Una vetrina per speculatori e affaristi, una passerella per il codazzo di criminali sionisti, statunitensi e nostrani – invitati d’onore. Queste le Olimpiadi Milano-Cortina che avrebbero voluto governo Meloni e giunta Pd e che hanno provato a realizzare facendone l’ennesimo ambito di guerra alle masse popolari.
Zone rosse estese a tutta la città con l’interdizione alla popolazione, la sospensione di mezzi pubblici e la chiusura di scuole e università. Grande dispiegamento di forze dell’ordine con cecchini scelti sui tetti di Milano e il divieto per gli abitanti di aprire le finestre. Prezzi alle stelle con aumento anche del 500% sui servizi, speculazioni edilizie e abitative. Tentativi di accordo per una “tregua olimpica” con i sindacati di regime per evitare scioperi e manifestazioni dei lavoratori sfruttati nel circo delle Olimpiadi. Insomma una Milano “militarizzata e sicura”.

Nella realtà invece Milano è da giorni scenario di manifestazioni, presidi e iniziative che denunciano speculazioni, sfruttamento, repressione e sudditanza ai criminali Usa e sionisti. Una città attraversata da iniziative che al teatrino pietoso delle Olimpiadi hanno risposto con le Utopiadi, un’alternativa di organizzazione e lotta, di sport e aggregazione popolare. Una risposta di massa al governo Meloni, alla canea mediatica sulle violenze del 31 gennaio a Torino e ai suoi pacchetti sicurezza. Un esempio di disobbedienza estesa e capillare che dice chiaro e tondo come affrontare le manovre di inasprimento della repressione del governo.
Nella Milano “sicura e militarizzata” le mobilitazioni sono iniziate il 31 gennaio con una manifestazione contro la presenza dell’Ice che ha visto partecipare migliaia di persone, sono proseguite con 4 giorni di mobilitazioni diffuse e dispiegate dal 5 all’8 febbraio e stanno continuando in questi giorni con denunce da parte di lavoratori impiegati nell’evento. Dai lavoratori del turismo a quelli delle forze dell’ordine passando per i giornalisti sono tante le categorie in mobilitazione, compresi gli iscritti alla Cgil che hanno rotto la “tregua olimpica”.
In realtà la contestazione alle olimpiadi va in scena a Milano ormai dal 2023, anno in cui si è costituito il Comitato Insostenibili Olimpiadi. Un aggregato formato da diverse realtà organizzate della città per far fronte alle manovre di guerra alle masse popolari messe in campo con le olimpiadi, ma soprattutto per costruire e sviluppare alternative territoriali alla gestione criminale della città. Un percorso che da anni attraversa iniziative e mobilitazioni legandole l’una all’altra e che ha messo in piedi un programma fitto in concomitanza all’avvio delle olimpiadi.

Già l’arrivo della fiamma olimpica il 5 febbraio è stata accompagnata dalle diffuse contestazioni Show Israel the red card contro la presenza dei sionisti nella città. Venerdì 6 febbraio si sono tenute invece la manifestazione studentescaIce out, a cui hanno partecipato 2.000 studenti, e la fiaccolata anti-olimpica e di quartiere a San Siro, per denunciare le manovre speculative e antipopolari nel quartiere. Infine il presidio dei lavoratori degli alberghi organizzato da FlaicaUniti – CUB Milano, Sial Cobas e Si Cobas per denunciare il peggioramento delle condizioni di lavoro per i lavoratori del turismo durante le olimpiadi. Presidio che si è tenuto nonostante il divieto.
Sabato 7 febbraio si è aperto con l’occupazione dell’ex Palasharp da parte del Comitato Insostenibili Olimpiadi. Storica struttura milanese di proprietà del comune che da tempo è lasciato all’abbandono a favore di ulteriori opere speculative e che è diventato sede per le iniziative sociali, culturali e di sport popolare previste per le Utopiadi.

La giornata è proseguita poi con il corteo nazionale Riprendiamoci la città! Liberiamo le montagne! che ha visto la partecipazione di tanti organismi territoriali e di 10.000 persone. Manifestazione sfilata in contemporanea all’apertura dei giochi olimpici che ha messo al centro la lotta per il diritto alla casa, quelle contro la devastazione ambientale e le speculazioni e per la difesa degli spazi popolari e sociali. Riallacciandosi e rilanciando le mobilitazioni per bloccare tutto la manifestazione ha mostrato da chi può arrivare la soluzione alle politiche di guerra attuate sul territorio all’unisono dalle forze delle Larghe intese.
Iniziative e mobilitazioni sono poi proseguite domenica 8 febbraio nell’ex Palasharp e proseguiranno nelle prossime settimane con le proiezioni già in programma del documentario Il grande gioco. Milano-Cortina: il rovescio delle medaglie, realizzato proprio dal Comitato Insostenibili Olimpiadi.

Che soprattutto proseguiranno di fatto riversandosi nei tanti appuntamenti del prossimo periodo: nelle mobilitazioni settimanali per la Palestina, in quelle dell’8 e 9 marzo promosse da Non una di meno, nella giornata di lotta contro la Nato del 4 aprile lanciata dal Coordinamento nazionale No Nato, nella manifestazione No kings del 28 marzo – che anche Askatasuna ha rilanciato – e nella giornata del 25 aprile.
C’é un filo rosso che lega sempre più organizzazioni e realtà che dal basso, sui territori con le loro iniziative, resistono e costruiscono un’alternativa alla gestione criminale delle Larghe intese di Meloni e Pd. Un filo che può e deve diventare una rete fitta e capillare, capace di rafforzare e affermare la sua diversa gestione della società. Di trasformare l’utopia in realtà territorio per territorio, fino a cacciare criminali e guerrafondai dal governo del paese per costituirne uno fatto da propri rappresentanti.






