All’alba di stamattina, la Digos di Torino ha condotto perquisizioni ai danni di 13 compagne e compagni del movimento cittadino e studentesco a sostegno del popolo palestinese, e della sua Resistenza, in lotta contro il genocidio sionista. Contestualmente, sono state notificate 10 misure cautelari per manifestazioni che riguardano il 2023 e 2024.
Mentre per l’ennesima volta, l’obiettivo dichiarato e perseguito dai nazi-sionisti (distruggere la Resistenza, occupare Gaza e sottomettere fino a cancellare definitivamente il popolo palestinese) è fallito, qui in città va in scena un atto repressivo che sa di ritorsione e frustrazione. Un atto intimidatorio che non può (e non deve) piegare la volontà e la determinazione di massa nella riscossa operaia e popolare che attraversa, da settimane, non tanto e solo Torino con i suoi cortei quotidiani oceanici bensì il Paese intero.
Il governo Meloni ha accusato il colpo, è in difficoltà e quindi ricorre alla criminalizzazione e alla repressione: questo attacco altro non mostra che la debolezza del nemico. Così, visto che i divieti non funzionano, passa alla repressione e alla violenza poliziesca per intimidire e dividere il movimento. A nulla però è valso il divieto del 7 ottobre: in migliaia e in migliaia ci siamo presi le strade della nostra città e abbiamo rispedito bavagli e restrizioni al mittente! I diritti si difendono praticandoli!
Pertanto, avanti nel rendere ingovernabile il Paese e nel continuare a fare tutto ciò che va negli interessi delle masse popolari e contro il genocidio in Palestina. Cioè, in quest’ottica, è tutto legittimo anche se illegale, alimentando l’organizzazione e il coordinamento dentro e fuori i posti di lavoro, le scuole e Università, Ospedali e quartieri per cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo partigiano, di emergenza popolare che attui le parti progressiste della Costituzione nata dalla Resistenza antifascista!
Per una nuova liberazione nazionale in Italia: abbiamo già largamente e capillarmente dimostrato che possiamo farlo, gettando a mare il Decreto Sicurezza e rispedendo al mittente i tentativi di delegittimare la rabbia delle piazze e di dividere tra “buoni e cattivi”. Avanti quindi, contro ogni forma di concorrenza, settarismo e legalitarismo!
“Avere fiducia nella Resistenza” è quello che ci ha insegnato il popolo palestinese. E questo vale anche in Italia: avere fiducia in chi si schiera in prima fila per rompere la complicità dell’Italia con il genocidio del popolo palestinese. Alle compagne e ai compagni colpiti in queste ore dalla repressione (qui a Torino e altrove) va la nostra incondizionata solidarietà e il nostro sostegno e deve andare anche la riconoscenza di tutto il movimento popolare.
Non sono soli, non li lasceremo soli: sulla solidarietà che si meritano dobbiamo costruire una campagna di rilevanza politica. Ogni attacco del governo Meloni, di Salvini, di Piantedosi, di Tajani e di Crosetto è un motivo in più per bloccare tutto, cacciare il governo Meloni e tutti i servi dei sionisti, della Nato e degli imperialisti Usa e Ue.
Qui un primo commento di un compagno di Torino per Gaza ai microfoni di Radio Onda d’Urto mentre qui il comunicato sui fatti di stamani di Torino per Gaza.
Per rimanere aggiornati sugli sviluppi e le prossime mobilitazioni e appuntamenti, invitiamo a seguire l’account Instagram di Torino per Gaza (torino.per.gaza) e a iscriversi alla chat Telegram “Blocchiamo tutto Torino”.
Sabato 11 ottobre, ore 15:00 in p.zza Castello, manifestazione Tutt* liber* – Palestina libera: aderiamo e invitiamo tutte e tutti a esserci!
Continuiamo a bastonare senza tregua il governo Meloni mentre affoga: contro il genocidio non si tace, senza giustizia nessuna pace!
A “Bloccare tutto” non c’eravamo tutte e tutti… ci siamo e continueremo ad esserci!

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