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Ponte sullo stretto. Approvato il piano proseguire la lotta

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Agosto 12, 2025
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Il 7 agosto il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) ha dato il via libera al progetto definitivo per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Il ponte a campata unica più lungo del mondo costerà 13,5 miliardi di euro.

Lo ha annunciato festoso il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, proprio lui che dichiarò, all’epoca giustamente, che “si potrà parlare del ponte sullo stretto quando per muoversi da Catania a Messina non ci vorranno otto ore…otto ore ci vogliono per andare a New York non da Catania a Messina”. I tempi cambiano, le idee pure e nel caso di Salvini e dei politicanti delle Larghe intese di solito seguono l’odore dei soldi e delle speculazioni dei loro padroni.

Ma le strade di questa maxi opera speculativa sono già lastricate di difficoltà. Già da anni, infatti, sono decine i comitati e le associazioni ambientaliste che si oppongono all’opera e che ne hanno rallentato progettazione e costruzione. Sono loro la principale forza che può fermare il progetto.

L’approvazione del progetto, infatti, non è che una tappa e la lotta è tutta aperta. Dal punto di vista burocratico mancano una serie di passaggi fondamentali come l’ok definitivo al progetto della Ragioneria dello Stato e della Corte dei Conti. Rispetto a questi appuntamenti sono già programmati ricorsi, assemblee pubbliche e mobilitazioni come quella che si è tenuta a Messina lo scorso 9 agosto.

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In ogni caso anche l’eventuale avvio dell’opera non sarà la fine della lotta. Essa aprirà una nuova fase della stessa. Si porrà per gli attivisti, i militanti e i comunisti calabresi e siciliani l’esigenza di impedire, sabotare e boicottare la costruzione del ponte. L’esempio del Movimento No Tav è l’esperienza principale cui fare riferimento.

Si porrà a un livello superiore per i comitati, le associazioni, le organizzazioni politiche e sindacali del territorio la necessità di estendere e radicare la propria influenza in ogni ambito sociale e al contempo di dare uno sbocco politico alla propria lotta legandola al movimento di resistenza e di lotta del resto del paese.

Lo sbocco politico è lottare per la costituzione di un Governo di Emergenza Popolare. Serve un governo alternativo a quelli delle Larghe intese di destra e di sinistra. Che si ponga apertamente l’obiettivo porre fine alle grandi opere speculative, inutili e dannose, e promuovere invece la creazione di nuove aziende dedite alle tante piccole e grandi opere come il riassetto della rete idrica nazionale, bonifica dei territori inquinati, installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili, messa in sicurezza della rete stradale e autostradale. Opere che assorbano i disoccupati autoctoni e immigrati nel riassesto del territorio, nel miglioramento idrogeologico, nella produzione e utilizzazione di energie rinnovabili, nel miglioramento dei servizi pubblici e il resto delle attività necessarie e di pubblica necessità.

Per trarre i giusti insegnamenti dall’esperienza di lotta del movimento No Tav riportiamo uno stralcio del comunicato n. 3 prodotto dal Comitato di Partito “Antonio Gramsci” del (nuovo)Partito Comunista Italiano, che è possibile leggere in forma integrale cliccando su questo link. Questo comunicato contiene una interessante analisi dei punti di forza espressi dal movimento No Tav durante tutta la sua esperienza di lotta.

Ecco i passaggi principali:

“1. Protagonismo popolare. Il movimento NO TAV, fin dalle sue origini, fonda la sua azione sul protagonismo e sulla partecipazione organizzata degli elementi delle masse popolari che sono suoi militanti e sostenitori. Il movimento NO TAV è un movimento spontaneo sorto per realizzare una rivendicazione come è appunto la cessazione del progetto dell’inutile e costoso tunnel Torino-Lione, la difesa dell’ambiente e dei territori. Il movimento NO TAV è un movimento organizzato: la sua azione poggia sulle organizzazioni popolari cui ha dato vita (i vari comitati territoriali NO TAV, i coordinamenti tra comitati, ecc.), sulle reti di relazioni che ha generato, sul calendario di eventi e attività ordinarie che porta avanti che negli anni hanno permesso alla lotta NO TAV di trasformare la solidarietà e la partecipazione spontanea alle sacrosante ragioni della lotta in una forza capace di protrarsi negli anni e nei decenni. Da questo ingrediente fondamentale della lotta NO TAV ricaviamo l’insegnamento che il primo passo perché le lotte di resistenza abbiano un sano e positivo sviluppo è lavorare per costruire organismi operai e popolari. Dalle fabbriche ai quartieri, dalle scuole alle università, dagli ospedali al resto dei servizi, il primo passo è costituire organismi che riuniscano e valorizzino la partecipazione di tutti coloro che, situazione per situazione, incarnano spontaneamente la tendenza ad organizzarsi, coordinarsi e mobilitarsi per raggiungere uno specifico obiettivo.

