Negli scorsi giorni abbiamo chiuso i lavori della Festa nazionale della Riscossa Popolare di Pisa, che si è svolta da 31 luglio al 3 agosto. Quella di Pisa è stata la prima parte di una Festa che proseguirà con ulteriori tre date nazionali a Roma, dal 26 al 28 settembre, e poi con la campagna autunnale delle Feste della Riscossa Popolare di sezione, in ogni territorio in cui siamo presenti.
Come ogni anno la Festa è stata occasione per costruire uno spazio di confronto, analisi e riflessione sulla situazione in corso, sullo sviluppo della lotta di classe e sulle prospettive necessarie per il movimento di resistenza della masse popolari. Su quali sono gli strumenti e le esperienze da rafforzare e sviluppare ma anche i nodi e i limiti da superare per farlo.
Nei quattro giorni di Festa si sono confrontati centinaia di esponenti di organismi operai e di organismi popolari, esponenti politici, sindacali, giornalisti e anche amministratori locali che nell’ultimo anno hanno animato la lotta per fermare la spirale della Terza guerra mondiale, il genocidio in Palestina e gli effetti che la guerra ha nel paese.
Si è confrontata una parte di quella che oggi è un’avanguardia in lotta e mobilitazione per costruire un’alternativa al corso delle cose in cui siamo immersi. Un’avanguardia di un movimento che nel paese sta diventando sempre più di massa, perché sono milioni gli italiani che non vogliono la guerra e che si ribellano ai tentativi di intruppamento, e che può essere capace di far crescere questo sentimento diffuso, di dargli forma e sbocco.
Tra dibattiti e tavoli tematici ha avuto voce e spazio, con un suo peso specifico, il variegato e ampio movimento in solidarietà alla resistenza palestinese. Esponenti degli organismi delle principali città italiane (da Torino, Trieste e Milano fino a Napoli, passando per Toscana, Emilia Romagna e Lazio) che animano questo movimento da nord a sud del paese si sono confrontati nel tavolo Il movimento italiano in solidarietà al popolo palestinese per sviluppare lo scambio di esperienze e promuovere iniziative comuni su temi e campagne individuate come principali. Tra queste sono emerse la campagna BDS per l’embargo militare a Israele e quindi la mobilitazione dei e il sostegno ai lavoratori portuali e della logistica che la attuano e alcune azioni di pressione sulle amministrazioni comunali per promuovere l’interruzione degli accordi con Israele.
Con il dibattito Partigiani della Pace (e della Palestina libera) che si è tenuto la sera del 31 luglio sono stati invece Samir al Qaryouti (giornalista palestinese), Patrizia Cecconi (giornalista e attivista), Raffaele Spiga (BDS Italia), Giuliano Marrucci (Ottolina Tv), l’assessore Marco Bonaiuti del comune di Calenzano e Giovanni Bruno (Partito della Rifondazione Comunista) a confrontarsi sui punti cardine che occorre sviluppare oggi per far avanzare il movimento di solidarietà alla Palestina. Ribadendo i punti fermi dell’appoggio alla resistenza palestinese e della denuncia delle complicità degli Usa e dell’Ue al genocidio in corso, il ragionamento anche qui si è sviluppato sulla traduzione del sostegno alla Palestina in azioni concrete come il boicottaggio degli approvvigionamenti militari allo stato terrorista d’Israele tramite l’embargo delle armi promosso da portuali e lavoratori della logistica e dei trasporti. L’esperienza poi di amministratori locali come Marco Bonaiuti, assessore di Calenzano (e come quello del sindaco di Sesto Fiorentino) ha mostrato in che misura e con quali iniziative concrete le amministrazioni locali possono essere coinvolte in questa mobilitazione (ad esempio con mozioni per il boicottaggio di prodotti israeliani e l’interruzione degli accordi) ma anche come questi contribuiscano poi ad alimentare a loro volta questo movimento.
Movimento che è strettamente legato anche a quello che si muove per le sorti del paese. Perché il genocidio in Palestina è una delle manifestazioni della Terza guerra mondiale in corso e il nostro paese ne è immerso fino al collo. La guerra è qui nel nostro paese perché l’Italia è un anello che fa girare la catena della guerra, asservita alla Nato, perchè la guerra va finanziata e il governo italiano lo fa saccheggiando lo stato sociale e vessando le masse popolari.
L’effetto della guerra nei territori e l’opportunità da parte dei comitati di affermare la propria partecipazione alla vita politica e sociale, usando anche le prossime elezioni e la campagna elettorale per rafforzare ognuno le proprie lotte, sono stati i punti di confronto del tavolo Come la terza guerra mondiale sta devastando la sanità e l’ambiente in Toscana. Nel tavolo è stato anche presentato un documento con undici punti non negoziabili redatto da diversi organismi con l’obiettivo di inchiodare qualunque candidato alle regionali toscane che si pone in rottura con il sistema delle Larghe intese a misure pratiche emerse dalla partecipazione popolare al governo dei territori.
