Il 22 gennaio 2026 il Tribunale di Lanciano (CH) ha emesso sentenza di non luogo a procedere al termine dell’udienza predibattimentale relativa al procedimento intentato dalla Digos di Chieti e dalla Procura di Lanciano contro Andrea De Marchis, membro della Direzione Nazionale del P.Carc, per “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” (articolo 290 c.p.). La sua colpa? Aver osato denunciare la vergogna nazionale degli omicidi sul lavoro e la copertura istituzionale di cui godono i padroni che ne sono responsabili.
La sentenza dimostra la pretestuosità della denuncia contro Andrea, che nasceva dagli intenti vendicativi della polizia politica della provincia di Chieti e degli zelanti appartenenti alle forze dell’ordine locali.
L’attenzionamento delle attività del P.Carc nel chietino nasce con il preciso scopo di tenerci alla larga dalla classe operaia della Sevel di Atessa. La nostra organizzazione, pur non avendo sezioni o presidi sul territorio, da anni fa propaganda ai cancelli dell’azienda e sostiene le avanguardie di lotta e gli operai avanzati attivi nell’organizzare la resistenza ai piani di smantellamento dell’ex Fiat e al peggioramento delle condizioni di lavoro.
Sempre a Lanciano avevano già provato a far condannare un altro nostro compagno, Lino Parra, denunciato per ragioni analoghe a quelle mosse contro Andrea. Lino fu processato e assolto dall’accusa di aver pronunciato frasi offensive nei confronti di alcuni poliziotti intervenuti a identificarlo durante la diffusione di un volantino ai cancelli della Sevel.
È durante un presidio di solidarietà a Lino, il 24 luglio 2023, che Andrea fece un comizio in cui denunciò la realtà dei fatti, la mancanza di giustizia per le vittime degli omicidi sul lavoro che ogni giorno si susseguono nel nostro paese.
Il procedimento contro Andrea dimostra che l’azione del governo Meloni sobilla e spinge la parte più reazionaria della magistratura e delle forze dell’ordine ad aumentare la repressione della lotta di classe e delle organizzazioni ed esponenti che la promuovono e organizzano. Al punto che diventa perseguibile perfino denunciare la palese mancanza di giustizia per le vittime di omicidi sul lavoro, una realtà su cui non passa giorno senza che i politicanti borghesi e l’informazione asservita sollevino il loro inutile chiacchiericcio.
Allo stesso tempo l’esito del procedimento dimostra che facendo leva sulla solidarietà di classe e trasformando i procedimenti in occasioni di battaglia politica è sempre possibile ritorcere questi attacchi contro chi li sferra: costruendo solidarietà attorno a chi viene colpito, denunciando il ruolo antipopolare degli apparati repressivi che si prestano per queste operazioni, trasformando i procedimenti in occasioni per espandere la propaganda rivoluzionaria che vorrebbero silenziare.
Salutiamo come una vittoria il proscioglimento di Andrea e soprattutto la risposta solidale dei compagni del territorio che hanno preso parte al presidio. In particolare, salutiamo la partecipazione alla campagna e al presidio dei delegati degli operai Sevel appartenenti alla Flmu Cub e all’Usb, che hanno anche portato la denuncia del processo contro Andrea nelle assemblee di fabbrica. Aver rafforzato questi legami è la nostra vittoria contro il disegno di tenercene lontani e farci demordere dal coltivarli.
Salutiamo e ringraziamo le compagne e i compagni che numerosi hanno manifestato la loro solidarietà. In particolare, sottolineiamo l’importanza dei video-appelli di Emma Marrazzo, Maruska Ambrosini ed Eva Serpelloni, familiari di vittime di omicidio sul lavoro, che hanno fatto da megafono per l’invio delle numerosissime lettere di protesta pervenute al Tribunale di Lanciano su spinta del comitato Fare rete contro la repressione politico-sindacale, che pure ringraziamo.

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