Lo scorso 25 gennaio una frana ha devastato il centro storico di Niscemi, in Sicilia. La prefettura di Caltanissetta, che quotidianamente fa un punto sulla situazione, ha riportato che gli sfollati nei quartieri più interessati dalla frana, cioè Sante Croci, Trappeto e la zona di via del Popolo, sono più di 1.600. Che il fronte della frana ha superato i 4 chilometri e che lo scivolamento del centro storico verso il basso non si è ancora fermato.
L’ennesimo disastro ambientale e idrogeologico che governo Meloni e istituzioni provano a far passare come una disgrazia e una fatalità, ma che al contrario è il risultato di decenni di abbandono e di scelte politiche che hanno sacrificato interventi di monitoraggio e manutenzione del territorio e aperto le porte invece all’occupazione militare Usa Nato. Quelle stesse scelte politiche contro le quali domenica 8 febbraio il Movimento No Muos è sceso per le strade del paese chiedono la sospensione immediata dei lavori all’interno della base e la pubblicazione di dati sulle verifiche idrogeologiche, da fonti indipendenti, compresi quelli dell’area del Muos, una delle infrastrutture militari più estese del territorio italiano.
Meloni dai poliziotti in 4 ore, in Sicilia in 10 giorni (e solo per una foto)
La pagliacciata è sotto gli occhi di tutti. Per il poliziotto ferito negli scontri di Torino, la “premier” si è precipitata in ospedale in poche ore, per proseguire nella campagna denigratoria verso i centri promotori della mobilitazione nel nostro paese. A Niscemi si è presentata dopo oltre una settimana dove la sua visita è stato l’ennesimo teatrino per nascondere l’assenza totale di interventi reali a tutela del territorio.
Mentre Niscemi affonda dunque, il governo guerrafondaio di Giorgia Meloni ufficializzerà l’aumento delle spese militari. Si parla di destinare il 5% del PIL per finanziare la macchina da guerra Usa-Nato e sionista che continua a sostenere il genocidio del popolo palestinese, mentre Salvini ha già ribadito che i tredici miliardi di euro per il Ponte sullo stretto di Messina, non verranno destinati a risolvere l’emergenza.

Non solo, tra le proposte sul tavolo del ministro delle imprese e del Made in Italy Urso, c’è quella di adottare il sistema delle polizze assicurative obbligatorie, sul modello collaudato dopo l’alluvione in Emilia-Romagna. Una soluzione che non risolve il problema anzi, permette a mafiosi, speculatori, affaristi e agenzie assicurative di mangiare ulteriormente sulla pelle delle masse popolari, come accaduto per altro dopo il terremoto del 2006 a L’Aquila.
La frana di Niscemi è la logica conseguenza di un sistema. Dello stato di abbandono di un territorio svenduto agli imperialisti Usa-Nato che ne hanno fatto avamposto per le loro guerre di sterminio, come lo è il Muos. Ed è la logica conseguenza di un governo asservito agli interessi dei capitalisti e degli speculatori.
Le dichiarazioni di sostegno sono vuota propaganda. Del futuro di Niscemi Meloni, il PD e il resto dei partiti delle larghe intese se ne fottono. Mentre Niscemi crolla – dimostrando meglio di mille parole quanto le lotte dei comitati e degli abitanti del territorio siano giuste e sacrosante – continuano ad arrivare agli attivisti del No Muos gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari relativi a una manifestazione dell’agosto 2025, con accuse di violazione di prescrizioni, imbrattamento e “istigazione a delinquere”.
L’unica via d’uscita è quella dell’organizzazione!
Le promesse propagandistiche del governo guerrafondaio, sottomesso agli imperialisti Usa-Nato, nemico dei lavoratori e del resto delle masse popolari, sono trappole! Per le masse popolari il governo Meloni non può risolvere alcun problema. Per le masse popolari il governo Meloni è il problema.
Per fare fronte all’emergenza in corso serve organizzare la forza popolare, composta dai movimenti che quotidianamente lottano per liberare il paese dagli occupanti e farla valere per cacciare il governo Meloni e imporre un governo di emergenza popolare che agisca immediatamente per:
- Chiudere il Muos di Niscemi e tutte le altre installazioni Usa-Nato disseminate nel paese. I soldi della guerra siano requisiti e usati anche per le emergenze ambientali.
- Bloccare il Ponte sullo Stretto e tutte le Grandi Opere inutili: I 13 miliardi e tutti i fondi pubblici siano dirottati su un Piano Straordinario di Sicurezza e Rinascita dei Territori, per bonifiche, messa in sicurezza idrogeologica, edilizia popolare e servizi pubblici.
- Nazionalizzare senza indennizzo i settori chiave dell’apparato produttivo (energia, logistica, grandi imprese edili) sotto controllo operaio e popolare, per metterli al servizio di questo piano di ricostruzione e di risposta ai bisogni urgenti.






