Dopo la grande manifestazione del 7 febbraio a Napoli il sindaco Gaetano Manfredi prima è corso a piagnucolare in diretta televisiva per chiedere la solidarietà rispetto a una scritta apparsa sulle mura dei cantieri dell’America’s Cup a Bagnoli: “nella colmata mettiamoci Manfredi”.
Poco dopo ha dichiarato che della mobilitazione popolare lui, la sua giunta, il presidente della Regione Roberto Fico e il governo Meloni se ne sbattono e si andrà avanti così come si è deciso. Niente bonifiche. Si metterà qualche telo isolante su una delle zone più inquinate d’Italia, si coprirà con un po’ di terra e si avvieranno i lavori per l’ennesimo grande evento per ingrassare camorristi, speculatori e il resto della cricca cui Manfredi e compagnia fanno riferimento. Quelli che dovevano pagare per i danni fatti, sulle bonifiche di Bagnoli addirittura ci guadagneranno (come denunciato in questo servizio di Report dove lo sputtanamento di Manfredi è diventato nazionale).
Eppure a Bagnoli sono scesi in migliaia da diverse zone di Napoli e della Campania. Il corteo si è snodato per le vie del quartiere, con striscioni come “Stop ai lavori della vergogna”, “Riprendiamoci il mare e la città”, “Coroglio non si tocca” e “Nessuna Bagnoli senza abitanti: basta turistificazione e B&B”. Diversi gli slogan contro la giunta Manfredi e il governo Meloni.
Giunta Manfredi e governo Meloni sono infatti gli autori dello stravolgimento del progetto di bonifica e riqualificazione di Bagnoli che i comitati della zona avevano strappato negli anni precedenti e che avevano trovato con la giunta De Magistris la traduzione in delibere e ordinanze all’insegna della parola d’ordine “chi ha inquinato deve pagare”.
La mobilitazione si inserisce in una campagna lanciata dai comitati di Bagnoli da diversi mesi e che ha visto già diverse assemblee, blocchi dei camion (che continuano) per impedire l’avvio dei lavoratori e mobilitazioni. Una campagna oggettivamente legata ai diversi fronti di mobilitazione contro la giunta Manfredi e le politiche antisociali che sta portando avanti a Napoli sin dall’inizio del suo mandato a braccetto prima con il governo Draghi e poi con il governo Meloni.
I risultati della mobilitazione di Bagnoli e la risposta ridicola di Manfredi, Fico e del governo è un segnale importante che tutto il movimento popolare deve cogliere. Quella che sembra una dimostrazione di forza è invece espressione di estrema debolezza. Manfredi non spiega. Non parla veramente. Ripete frasi fatte, si fa forza sulla sua cricca di camorristi, speculatori e giornalisti prezzolati per provare a nascondere il malcontento popolare che sempre più monta in citta.
Manfredi è nemico non solo degli abitanti di Bagnoli o di Napoli est che non vogliono continuare a morire di tumore e malattie causate dall’inquinamento. È nemico di tutti gli abitanti della città che vengono sfrattati o espulsi dai quartieri in cui vivono per fare spazio a B&B e centri ricettivi per i turisti.
È nemico dei disoccupati organizzati. Dei lavoratori delle società partecipate e comunali che vuole esternalizzare. È nemico di tutti i cittadini che sta strozzando con multe, tassazione e riscossione vessatoria dei tributi (Napoli è la città con il reddito pro capite tra i più bassi in Italia e con le imposte comunali più alte).
È nemico dei centri sociali e dei luoghi pubblici e di aggregazione popolare della città che vuole sgomberare e svendere ai privati come sta facendo con la Galleria Principe di Napoli o con storici spazi come Officina 99.
È nemico del popolo palestinese, venezuelano, cubano e di tutti i popoli in lotta nel mondo perché sottomesso agli interessi della Nato, degli Usa, dei sionisti e della Ue.

L’unico motivo per cui questa giunta è ancora in piedi è che tutta questa opposizione e questo movimento che cerca di contrastarlo non è ancora abbastanza unito e non ha messo al centro della sua agenda la parola d’ordine di cacciare Manfredi e la sua giunta. E lo stesso vale per il futuro della giunta regionale campana e per il governo Meloni.
Non è rivendicando a questa gentaglia di cambiare idea su Bagnoli, su Napoli est, su Scampia, sui disoccupati, sugli sgomberi dei centri sociali che si potrà ottenere qualcosa. Bisogna unire tutto quello che esiste e porsi l’obiettivo di cacciarli.
Come fare? A Napoli, ad esempio, i comitati di Bagnoli hanno mostrato un pezzo di quella strada. Bloccare tutto. Coordinarsi. Mobilitarsi costantemente. Ma non basta farlo solo a Bagnoli. Bisogna portare questo metodo in tutto il resto della città.
La cacciata di Manfredi deve diventare un obiettivo politico generale e un problema di ordine pubblico. Non una ma cento iniziative di base che rendono la città ingestibile a Manfredi, Fico e Meloni. Non cento piccole manifestazioni ma un’unica grande mobilitazione che inondi Napoli e accerchi il palazzo del Comune.
E l’alternativa? È già dentro questo movimento. Cosa fare a Bagnoli, a Napoli est e per ogni emergenza che vive la città? Quello che i comitati e gli abitanti hanno già ben sintetizzato e indicato. Non bisogna inventarsi niente. Sono le misure di emergenza che il movimento popolare sta già portando nelle strade e nelle piazze della città, il programma politico. E tra queste soprattutto il lavoro. Per ognuno dei problemi di città come Napoli servono lavoratori, serve applicare ovunque la parola d’ordine “lavoro utile e dignitoso per tutti”.
Le mobilitazioni contro la giunta Manfredi di Napoli, le mobilitazioni contro le Olimpiadi invernali di Milano, quelle di Firenze contro il sionista Carrai e quelle di Torino in solidarietà con l’Askatasuna non sono solamente lotte che rendono ingovernabili le città per rovesciare le amministrazioni locali succubi e colluse con il governo Meloni. Sono focolai e bocche di fuoco della riscossa popolare che rendono il paese ingovernabile al governo Meloni. In ogni città, in ogni luogo di lavoro e in ogni scuola e università è in corso questa lotta. Rendiamo il paese ingestibile a Meloni e la sua banda. Rovesciamo il governo della guerra!
È tutto nelle nostre mani, serve solo volerlo. Sembra impossibile solo quello che non si osa sognare. Sembra di limitarsi a sognare solo quando non si osa vincere. E allora vinciamo!






