In un recente consiglio comunale di Calenzano si è verificata una situazione che, ancora una volta, mette in evidenza il ruolo di Fratelli d’Italia come partito servo dei sionisti, tanto da far sorgere il dubbio che potrebbe addirittura appropriarsi del nome Fratelli d’Israele|!
L’episodio, tra l’altro, ha evidenziato, ancora una volta, la presuntuosità e l’arroganza di chi crede di poter esprimere qualsiasi opinione senza timore di ripercussioni. Il senso di impunità che sembra contraddistinguere alcuni rappresentanti delle autorità nazionali e locali appare talmente radicato da portarli a sentirsi così sicuri della propria posizione da considerare persino accettabile fare ironia su una tragedia come un genocidio. La protagonista del vergognoso episodio è una consigliera comunale di Fd’I di nome Monica Castro Pivetta che, in occasione della discussione sulla possibilità di un gemellaggio tra il comune di Calenzano ed il comune di Jenin, in Palestina, ha iniziato a deridere la proposta dicendo che trattavasi di scelta autolesionista dell’amministrazione che si sarebbe messa all’anima un sacco di bambini storpi e che sarebbe stato preferibile optare per un gemellaggio con un comune della ricca Austria, condizione, questa, più favorevole perché gli austriaci storpi non sono ma, anzi, essendo ricchi avrebbero potuto fare investimenti, risollevando le sorti economiche della cittadina. Con questa sceneggiata, la Castro, non ha solo messo in piazza il pensiero gretto di una persona che, evidentemente, è così per natura, ma, da gregario di terzo livello del partito di governo ha sciorinato la posizione del governo stesso, ovvero subordinazione e servilismo nei confronti dei ricchi, disprezzo per popoli considerati inferiori e quindi razzismo e suprematismo. Cosa che a noi non meraviglia essendo, Fd’I, l’erede diretto del Partito Nazionale Fascista, del Partito Fascista Repubblicano di Salò e di tutto l’alveo neofascista che ne seguì a cominciare dal MSI di Almirante, già prono ai dettami sionisti ed americani.
Ma non finisce qui: il volgare siparietto è soltanto l’ultimo di una serie di episodi avvenuti nella Piana Fiorentina e che, approfittando del Giorno della Memoria, aveva visto il consigliere della Lega di Sesto Fiorentino Daniele Brunori tirare su un polverone per dei manifestini del (n) PCI apparsi su di un palo della luce che indicavano il console di Israele Marco Carrai come agente sionista. A Brunori si era presto accodato il consigliere di Fd’I Stefano Mengato che farneticava richieste di interventi straordinari dell’amministrazione comunale vòlti a reprimere un sedicente fenomeno di antisemitismo crescente nella Piana di cui sarebbe colpevole anche l’amministrazione stessa a seguito del boicottaggio dei prodotti farmaceutici Teva da parte dell’ ex sindaco Falchi.
Su Carrai si è detto tutto, ma forse non è bastato: nipote di uno dei capi della feroce Banda Carità, un gruppo di macellai fascisti che operò soprattutto a Firenze nel periodo dell’occupazione nazista, imparentato con membri fondatori dell’ambiguo ed oscuro gruppo di ricchi para vaticanista di Comunione e Liberazione, oggi è presidente di Toscana Areoporti, di Acciaierie di Piombino e, in scherno ad ogni criterio morale, in quanto console di uno stato che pratica il genocidio sistematico di un popolo che considera inferiore, che ha fatto negli ultimi due anni almeno ventimila morti di età inferiore ai 14 anni, presidente della Fondazione dell’ Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze.
Detto ciò, non possiamo ignorare chi governa la Toscana, ovvero il Partito Democratico, che guida la Regione e il cui presidente, Eugenio Giani, è direttamente responsabile della nomina di Carrai come presidente della Fondazione Meyer. Nonostante questo fatto, il PD sembra concentrarsi su iniziative dal sapore propagandistico, come il riconoscimento simbolico dello Stato di Palestina, una decisione che di fatto non cambia nulla mentre Carrai continua a mantenere il suo incarico. Pertanto, chi tra i consiglieri regionali sostiene realmente la causa palestinese – a partire da coloro che si sono più apertamente schierati durante la campagna elettorale e che, per questo, hanno raccolto voti, come Falchi di AVS o Romanelli del M5S – dovrebbero rendersi conto che un’azione del genere rischia di restare una mossa vuota se non si accompagna a un impegno concreto per chiedere la rimozione di Carrai. Impegno che spetta a loro, dunque, e che consiste nel mettersi a disposizione, senza riserve, del movimento popolare.
In estrema sintesi: le dimissioni della farneticante consigliera di Calenzano sono indispensabili per ribadire che la Piana Fiorentina è terra di pace e sta fermamente dalla parte del popolo palestinese oppresso dall’imperialismo genocida israeliano sionista; la destituzione di Marco Carrai è fondamentale per assestare un colpo alla tentacolare presenza dei sionisti sul nostro territorio.
Questa è una battaglia paradigmatica di quello che il movimento popolare deve fare, qui in Italia, per contribuire in modo efficace all Resistenza del popolo palestinese: lottare strenuamente contro gli agenti sionisti nel nostro paese, lottare strenuamente contro l’uso del nostro paese come retrovia economico, militare e politico di Israele!
Lottare fino a cacciare le Larghe Intese serve “bipartisan” dei sionisti!
Facciamo nostro l’appello della Comunità dei palestinesi in Toscana e le sue rivendicazioni:
1- Dimissioni immediate della consigliera comunale
2- Scuse pubbliche del comune di Calenzano alla nostra comunità in particolare alle persone di Gaza arrivate in Toscana negli scorsi mesi
3- Che il comune porti a termine il gemellaggio con Jenin e che si impegni a recidere ogni collaborazione con aziende che collaborano con l’apparato militare israeliano
Sosteniamo le iniziative che l’amministrazione, guidata dal Sindaco Giuseppe Carovani, metterà in campo in continuità con il ruolo estremamente positivo che ha avuto fino ad oggi per sostenere la lotta contro il genocidio in Palestina.
P.CARC, Federazione Toscana

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