Da una settimana il Vesuvio brucia. Un andirivieni di canadair, mezzi della protezione civile, dei vigili del fuoco e forze dell’ordine anima da giorni Napoli e provincia. Sembra incredibile che nel 2025 siano stati necessari ben 7 giorni per spegnere un incendio perché non ci sono mezzi, fondi, uomini e donne sufficienti. I soldi ci sono ma si investono nelle armi, nella riconversione militare delle principali infrastrutture e nelle grandi opere inutili e dannose. Di seguito tre note per non perdersi dietro all’intossicazione e diversione.
1. Governo, prefettura, questura e politicanti vari si nascondono dietro “l’ombra della Camorra”, come se i clan camorristici non fossero parte di quello stesso sistema e come se iniziative come quelle di incendiare un parco naturale per indirizzare appalti e concessioni non fosse la stessa logica predatoria, speculativa e criminale di chi occupa militarmente il nostro paese come la Nato e gli Usa, di chi spolpa territori e manodopera per poi delocalizzare come Whirlpool, Stellantis e altre multinazionali o di tutti gli altri attori di un sistema fondato sullo sfruttamento – che oggi vuol dire distruzione – dell’uomo, della natura e dell’intera società.
Senza contare che anche laddove l’incendio fosse dovuto al caldo o a un balordo il problema dei controlli, della tutela del paesaggio e del dissesto idrogeologico esso è comunque un effetto dell’ordinamento sociale capitalista. Camorristi, curia, speculatori, affaristi, politicanti e sciacalli vari sono tutti nemici di cui dobbiamo liberarci.
2. Qualche compagno e militante comunista – trovandosi a fare eco a discorsi reazionari di politicanti delle larghe intese di destra e di sinistra – è caduto nella solita trappola di mettere masse popolari del nord contro masse popolari del sud. Una solita canzone localisteggiante che ha portato a indicare questo incendio come “affare tra napoletani” e interno alla città. Una riedizione de “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Come se le masse popolari napoletane fossero più unite a camorristi, padroni e imbroglioni napoletani che non alle masse popolari del resto del paese.
Quella in corso è una guerra di sterminio contro le masse popolari. Una guerra che sventra la Val Susa in Piemonte per la costruzione della Tav, che devasta interi territori per l’allargamento delle basi militari Nato e Usa in Toscana, in Sardegna e in Sicilia, che spolpa vive le masse popolari come nel caso del Vaticano e del Giubileo in corso a Roma, che piazza enormi opere inutili e dannose in territori del Meridione (Ponte sullo stretto, Tap, Muos, ecc.) laddove servono infrastrutture di base, bonifiche ambientali, manutenzione ordinaria e politiche occupazionali.
Una barbarie che unisce tutte le masse popolari del paese in un’unica lotta. Una barbarie che solo l’unità e la lotta delle masse popolari organizzate guidate dai comunisti possono fermare.
3. L’incendio della devastazione dei territori non si estinguerà da solo e non sarà certamente possibile spegnerlo nell’ordinamento capitalista. Sono i comunisti a doverlo estinguere e per farlo oggi hanno una sola strada: promuovere l’organizzazione delle masse popolari in ogni azienda, scuola e territorio, coordinare questo movimento in unico fronte che renda il paese ingovernabile alla borghesia fino a imporre un proprio governo, quello che noi abbiamo definito un governo di emergenza popolare (leggi QUI). Questa la via per avanzare qui e ora nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
L’incendio del Vesuvio di questi giorni, al di là della sua origine materiale, non rappresenta solo l’impossibilità della borghesia imperialista di gestire il presente e prospettare un futuro. Esso rappresenta la dura lotta che noi comunisti dobbiamo fare per contrastare idee, concezioni e teorie reazionarie che indeboliscono l’unità, la combattività e la forza del movimento di resistenza delle masse popolari.
Il Vesuvio in fiamme è il simbolo di una società intera che va a fuoco. A noi comunisti, ovunque collocati, il compito di porre fine all’incendio.






