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Usa. Dalla resistenza nei quartieri allo sciopero generale. L’assedio popolare all’Ice

Teresa Noce by Teresa Noce
Febbraio 3, 2026
in Resistenza 2/2026
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Il ruolo di promotore senza se e senza ma della Terza guerra mondiale che Trump si è ritagliato nel panorama internazionale ha sul fronte interno il suo corrispettivo nella promozione di una dispiegata mobilitazione reazionaria che combina accentramento dei poteri e repressione.
Non ha riguardi l’amministrazione Trump. Guerra aperta al governatore della Banca centrale e ai governatori democratici, invio della Guardia Nazionale nelle città a guida democratica, messa al bando del movimento “Antifa”, catalogato fra le organizzazioni terroristiche interne, amnistia per i guappi che assaltarono Capitol Hill e via di questo passo.
In questo contesto rientra il dispiegamento degli agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) nelle città statunitensi con il compito di “stanare gli immigrati clandestini e i criminali”. E, dato che l’operato dell’Ice non dava i risultati sperati (deportazione di mille persone al giorno a fronte delle tremila pretese da Trump), il ricorso a un’altra squadra speciale, i Border Patrol, solitamente impiegata nel controllo dei confini.

L’Ice è un’agenzia federale costituita nel 2003 a seguito degli attentati alle Torri Gemelle (2001). Si occupa dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione e dell’espulsione di persone con status irregolare. Con l’amministrazione Trump è stata enormemente rafforzata, passando da diecimila a ventiduemila effettivi, e ha incassato uno stanziamento di 75 miliardi di dollari per i prossimi quattro anni. Questo ne fa l’agenzia federale di gran lunga più finanziata, con risorse superiori a quelle dell’Fbi e alla spesa complessiva per le forze di polizia di tutti e cinquanta gli Stati Usa.
Non solo, ha anche cambiato le sue modalità d’azione. Se prima agiva principalmente compiendo indagini su immigrati irregolari che avevano commesso reati, ora è responsabile di veri e propri raid nei quartieri.
Opera a viso coperto, con metodi militari violenti, rapendo le persone che sembrano straniere per aspetto o accento e compiendo incursioni nelle chiese, nelle scuole, nei posti di lavoro. Senza risparmiarsi nessuna crudeltà gratuita come l’uso di gas urticanti nei quartieri residenziali e nei pressi di scuole e parchi giochi o l’arresto di disabili e minori (anche bambini di 5 anni) usati spesso come esca per costringere i genitori a uscire di casa (dove gli agenti non possono entrare senza mandato).
Insomma, è una vera e propria milizia di fascisti che Trump e la sua amministrazione usano per terrorizzare le masse popolari.
Non è affatto un caso se l’addestramento degli agenti Ice del “nuovo corso” trumpiano sia affidato alle (o avvenga con il sostegno delle) Idf dello Stato nazisionista d’Israele.
Per approfondire vedi:
– “Big Budget Act Creates a “Deportation-Industrial Complex”, pubblicato su Bennan Center for Justice il 13/8/2025;
– “ICE Announces Historic 120% Manpower Increase, Thanks to Recruitment Campaign that Brought in 12,000 Officers and Agents”, pubblicato sul sito della Homeland Security il 3/1/2026;
– “L’Ice adesso usa i bambini come esca per arrestare gli immigrati a Minneapolis”, pubblicato su Avvenire il 22/1/2026.

A fronte dei rastrellamenti in stile Gestapo dell’Ice e della Border Patrol, le masse popolari si sono organizzate per resistere. Si sono formati gruppi per monitorare gli spostamenti delle pattuglie e avvisare con fischietti e megafoni i vicini immigrati dell’arrivo degli agenti; si svolgono corsi di formazione (tramite riunioni, manuali, kit di intervento) su come comportarsi e organizzarsi.
Una prima ondata di proteste a livello nazionale è scoppiata lo scorso giugno, con i massicci rastrellamenti a Los Angeles, ed è culminata in una settimana di rivolta in varie città.
Trump ha provato a mostrare i muscoli, ha minacciato di ricorrere allo stato di emergenza militare (Insurrection Act) e ha spedito la Guardia Nazionale a reprimere la mobilitazione (vedi l’articolo: “From Chicago to LA, neighborly solidarity fuels resistance to ICE”, pubblicato sul Los Angeles Pubblic Press il 5/11/2025).

