L’autunno caldo ha visto centinaia di migliaia di lavoratori, studenti e pensionati mobilitarsi contro il genocidio a Gaza e la complicità del governo Meloni con gli Usa e lo stato terrorista di Israele. Sono scesi in piazza, hanno bloccato porti, stazioni, autostrade e tangenziali, hanno occupato scuole e università, hanno scioperato disobbedendo alle leggi antisciopero, hanno fatto saltare divieti, leggi sicurezza e zone rosse. Hanno spinto la CGIL a scioperare e manifestare insieme all’USB e agli altri sindacati alternativi e di base.
Lo sciopero generale del 28 novembre, promosso dal sindacalismo di base, poteva essere l’occasione per consolidare i metodi di lotta, le alleanze e in generale le posizioni conquistate con gli scioperi del 22 settembre, del 3 ottobre e con la manifestazione nazionale del 4 ottobre anche nella lotta contro la legge finanziaria e le altre misure antipopolari del governo Meloni. Ma così non è stato perché la Cgil si è smarcata proclamando un altro sciopero generale per il 12 dicembre nonostante i numerosi appelli all’unità e alla convergenza lanciati dai lavoratori del paese.
“Non ci interessa chi ha indetto lo sciopero prima, quello che ci interessa è unire le forze dei lavoratori e non disperderle. È necessario infatti concentrare le forze per preparare uno sciopero generale sui temi cruciali quali: 1. opposizione al piano riarmo e ai tagli al salario sociale; 2. attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori; 3. aumento dell’età pensionabile; 4 mancanza di rinnovo dei contratti. Proviamo a fare un passo in avanti, siamo tutti consapevoli che l’ipotetica separazione degli scioperi, o la mancata indizione degli scioperi da parte del principale sindacato italiano, la CGIl, indebolirebbe la forza dello sciopero, favorendo, nei fatti, la tenuta ed il rafforzamento del governo Meloni”.
Dall’Appello per uno sciopero unitario di tutti i sindacati sottoscritto da lavoratori, lavoratrici, Rsu e delegati sindacali
“Sul prossimo sciopero generale tutte e tutti ci giochiamo la necessità di ripetere, o almeno avvicinarci, all’effetto 3 ottobre. Senza quell’effetto, il Governo – con la sua manovra di sacrifici e spesa militare – ha già vinto. Qualsiasi altra considerazione è secondaria. Non esiste nessuna ragione tecnica, politica o sociale per non convergere sul 28 novembre, convocato da Usb e Cub. Si possono ravvisare problemi attorno al profilo e alle modalità di convocazione di questo sciopero. Ma nessuno di questi problemi è tale da giustificare la convocazione di un altro sciopero generale in data separata”.
Dalla Dichiarazione sul bisogno di un nuovo 3 ottobre e sul prossimo sciopero generale del 28 novembre promosso dai lavoratori ex GKN
“Condividiamo pienamente la proclamazione dello sciopero generale del 28 novembre sulla Legge di Bilancio, ma pensiamo che la dirigenza del nostro sindacato avrebbe dovuto avanzare una proposta formale alla CGIL per uno sciopero unitario. [..] Vogliamo quindi riflettere sul futuro del nostro sindacato: crediamo che un vero sindacato di classe debba perseguire sistematicamente l’unità d’azione, superando le logiche di competizione tra sigle”.
Dall’appello La nostra proposta per una tattica sindacale vincente del Coordinamento iscritti USB per il sindacato di classe
Questa spinta che arriva dal basso pone all’ordine del giorno la questione del rinnovamento sindacale. Impone al sindacalismo di base e alla Cgil di guardare oltre le piattaforme rivendicative. Di unirsi per riempire di contenuto e dare una prospettiva politica non solo alla lotta a sostegno del popolo palestinese, che è tutt’altro che finita, ma anche alla lotta di lavoratori e delle masse popolari contro il riarmo e la guerra, per un lavoro utile e dignitoso, contro lo smantellamento dei servizi essenziali e dell’apparato produttivo portati avanti dal governo Meloni: mandare a casa il governo della Finanziaria di guerra, non modificarne qualche virgola!
È con questo obiettivo che ogni lavoratore o delegato può e deve promuovere appelli e portare nelle piazze e nelle assemblee sindacali la parola d’ordine dell’unità dei lavoratori su criteri di classe fino a sradicare la concorrenza sindacale che favorisce solo l’azione del governo Meloni e Confindustria.
È con questa prospettiva inoltre che ogni lavoratore, le Rsu e le Rsa, indipendente dalla sigla sindacale di appartenenza, devono continuare a costruire l’unità di cui c’è bisogno a partire dai propri posti di lavoro. Un modo per farlo è quello di organizzare assemblee in cui discutere sui contenuti dello sciopero e in cui portare le parole d’ordine della convergenza in quello generale del 12 dicembre, perché ogni lavoratore ha il diritto di scioperare, indipendentemente dal fatto che sia iscritto o meno a un sindacato e può farlo anche se il sindacato a cui è iscritto o che è presente nella sua azienda non proclama lo sciopero.






