generalizzazione di queste pratiche che abbiamo fatto breccia, che abbiamo colpito i nervi scoperti, che abbiamo in sintesi costruito in anni il movimento che poi è esondato nell’autunno.
Pulitanò attacca noi ed altri perché usiamo “la solidarietà al popolo Palesintese come arma per attaccare il governo”. Effettivamente è proprio questo che, crediamo, è necessario fare e che chiamiamo tutti quelli che hanno a cuore il popolo palestinese e la Costituzione nata dalla Resistenza a fare.
In primo luogo perché il più alto contributo che possiamo dare alla lotta dei popoli oppressi è proprio quello di costruire le condizioni per una rottura politica nel nostro paese. L’Italia è uno degli anelli deboli della decadente società imperialista, pertanto una rottura politica è possibile, oltre che necessaria. È possibile cacciare il governo dei promotori della Terza guerra mondiale e costituire un governo di emergenza popolare “partigiano della Palestina libera e attuatore della costituzione del 1948”. Questa del resto, è il modo anche per sbarrare la strada ai diversamente pacifisti e alternativamente democratici che affollano le file del Pd che, al pari dei Fratelli della Nato, sono parte del problema e non la soluzione.
In secondo luogo, dare uno sbocco politico al movimento che è esondato a settembre e ottobre 2025, farlo diventare la forza motrice del “cambiamo tutto” è la sola strada possibile per fare in modo che le rivendicazioni, le aspirazioni e i sentimenti di milioni di persone – la parte attiva e positiva delle masse popolari – non rimangano sospese per aria, ma trovino realizzazione. Per essere chiari: al ricatto tra fare la fame e produrre trattori per continuare la guerra in Ucraina, opponiamo, da subito, la via di liberarci di vuole imporci il ricatto.
Per questo ieri mattina, sabato 14 febbraio, abbiamo affisso davanti alla sede di Fratelli d’Italia a Modena un messaggio per dire che bisogna “Cacciare il governo della repressione e della guerra” e costituire, appunto, un “Governo partigiano della Palestina e della Costituzione del 1948”. Con la sua azione repressiva è lo stesso Governo Meloni a aver indicato il Fronte di forze che può seppellirlo.
Diverse iniziative si stanno svolgendo in questo periodo per riflettere sui passi da fare verso le settimane che abbiamo davanti, dalle mobilitazioni contro il riarmo, alla prossima Flottiglia e in risposta agli attacchi di cui siamo oggetto. Invitiamo tutti i comagni, le compagne, gli attivisti e le attiviste a portare la propria esperienza al dibattito su “Guerra, repressione: passare al contrattacco” che faremo a Bologna al CostArena in Via Azzo Gardino 48, domenica 22 alle 17:00. A seguire cena benefit per le spese legali.


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