Di ieri 22 gennaio è la notizia dell’arrivo di denunce a Reggio Emilia, che sono parte della più generale operazione di ritorsione che il Governo Meloni a livello nazionale sta mettendo in campo per le manifestazioni di settembre ottobre. Operazione che ha già visto le denunce di Ravenna per il blocco del porto del 28 novembre, i meschini attacchi a mezzo stampa di regime subiti dalla parlamentare Stefania Ascari per il suo sostegno alla causa palestinese e, più in generale, decine di altre denunce in arrivo nelle principali città della regione.
Diciamo fin da subito che esprimiamo la nostra piena complicità e solidarietà a tutti coloro che sono oggetto di repressione, quale che sia “l’imputazione”. Non solo perché come Partito aderiamo ai principali coordinamenti cittadini che hanno promosso quelle proteste e, quindi, ne siamo parte attiva e cosciente, ma anche perché, più in generale, facciamo nostra la causa della Resistenza palestinese e di tutti i popoli oppressi dall’imperialismo USA, europeo e sionista.
Perché coloro che in queste settimane agitano lo spauracchio del “terrorismo”, sono gli stessi che fanno sparare in faccia alle persone. Infatti una giovane compagna a Bologna il 2 ottobre ha perso un occhio per aver manifestato (qui per sostenere il crowdfunding). Sono gli stessi da cui arriva la nomina di Gaetano Bonaccorso a nuovo Questore di Bologna, un individuo che è stato a capo del VII Reparto Mobile dal 2004 al 2008 (qui per approfondire cosa sia il VII Reparto Mobile).
Per quanto ci riguarda, rivendichiamo a ogni occasione il nostro proposito, per il quale ci attaccano i parlamentari di Fratelli d’Italia Sara Kelany e Francesco Filini, di voler cacciare questo governo di svendiapatria e complici di nefandezze criminali che sono sotto gli occhi di tutti per mettere al loro posto dei partigiani del lavoro, dell’ambiente e della Palestina; per sostituire il governo dei nostalgici del Ventennio con un governo che attua la Costituzione del 1948.
Consideriamo questo il più immediato dovere. Non solo impostoci dall’eredità dalla Resistenza e dalla solidarietà con gli altri popoli del mondo, ma come unica soluzione efficace per sbarrare la strada alla guerra e all’economia di guerra.
Tutti gli attacchi repressivi – ognuno di essi – dimostrano che il movimento popolare ha finora colpito nel segno. Abbiamo colpito nel segno denunciando puntualmente i sionisti e la loro attività sul territorio e facendo della questione della solidarietà al popolo palestinese, e più in generale del coinvolgimento dell’Italia in guerra, una questione di ordine pubblico. Non hanno altri mezzi che non siano la repressione per dissuaderci, perché le loro trame di guerra, e gli affari che ci girano intorno, sono ormai osteggiati da una larga parte della popolazione. Attaccando porgono il fianco; per cui per rispondere a questi attacchi dobbiamo non solo rivendicare la legittimità delle nostre azioni ma anche continuare a praticarle.
Continuare cioè a mettere nel mirino aziende che operano in Italia e sono complici del genocidio, continuare a praticare metodi di lotta che rispondono al principio che le nostre azioni sono legittime anche se i criminali al governo sanciscono che sono illegali.
Non solo. Questi attacchi ci danno anche l’occasione di elevare il livello della nostra lotta e del coordinamento sul territorio. Questi atti repressivi non sono faccende individuali, che ognuno deve sbrigare per sé. Sono una questione collettiva, perché in ballo c’è l’agibilità politica della lotta per tirare fuori l’Italia da una guerra mondiale. E dunque collettiva deve essere la risposta. Bisogna che ogni compagno o compagna che è oggetto di una qualunque forma di attacco, denunci pubblicamente ciò che ha subito.
Tutte le realtà organizzate che sono state dentro e alla testa della lotta hanno il compito e il dovere di costruire un livello di coordinamento in risposta alla repressione che superi quello cittadino e guardi al piano regionale e nazionale. Dobbiamo portare a schierarsi i più ampi settori della società, dai sindacati a figure autorevoli della società civile. Dobbiamo far diventare la repressione un boomerang che si ritorce contro e colpisce chi la promuove la conduce. Questo è anche il modo migliore che abbiamo di difenderci.
Il governo sta colpendo indiscriminatamente. Nella città di Massa in Toscana, per esempio, sono arrivate 37 denunce. Tra i colpiti da questo provvedimento repressivo risultano dirigenti sindacali di USB e di CGIL, il presidente dell’ANPI, militanti di organizzazioni politiche cittadine, solidali con la Palestina, studenti e giovani. Dobbiamo fare di questo un’occasione per costruire il più largo fronte possibile contro la repressione e bandire ogni settarismo.
Per promuovere il dibattito e l’azione comune come Partito chiamiamo a partecipare alle seguenti iniziative sul territorio e facciamo appello a tutti i compagni e le compagne su altri territori perché ne organizzino di simili.
Sabato 24 gennaio, Modena. La solidarietà alla Palestina non è reato. Dibattito pubblico con la parlamentare S. Ascari e Marina Prosperi e Fausto Giannelli promosso dalla Consulta popolare contro guerra, riarmo e genocidio.

Venerdì 29 gennaio, Pieve Cesato (Ravenna). “Colpevoli di Palestina”. Proiezione del documentario e dibattito, con l’avvocato Andrea Maestri, sulla prigionia politica e su come rispondere alle denunce per il blocco del porto del 28 novembre.

Domenica 8 febbraio, Reggio Emilia. Assemblea aperta contro la repressione, contro il DL sicurezza, contro il DDL Gasparri e Del Rio promossa dall’Assemblea reggiana per la Palestina.
Contro la repressione, passare da accusati ad accusatori! Costruire il più ampio fronte di solidarietà!


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