È proprio vero, certi premi internazionali gli imperialisti e i loro lacchè se li fanno e se li danno tra di loro. Golpisti, criminali di guerra, affaristi di ogni risma e guerrafondai vestiti da angioletti. Ora sarà perché è già è curioso che un premio per la pace sia intitolato a Nobel, inventore della dinamite, ma negli anni se ne sono viste di tutti i colori quando c’è stato da assegnare premi Nobel per la pace.
I criminali di guerra israeliani Simon Peres e Yitzhak Rabin coinvolti nei più efferati crimini contro il popolo palestinese sono stati premiati nel 1994. Nel 2001 è stato invece premiato uno dei fautori e sostenitori della seconda guerra del golfo, Kofi Annan. Al Gore è stato premiato per meriti sul campo, essendo tra i fautori della guerra in Iraq nel ’98 e in Jugoslavia nel ’99. Barak Obama ha vinto il premio Nobel per la pace in qualità di presidente Usa che ha diretto più guerre contemporaneamente, ben sette e tutte in Medioriente. Fiore all’occhiello i crimini di guerra commessi in 7 anni di guerra in Siria.
Nel 2016 il premio è stato assegnato a Juan Manuel Santos, ex ministro colombiano e zerbino Usa, celebre, tra le varie cose, per le migliaia di colombiani ammazzati impunemente con accusa di terrorismo nel famoso scandalo dei “falsi positivi”. La lista proseguirebbe con il liquidatore dell’URSS Michail Gorbačëv nel 1990, il presidente Usa Jimmy Carter e altri ancora.
Un premio che di solito viene assegnato come riconoscimento dei servigi resi alla Comunità internazionale dei gruppi imperialisti o come segnale politico di attacco a un paese, un popolo o un governo non gradito.
È quello che è successo quest’anno con la premiazione della venezuelana Maria Corina Machado. Proprio ora che navi da guerra, manovre eversive e la grancassa militare Usa si muovono verso Caracas contro il governo Maduro, viene premiata la principale figura eversiva e amica degli imperialisti di quel paese.
Donna di estrema destra, sostenitrice di ogni tentativo di destabilizzazione antidemocratica del Venezuela bolivariano e fautrice del tentato colpo di stato tra il 29 luglio e il 2 agosto, che ha causato 25 morti e 192 feriti, di cui 97 appartenenti alle forze di sicurezza venezuelane.
Una criminale di guerra premiata per i suoi servigi all’imperialismo. Un premio che vuole far paura a Maduro, al suo governo e a tutti i popoli dell’America latina in lotta contro l’imperialismo Usa.
Da anni è in corso una guerra a bassa intensità fatta di operazioni di propaganda e disinformazione, di aperti tentativi di destabilizzazione violenta e di golpe. Il primo tentativo di colpo di Stato risale addirittura al 2002.
Il primo settembre 2025, in una conferenza stampa, Maduro ha precisato che “otto navi militari con 1200 missili e un sottomarino nucleare stanno puntando il Venezuela. Hanno voluto muoversi verso quella che chiamano ‘massima pressione militare’ e noi abbiamo dichiarato la massima preparazione per la difesa del Venezuela”, annunciando il consolidamento di 8,2 milioni fra miliziani e riservisti (fonte: “Maduro si difende dalle minacce degli Usa: ‘Il Venezuela è campione mondiale di ribellione all’imperialismo’”, La Fionda).
Alle crescenti minacce il governo ha risposto con una campagna di mobilitazione popolare: il Piano Nazionale di Sovranità e Pace Simon Bolivar, una vasta campagna di arruolamento nella Milizia Nazionale Bolivariana. Una campanga ancora pienamente in corso.
La capacità di fare fronte e di sventare gli attentati, stando a quanto illustrato dallo stesso governo, risiede nella particolare struttura che si è dato il paese, che vede l’integrazione delle Forze Armate Bolivariane con i servizi di intelligence e le Comunità Locali. Un processo partecipativo reale, dove la struttura dello Stato non è nettamente separata dalle strutture popolari di base, ma anzi da esse trae forza. Con la campagna in corso l’obiettivo è approfondire ulteriormente il carattere rivoluzionario, antimperialista e popolare del Venezuela.
Il premio Nobel per la pace attribuito alla leader dell’opposizione al governo venezuelano di Maduro, è un atto politico. Un passo dell’allargamento della Terza guerra mondiale in corso. È palese che questa scelta è funzionale al sistema imperialista, con gli USA in testa, che scalpita per “portare la democrazia” in un paese che con Chavez ha conquistato la sua sovranità.
Difficilmente riusciranno, però, nell’impresa di attaccare il Venezuela. La riscossa dei popoli ha preso l’avvio e non si arresta. Essa, con alla testa l’eroica lotta del popolo palestinese, ha contribuito a sconfiggere il piano sionista di fare tabula rasa della Resistenza politico militare palestinese. Trump, Meloni e soci restano avvisati. Giù le mani dal Venezuela!





![[Genova] Solidarietà a tutti gli indagati e denunciati. Contro la repressione passare al contrattacco!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/02/corteo-22-settembre-gaza-941100.jpeg?fit=1024%2C577&ssl=1)
