Da un nostro corrispondente da Udine
Dal mare di Trieste, con corteo e volantinaggio pro Palestina all’evento della Barcolana, il fiume di cittadini e cittadine, lavoratrici e lavoratori si sposta due giorni dopo a Udine in occasione della partita Italia – entità sionista che qualcuno impropriamente definisce, in barba al diritto internazionale, “stato di Israele”. Corteo di almeno 10.000 persone, dal Friuli Venezia Giulia che si snoda per le strade di Udine al grido di “Free Free Palestine!”
Mentre il governo italiano sceglie di fare da sponda all’entità terrorista e genocida di Israele altri, come la Spagna, prendono le distanze dagli eventi sportivi che coinvolgano stati terroristi il cui governo sia stato incriminato dalla Corte Penale Internazionale per “crimini contro l’umanità e crimine di guerra.”
Militarizzazione degli eventi Barcolana e partita di calcio Italia- entità sionista hanno lo stesso contenuto: sancire la doppia morale in cui il diritto internazionale si applica solo ai nemici e non si applica invece ai popoli eletti, i “popoli della luce” che evocano tragici eventi storici di “razze superiori”.
La manifestazione di oggi a Udine la possiamo sintetizzare semplicemente:STADIO VUOTO, PIAZZE PIENE!
Questo è il messaggio che lanciano i manifestanti a governo italiano e all’Europa.
Meloni e von der Leyen non solo sono inadeguate ma non rispondono più alle esigenze popolari che esprimono chiaramente pace e solidarietà ai popoli in lotta per la loro indipendenza e per poter vivere da donne e uomini liberi nella propria terra.
Ma sono inutili anche governi che siano formati da chi oggi sta all’opposizione e che si è schierato opportunisticamente col popolo palestinese per rifarsi una facciata.
La domanda che dobbiamo porci oggi è: quando il nostro movimento di piazza determinerà la sconfitta di israele e il sacrosanto diritto del popolo palestinese a vivere da popolo libero nella propria terra, potremo invece continuare a vivere in Italia e in europa con la stessa conduzione di governi dalla doppia morale, guerrafondai e con politiche antipopolari?
Questo movimento di piazza che oggi riflette e reagisce all’evidente e profonda ingiustizia che tocca il popolo palestinese deve necessariamente trasferire questa riflessione su se stesso e sulla propria condizione, sui temi che lo toccano da vicino come la guerra permanente e la conseguente economia di guerra che determina la cancellazione dello stato sociale, l’impoverimento dei salari, l’annientamento del futuro dei giovani e delle giovani, l’Europa degli interessi economici invece che dei popoli. E ampliare la prospettiva di lotta.
La libertà del popolo palestinese non determinerà la nostra libertà: dovremo conquistarcela e il movimento di oggi contiene tutti gli elementi di riflessione necessari a rendere percorribile il cambiamento dello stato di cose presente.







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