2. Promotori e dirigenti determinati a vincere. Perché un movimento di lotta possa crescere e svilupparsi esso deve esprimere dei promotori decisi a vincere e capaci di infondere fiducia e determinazione nei partecipanti alla lotta. Dei promotori in grado di orientare il movimento su una linea giusta, che porti allo sviluppo e al successo della lotta e alla risoluzione delle difficoltà e dei problemi che essa incontra in corso d’opera, perché adotta una tattica flessibile mantenendo la fermezza strategica (il TAV non si deve fare) e non teme le intimidazioni e la repressione della borghesia e dei suoi apparati polizieschi e giudiziari (che agiscono per conto del sistema TAV). È questa la meritoria opera che nella storia del movimento NO TAV hanno svolto figure note come Nicoletta Dosio e Alberto Perino e altre meno note provenienti da un insieme variegato di aree politiche: dagli anarchici ai centri sociali ai gruppi reduci degli anni ’70 (Autonomia, Organizzazioni Comuniste Combattenti ecc.), dagli ambientalisti ai cattolici di base, dalla vecchia sinistra borghese del PRC alla nuova sinistra borghese del M5S, ecc. Un insieme di esponenti provenienti da aree politiche molto diverse tra loro ma che, al netto delle differenze, hanno realizzato una solida unità d’azione nel promuovere la lotta NO TAV e nell’animare i numerosi organismi su cui poggia l’attività del movimento. L’esperienza del movimento NO TAV insegna ai compagni con la bandiera rossa nel cuore variamente collocati e a chi è attivo in organismi che si  occupano della lotta contro il catastrofico corso delle cose che per costituire “molte Val di Susa” nel resto della regione e nel paese è necessario rompere con il settarismo e concepire l’importanza dell’unità d’azione contro il nemico comune. Per farlo occorre prendere ispirazione dall’unità d’azione messa in campo dai vari esponenti e gruppi che negli anni hanno promosso e diretto il movimento NO TAV: unirsi per portare sostegno alle lotte di resistenza, unirsi per fornire strumenti e metodi perché queste possano svilupparsi, unirsi per fomentare e promuovere la costituzione di organismi operai e popolari. Questa è la giusta concezione dell’unità d’azione ricavabile dall’esperienza del movimento NO TAV.

3. Agire da Nuova Autorità Pubblica. Nella sua storia il movimento NO TAV ha costantemente combinato la lotta per rivendicare la cessazione del progetto TAV con la mobilitazione di tecnici per lo studio del progetto, con lo svolgimento di iniziative autorganizzate per ostacolare la prosecuzione dei cantieri ed imporre gli interessi delle masse popolari al di là della volontà delle istituzioni (colluse con il sistema TAV). È questo un esempio di metodo d’agire da Nuova Autorità Pubblica. Il movimento NO TAV deve alla combinazione di questi tre aspetti nella sua azione la ragione principale dei risultati ottenuti in termini di rallentamento del progetto TAV e forza politica acquisita. La sua esperienza insegna ad ogni organismo operaio e popolare che per resistere efficacemente non basta rivendicare con determinazione che questa o quella ingiustizia non abbia compimento. Occorre organizzarsi per contrapporre al potere dello Stato e dei capitalisti il potere delle masse popolari organizzate che con la propria mobilitazione intraprendono ogni iniziativa e misura utile al successo della lotta (senza mai limitarsi a fare la “tifoseria” di uno schieramento politico o sindacale né aspettarsi soluzioni dalle forze politiche che sono espressione degli interessi dei grandi capitalisti).

