Nei giorni e settimane successivi al raid militare condotto dagli Stati Uniti in Venezuela, con il rapimento del legittimo presidente Nicolas Maduro da parte delle forze speciali Usa, nel nostro paese si sono svolte diverse manifestazioni di solidarietà con la rivoluzione boliviana e di protesta contro l’azione criminale degli imperialisti a stelle e strisce.
Il giorno stesso del raid si sono tenuti dei presidi sotto i consolati Usa in decine di città capoluogo, da Firenze a Milano, da Torino a Bologna fino a Palermo, come anche in province come Viareggio o La Spezia. A Napoli manifestazioni si sono svolte il 3, il 4 e il 5 gennaio.
Il 10 gennaio poi, la giornata nazionale di lotta contro la repressione del movimento in solidarietà alla Palestina è diventata occasione per manifestare anche contro l’aggressione al Venezuela bolivariano e il rapimento del suo presidente. Cortei si sono svolti in tutto il paese. In particolare, a Torino e a Roma sono state bruciate bandiere a stelle e strisce e nella capitale il corteo è sfilato davanti all’ambasciata Usa. In entrambe le città le manifestazioni sono finite con un video-collegamento con il figlio di Maduro, che ha salutato così le mobilitazioni italiane: “Grazie e forza, siamo forti. Riporteremo Nicolas Maduro a casa. Confidiamo che ritornerà, evviva i popoli liberi del mondo”.
Il 17 gennaio si è tenuta nella Galleria Principe a Napoli un’importante iniziativa di solidarietà in cui sono intervenuti la Console del Venezuela bolivariano Esquia Rubin e il compagno e comandante militare Miguel Impagnatiello.
L’importanza assunta da questa iniziativa emerge anche dagli attacchi che essa ha ricevuto in Parlamento, per bocca della solita Sara Kelany, la stessa che abbiamo querelato per diffamazione (vedi l’articolo “Abbiamo querelato i parlamentari di Fdi” su Resistenza 1/2026). Nel corso di un intervento alla Camera, in cui nuovamente attaccava il Partito dei Carc e il (n)Pci, la Kelany ha preso di mira anche il parlamentare del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, che aveva annunciato la sua partecipazione all’assemblea, chiamandolo a “fornire spiegazioni”. Carotenuto ha dato la sua risposta nel corso dell’iniziativa, spiegando che il punto è schierarsi con la parte giusta della storia, contro l’imperialismo e per la liberazione del nostro paese, e dando la sua disponibilità a sostenere lotte e mobilitazioni.
Durante l’iniziativa la Console e il comandate venezuelano hanno riportato elementi tratti dalla loro personale esperienza sulla situazione in Venezuela, sullo sviluppo del potere popolare e sull’organizzazione delle forze armate e delle milizie popolari venezuelane.
L’assemblea è proseguita con l’intervento e il contributo di numerose realtà. Citando il resoconto pubblico dell’iniziativa pubblicato dalla nostra Agenzia Stampa: “Importanti sono stati gli interventi di Sandro Fucito, presidente della VI Municipalità ed esponente dell’associazione Disarma. Di Indira Pineda dell’associazione Italia-Cuba e di Ludovico Chianese del Centro Culturale Handala Ali per l’unione di queste lotte di solidarietà internazionalista. Un passo avanti per la costruzione di un fronte di forze politiche e sociali è stato rappresentato dagli interventi di Maite Iervolino di Rifondazione Comunista, Ivan Trocchia del Civico 7 e Andrea Zocco di GalleriArt. Ringraziamo inoltre Ciro Crescentini, Gianmarco Pisa e il nostro compagno Mattia Cavatorti per il contributo inviato direttamente dal Venezuela.
Una serata talmente partecipata che non tutti sono riusciti a entrare e a trovare posto. A dimostrazione di una voglia di partecipazione e lotta che dobbiamo riversare immediatamente nell’avvio dei lavori di costruzione della Brigata di solidarietà internazionalista napoletana e nel Comitato per la liberazione di Maduro”.
Due strumenti, questi ultimi, fondamentali per dimostrare la nostra vicinanza e sostegno al popolo venezuelano nella sua battaglia (che è poi anche la nostra) contro l’imperialismo Usa. Due strumenti per alimentare, al contempo, la mobilitazione per cacciare il governo Meloni, servo degli Stati Uniti, e farla finita con la subalternità del nostro paese a Washington. Liberare il nostro paese dagli imperialisti Usa e dai governi a loro asserviti è il servizio migliore che possiamo rendere anche alla resistenza del Venezuela bolivariano.

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