Ma la guerra è in casa nostra anche perché l’occupazione Usa è in casa nostra e il territorio di Pisa – che ha ospitato la Festa – lo dimostra chiaramente, con una delle basi militari Usa più grandi in Europa, Camp Darby, con le continue esercitazioni militari e i continui passaggi di treni merci indirizzati verso la base. Per questo abbiamo messo queste tematiche al centro del tavolo tematico Fuori l’Italia dalla Nato, che ha visto confrontarsi su prospettive e limiti da superare all’interno del movimento Claudia Benedetti del Coordinamento No NATO Emilia Romagna; Marinella Ambretti del No Comando NATO né a Firenze né altrove e del Fondo Comunista; Marianna Panico di Generazioni Future; Mila del Collettivo Millepiani; Emanuele Lepore del P.CARC e di ANVUI (Associazione nazionale vittime uranio impoverito); Clara Statello e Letizia Lindi di Multipopolare e Ottolina TV; Federico Giusti e Loredana Soffio dell’ Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università; Davide Tutino del FISI; Mario Dimonte di ARCI Pisa; Simone Rossi della La città futura e Giovani Comunisti; Gabriele Giovanoli di Carpi Consapevole; Patrizia Marciano di Pace Terra Dignità; Stefano Antonelli delle Brigate Verdi e Massimiliano Generutti di USB Portuali Trieste. In particolare dal confronto sono emersi due punti: 1. per rompere con settarismo e spirito di concorrenza bisogna concepire ogni iniziativa di lotta contro la Terza guerra mondiale come tappa di costruzione di un movimento che rende il paese ingovernabile al governo Meloni e a qualsiasi governo delle Larghe Intese. 2. Alcuni degli interventi hanno posto l’esigenza di dare uno sbocco politico alle singole lotte e sono entrati nel vivo della costruzione dell’alternativa politica al sistema delle Larghe intese. Sbocco politico che per noi è il Governo di Blocco Popolare e che può unire e dare sbocco a tutte le variegate forme di iniziative e mobilitazioni valorizzando anche quelle di esponenti locali di pubbliche amministrazioni e di intellettuali o esponenti della società civile.
Nella stessa giornata abbiamo portato le parole d’ordine del tavolo – Fuori l’Italia dalla Nato – nel territorio di Pisa. In particolare alla stazione di Tombolo, ennesimo pezzo del territorio pisano in via di espropriazione dalle basi militari. Lo abbiamo fatto per dire chiaramente che in ogni città, quartiere e pezzo di territorio bisogna ribellarsi e organizzarsi per cacciare questi occupanti abusivi, terroristi e guerrafondai e per alimentare questo movimento in tutto il paese.
In contemporanea a questa azione abbiamo organizzato anche un’iniziativa di lotta, in cui tutti abbiamo messo la faccia per scrivere Palestina Libera su un muro del quartiere popolare di Sant’Ermete a Pisa. Lo abbiamo fatto per ribadire che sostenere la Palestina e scrivere Palestina Libera non è un reato e che se questo governo lo ritiene un reato allora siamo tutti colpevoli ed è questo governo a dover essere cacciato. Abbiamo così dato solidarietà concreta al nostro compagno Gianluca Marinai, a processo a Cecina perché accusato di aver fatto la stessa scritta su un muro, rendendo un processo ad un compagno un processo collettivo.
Ed è proprio il dibattito sulla mobilitazione in corso contro il Dl Sicurezza e più in generale sulla lotta quotidiana per difendere spazi di agibilità politica necessari a condurre la lotta per cambiare il paese che ha concluso i lavori della Festa. Un confronto tra lavoratori e attivisti ambientali che ha mostrato il filo rosso che collega e deve collegare le lotte in corso per combattere la repressione. Che ha mostrato come l’andamento di questa lotta dentro le aziende influenzi anche gli spazi di agibilità e mobilitazione nel resto della società. Quindi il ruolo cruciale degli operai, come quelli organizzati in Fare rete e come il Gap di Livorno. Il dibattito ha messo inoltre in luce un nodo di fondo che riguarda la distinzione tra ciò che è legale e ciò che è legittimo e il conseguente comportamento di lavoratori e masse popolari che vogliono farla finita con il corso delle cose attuale. In particolare sono vissuti gli esempi di Ultima Generazione, Extinction Rebellion e del movimento No Tav che mostrano la via per vincere la repressione: violare in massa, con numeri sempre più grandi, le leggi liberticide e non abbassare la testa di fronte a queste perché stare alle regole imposte dal nemico significa perpetuare il suo sistema, significa farsi legare le mani dalle sue regole e stare a un “gioco truccato”.
