Durante l’estate alcuni insegnanti di Brescia hanno iniziato a messaggiarsi sullo stato di angoscia e soprattutto di impotenza di fronte a quanto stava accadendo in Palestina. Si sono chiesti come potevano rientrare a scuola, ritrovare i propri alunni, occuparsi di educazione e di cura, mentre a Gaza bambini e ragazzi non solo non possono più frequentare la scuola, ma vengono deliberatamente uccisi o lasciati morire di fame e di sete. Hanno quindi deciso di ritrovarsi per confrontarsi, mobilitarsi e mettere in atto tutte le azioni possibili per cercare di fermare il genocidio, consapevoli del fatto che il governo italiano non sta facendo nulla in questo senso.
È bastato un semplice appello e nel giro di poco si è formato un inaspettato ed enorme gruppo whatsapp comprendente docenti ed educatori di tutt’Italia che ha man mano raggiunto circa i 3.800 membri. È un gruppo molto eterogeneo, composto da personale impiegato nei nidi fino alle università; c’è chi ha già una storia di attività politica e sindacale alle spalle e chi, invece, finora non si è mai mobilitato, ma oggi sente il bisogno di farlo.
Si sono riuniti in assemblea una prima volta il 25 agosto a Brescia, in circa 300 (150 in presenza e altrettanti in collegamento da tutta Italia). Si sono dati il nome “Docenti per il rispetto dei diritti umani in Palestina”, successivamente abbreviato in “La scuola per la Palestina”, includendo tutto il mondo della scuola, quindi non solo docenti ed educatori, ma anche amministrativi, collaboratori, studenti e genitori.
In breve tempo è sorto un coordinamento nazionale col compito di raccogliere le proposte e le riflessioni provenienti dai gruppi regionali per rielaborarle e rilanciarle poi su scala nazionale.
La prima azione concreta è stata la stesura di un documento che, oltre a presentare il movimento, contiene una serie di richieste al governo, alle istituzioni e ai sindacati; è stata quindi lanciata una campagna di raccolta firme e in quindici giorni hanno firmato in 20 mila: solo col passaparola si è raggiunto un mare di persone! Queste firme verranno inviate al presidente della repubblica, alla presidenza del consiglio dei ministri, al ministro dell’istruzione, a tutti gli uffici scolastici regionali e provinciali e anche ai sindacati di categoria, ovviamente con motivazioni diverse; in particolare ai sindacati chiedono che venga indetta una mobilitazione e uno sciopero generale unitario.
Questo non è l’unico organismo formato da docenti, ma è quello presente in modo capillare su tutto il territorio nazionale; ci sono poi anche altre realtà che si sono costituite prima e con le quali collaborano. Tra esse “Docenti per Gaza”, che sono concentrati principalmente nella realizzazione di proposte educative e didattiche a sostegno del popolo palestinese, e “L’osservatorio contro la militarizzazione delle scuole”, che tratta di tematiche più ampie.
È l’esempio di come può nascere un grande movimento dal basso, che oltre a collegarsi alle altre realtà già presenti si organizza attraverso commissioni, per coinvolgere non solo il mondo della scuola, ma anche l’esterno con l’intenzione di arrivare a costringere istituzioni e sindacati a contrastare l’immobilismo del governo sul genocidio a Gaza.
Il mondo della scuola dice no a quanto sta accadendo in Palestina, fermate il genocidio!




![[Toscana] Liberare la Toscana dal protettorato dei gruppi imperialisti USA-NATO, dalla complicità con i sionisti di Israele e dalla gabbia dell’UE!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2025/05/bandierarossa-4186767557.png?fit=1522%2C1344&ssl=1)