Tuttavia, nonostante la mobilitazione non sia mai davvero rientrata, la scintilla che ha fatto divampare l’incendio c’è stata il 7 gennaio scorso quando – nel contesto di un’operazione che ha impiegato migliaia di uomini per assediare i quartieri di Minneapolis, in Minnesota – un agente dell’Ice ha sparato e ucciso a sangue freddo Renée Good, cittadina bianca, regolare e tutt’altro che minacciosa.

Trump e la sua amministrazione si sono subito schierati a difesa del poliziotto assassino garantendogli l’immunità (la cosa ricorda molto i decreti sicurezza del governo Meloni…) e hanno preteso l’estromissione dalle indagini della giustizia statale per assegnarle a quella federale, più manovrabile.

Le immagini dell’omicidio hanno fatto il giro del mondo. Una nuova e dirompente ondata di proteste ha preso piede negli Usa, con oltre mille manifestazioni nei giorni successivi all’omicidio di Renée Good e in diverse città, come New York, le manifestazioni si protraggono ininterrottamente da giorni.
La rete di organizzazioni sorta la scorsa estate si va rafforzando ed estendendo e il contrasto all’Ice è diventato un’iniziativa di massa.
Le masse popolari non si sono lasciate intimidire dalle minacce di Trump e si moltiplicano le testimonianze e le fotografie di ronde armate anti Ice.
A Philadelphia, nel corso di una manifestazione, ha fatto pubblicamente la sua comparsa un gruppo che si richiama al Black Panther Party. Ha sfilato imbracciando armi automatiche, annunciando ronde armate contro i rastrellamenti degli immigrati.
Ma la risposta più significativa arriva da Minneapolis. Il 23 gennaio una grande mobilitazione promossa da sindacati, organizzazioni popolari e studentesche e leader religiosi ha paralizzato la città.
È stata “la più grande azione dei lavoratori nella storia del Minnesota” secondo Christa Sarrack, presidente del sindacato Minnesota’s Hospitality Union.
Lo sciopero ha coinvolto anche attività commerciali, negozi, bar, ristoranti, che sono rimasti chiusi o hanno effettuato il servizio esclusivamente per i manifestanti. Nonostante gli oltre 20 gradi sotto lo zero oltre centomila persone sono scese in piazza (vedi gli articoli: “Contro l’Ice, negli Stati Uniti è mobilitazione nazionale” del 12/1/2026, “Minneapolis, lotta e solidarietà. Una città unita contro l’occupazione” del 20/1/2026, “Minnesota in “sciopero generale” contro l’occupazione violenta” del 24/1/2026, pubblicati su Il Manifesto, e “Le Pantere Nere riappaiono a Filadelfia dopo l’uccisione di Renée Good” pubblicato il 17/1/2026 su Contropiano).

Proprio il giorno successivo, il 24 gennaio, gli agenti della Border Patrol hanno assassinato un altro manifestante, l’infermiere Alex Pretti, durante una delle azioni di disturbo dei rastrellamenti. Alex Pretti era immobilizzato a terra da sei agenti. Una vera e propria esecuzione.
Una nuova ondata di protesta si sta diffondendo nello Stato e in tutti gli Usa, le barricate sorgono per le vie di Minneapolis. Trump ha dovuto fare una repentina marcia indietro: ha sciolto la “squadretta” speciale della Border Patrol e ha fatto trasferire gli agenti Ice che si erano più esposti nella persecuzione delle masse popolari.

Ecco la dimostrazione di un principio universale: la classe dominante è forte solo finché le masse popolari le lasciano spazio di manovra. O, per dirla più prosaicamente, quando il gatto non c’è i topi ballano.

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Tags: Internazionale
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