Discorso che in parte si è tradotto nel ragionamento sugli strumenti di cui il movimento dei lavoratori e delle masse popolari deve dotarsi per rendere vittoriose le proprie battaglie posto dal Corso sulla sicurezza informatica, organizzato all’interno della Festa. Dal corso è emersa la volontà e la necessità di sviluppare questo tipo di attività in ogni territorio, alimentando il legame tra la rete di organismi in lotta e tecnici in grado di sostenere e formare questa rete nel dotarsi di strumenti di sicurezza informatica. È emersa chiaramente la necessità che questi strumenti diventino patrimonio del movimento e della lotta di classe, anche a partire dal fatto che più sono usati collettivamente, più il nemico è in difficoltà. A ribadire che anche in questo campo decisiva è l’organizzazione delle masse popolari e la sua decisione nel darsi ogni mezzo necessario a sviluppare la propria lotta.

Questi i principali fronti di mobilitazione che hanno animato la Festa e che collettivamente hanno cercato le vie per contribuire a dare uno sbocco positivo alla situazione e fermare la spirale di morte e distruzione.
Ma al centro c’è stato anche e necessariamente il ruolo dei comunisti. Un ruolo decisivo perché gli organismi oggi in lotta si organizzino per liberare il paese dai guerrafondai sottraendo il paese alla Terza guerra mondiale. Comunisti che devono diventare sempre più adeguati a dirigere questo processo, consapevoli che l’alternativa alla guerra non è la pace, ma la rivoluzione socialista, l’unica soluzione positiva alla guerra. Per questo nei giorni precedenti alla Festa abbiamo dedicato due giornate alla Scuola di Partito, che ha visto la partecipazione di decine di compagni.
Tra le compagne e i compagni che si sono confrontati ci sono stati anche due tavoli specifici dedicati alle contraddizioni particolari che oggi vivono le donne delle masse popolari e le comuniste, così come i giovani delle masse popolari e i giovani comunisti, nel partecipare attivamente, da dirigenti, alla lotta di classe in corso. E soprattutto su quali sono le esperienze positive da sviluppare, quali le difficoltà su cui mettere mano e quali le prospettive della promozione della partecipazione di donne e giovani del paese alla lotta di classe in corso, al loro confluire nella costruzione delle condizioni per fare la rivoluzione socialista nel nostro paese.
È in questa ottica – per alimentare sana aggregazione e organizzazione tra i giovani delle masse popolari – che abbiamo dato spazio a momenti di sport popolare e al confronto con le diverse realtà che lo organizzano quotidianamente sul territorio. Ci siamo confrontati con varie realtà come Resistente di Genova, Spartak Apuane, Palestra Popolare La Fontina, Palestra Popolare Autogestita di Empoli e dal confronto è emerso chiaramente il ruolo di promotori di una sana aggregazione che queste realtà hanno e che è legata strettamente anche all’organizzazione sui territori per la riconquista di spazi popolari.
Spazi di aggregazione e di socialità che nella Festa sono vissuti anche grazie ad artisti come la Banda Bassotti, i Kinnara e i Guerrisi. Artisti che hanno preso voce e messo in musica e parole il sentimento di riscossa sempre più diffuso nel paese. In particolare i compagni della Banda Bassotti, che non si tirano mai indietro dallo schierarsi e dal sostenere la causa antifascista e internazionalista, hanno rilasciato anche un’intervista pubblica realizzata da Clara Statello all’interno dello spazio della Festa. Intervista in cui è anche stata espressa la solidarietà ai fratelli Kononovich, che hanno inviato un contributo politico alla Festa. Solidarietà quindi ai comunisti e agli antifascisti ucraini che si battono per liberare il loro paese dai fascisti e dall’imperialismo americano.
Chiudiamo questa “rassegna” delle principali attività politiche della Festa nazionale della Riscossa Popolare del 2025 con un ringraziamento al circolo Arci Putignano e con una riflessione su questo. Tutti i circoli Arci e le Case del Popolo devono essere quello che questo circolo è stato nei giorni della Festa nazionale della Riscossa Popolare: un centro di mobilitazione e organizzazione delle masse popolari. Perché in Italia le masse popolari sono sempre più accerchiate dagli occupanti Usa e Nato, che hanno disseminato il paese di loro basi, commandi e centri di potere. Ma se in ogni territorio i circoli Arci, le Case del popolo, le polisportive, le associazioni, le sedi di sindacati e partiti diventano centri di mobilitazione e organizzazione allora sono gli occupanti ad essere accerchiati e le masse popolari che si oppongono alla guerra possono far valere il loro essere maggioranza nel paese. Possono avanzare nella costruzione di un Governo di Blocco Popolare e verso il socialismo.






