Pubblichiamo di seguito il contributo che i Ferrovieri contro la Guerra ci hanno inviato in occasione del dibattito che si è svolto il 25 gennaio al circolo ARCI Boncinelli di Firenze, intitolato “Toscana tra militarizzazione e resistenza – come affrontare la Terza guerra mondiale”. I compagni e le compagne non potevano essere presenti e ci hanno mandato questo intervento che abbiamo letto e che ritrovate a questo link insieme agli altri che sono stati letti e a quelli in presenza.
Lo vogliamo rilanciare per l’analisi puntuale che viene riportata, per l’esempio di come i lavoratori possono mobilitarsi fin da subito per far fronte alla spirale della Terza guerra mondiale.
Le loro parole e la loro azione sono conferma della centralità del loro ruolo non solo nella lotta contro il riarmo e la guerra ma anche e soprattutto per cambiare il corso delle cose, per cacciare il governo Meloni e imporre un governo di emergenza dal basso che attui misure urgenti che invertano la rotta.
I Ferrovieri contro la Guerra confermano l’esperienza pratica dei portuali, che fra settembre e ottobre hanno “bloccato tutto” a sostegno della Palestina e dato un serio colpo agli imperialisti USA, UE, NATO e sionisti: sono le masse popolari a fare la Storia, con la classe operaia alla loro testa!
BINARI DI PACE, NON BINARI DI MORTE
Buongiorno a tutte e a tutti,
grazie per l’invito.
Inviamo questo contributo come Ferrovieri contro la Guerra; lavoratrici e lavoratori delle ferrovie che hanno deciso di non restare a guardare mentre le nostre infrastrutture e la nostra professionalità vengono messe al servizio della distruzione. Il nostro collettivo nasce da un’urgenza etica e politica precisa: contrastare l’accordo tra Leonardo e RFI, che dal 2024 punta a trasformare la rete ferroviaria italiana in una spina dorsale per la logistica militare.
1. Il “Dual Use”: un’ipocrisia pericolosa
Denunciamo con forza la strategia del “dual use”. Sotto questo termine tecnico si nasconde l’uso sistematico di binari, stazioni e personale civile per il trasporto di armamenti verso i teatri di guerra. Che si tratti di valicare i confini, rifornire le basi militari (come vediamo con i potenziamenti a Tombolo e Genova) o raggiungere gli hub di esportazione, noi rifiutiamo di essere complici di questi traffici di morte. In un’epoca segnata da genocidi e dalla minaccia di un’escalation nucleare, il nostro “no” è un atto di responsabilità verso l’intera umanità.
2. Economia di guerra e tagli al sociale
Non possiamo ignorare il legame tra le spese militari e il nostro quotidiano. Il progetto di riarmo europeo, che spinge la spesa bellica verso il 5% del PIL, è una scelta politica che sta drenando risorse vitali.
* Ogni euro investito in logistica militare è un euro tolto alla Sanità, alla Scuola e ai Trasporti pubblici.
* Il risultato è sotto gli occhi di tutti: servizi inefficienti per i cittadini e contratti di lavoro (come il nostro ultimo CCNL) che consideriamo pessimi e umilianti per chi garantisce la mobilità del Paese.
3. Sicurezza: un rischio per tutti
Oltre all’aspetto morale, c’è una questione di sicurezza immediata. Il transito di materiale bellico sui binari del trasporto viaggiatori rappresenta un rischio inaccettabile. Mettere ordigni e mezzi pesanti sulle stesse linee dove transitano migliaia di passeggeri mette in pericolo ferrovieri, viaggiatori e chiunque viva nei pressi della ferrovia.
Il nostro impegno: monitorare e informare
Noi non ci limitiamo alla protesta. Stiamo attivamente:
* Tracciando i traffici militari su ferrovia per monitorarli e contestarli.
* Informando i colleghi attraverso il nostro Bollettino, affinché ci sia piena consapevolezza dei rischi legati ai conflitti in corso.
* Partecipando al dibattito pubblico, convinti che l’impegno sociale del ferroviere oggi passi necessariamente per la lotta contro le spese militari e per la difesa di condizioni di lavoro dignitose e sostenibili.
Concludiamo dicendo che la nostra è una scelta di campo: vogliamo che le ferrovie restino uno strumento di unione tra i popoli e di transizione ecologica, non un ingranaggio della macchina bellica.
Contro la guerra, per il lavoro, per la vita

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