4. È legittimo ciò che è conforme agli interessi della lotta NO TAV. Il movimento NO TAV ha abbastanza sistematicamente fatto valere come proprio principio d’azione che è legittimo ogni atto, forma e metodo di lotta che alimenta la mobilitazione contro il TAV anche se è illegale. Le ricorrenti manifestazioni che il movimento organizza nei luoghi vietati nei dintorni del cantiere TAV, le violazioni dei fogli di via che gli apparati repressivi comminano ai militanti del movimento, le azioni militanti contro le forze dell’ordine schierate a presidio del cantiere, ecc. sono alcune delle iniziative con cui il movimento NO TAV attua questo principio d’azione. Esso ha avuto una funzione fondamentale nel protrarsi della vita del movimento: la lotta NO TAV si sarebbe infatti estinta se si fosse fatta legare le mani dall’occupazione militare del territorio, dai divieti, dalle minacce e dagli ostacoli vari frapposti dal nemico. Questo quarto metodo di lotta del movimento NO TAV insegna a tutto il movimento delle organizzazioni operaie e popolari che non c’è divieto che tenga se chi promuove e anima la lotta è determinato a perseguire i propri obiettivi. È un insegnamento particolarmente importante nel quadro del crescente inasprimento della repressione che colpisce i movimenti di lotta.

5. Promuovere il coordinamento dei movimenti e degli organismi di lotta contro la crisi ambientale. Un ulteriore storico punto di forza del movimento NO TAV è l’attivismo con cui nel corso della sua storia ha sempre promosso il coordinamento con gli altri movimenti e organismi attivi nella lotta contro le devastazioni ambientali. È questa la base su cui il movimento NO TAV ha costruito il suo peso politico nazionale, esportando i propri insegnamenti per la moltiplicazione dei focolai di resistenza alle devastazioni ambientali, portando solidarietà concreta alle altre lotte in corso ed estendendo la solidarietà per la lotta in corso in Val Susa. È questo un quinto caposaldo dell’azione del movimento NO TAV da cui ogni organismo operaio e popolare può trarre ispirazione per rafforzare la propria lotta. Insegnamento particolarmente utile per esempio per le numerose lotte contro chiusure e delocalizzazioni di aziende che scontano la gestione corporativa e azienda per azienda di queste lotte messa in atto dai sindacati di regime.

6. Mobilitare il più vasto fronte di solidarietà e sostegno alla lotta. Il movimento NO TAV nel corso della sua storia si è sistematicamente avvalso di esponenti autorevoli del movimento delle masse popolari (tecnici, intellettuali, sindacalisti, politici, amministratori) che associando la loro immagine alla lotta NO TAV hanno contribuito ad allargarne il suo seguito e la sua autorevolezza. Negli anni leader della vecchia sinistra borghese (PRC) e della nuova sinistra borghese (M5S), del movimento sindacale e della società civile hanno prestato la propria immagine a sostegno del movimento NO TAV che mantenendo ferma la sua indipendenza e autonomia se ne è servito per ingrossare le file del suo seguito popolare. Questo è un altro insegnamento reso dalla lotta NO TAV a tutto il movimento di resistenza delle masse popolari al procedere della crisi: sviluppare la lotta su due gambe, mettendo al centro la mobilitazione popolare (prima gamba) ma incrementandola ed alimentandola con lo schieramento di esponenti autorevoli dalla parte delle ragioni della lotta (seconda gamba).

7. Intervenire nelle contraddizioni del campo nemico. Nella sua storia il movimento NO TAV ha praticato a più riprese una linea di condotta senza esclusione di colpi combinando lo sviluppo della mobilitazione popolare con l’intervento nelle contraddizioni del campo nemico. Per campo nemico intendiamo i gruppi d’interesse fautori del TAV (capitalisti, organizzazioni criminali, ecc.), il sistema dei partiti delle larghe intese (polo PD e satelliti, polo Berlusconi e satelliti), le istituzioni para statali collegate all’opera (TELT), gli apparati repressivi (magistraura, forze dell’ordine, ecc.) e infine il sistema delle Amministrazioni Locali (Regione, Comuni, ecc.). Sono due le principali modalità di manovra adottate:

– creare uno schieramento dichiaratamente NO TAV nell’anello debole del campo nemico, gli amministratori locali dei Comuni della Val Susa, l’articolazione del potere statale più vicina alle masse popolari e proprio per questo più facilmente condizionabile dalla lotta NO TAV,

– isolare e colpire, con azioni di boicottaggio e sabotaggio, forze e gruppi d’interesse aperti fautori della costruzione del TAV: dalle aziende capitaliste che lucrano sullo sviluppo del cantiere alle forze dell’ordine impiegate come forza d’occupazione della valle.

Nell’esperienza del movimento NO TAV questo metodo di lotta ha contribuito ampiamente a rendere ingestibile la situazione nel campo istituzionale. Lo schieramento NO TAV di numerose Amministrazioni Locali e le numerose e creative iniziative da queste intraprese per contribuire alla lotta hanno ripetutamente e con successo ostacolato l’avanzamento del cantiere. Analogamente le iniziative di boicottaggio e sabotaggio, combinate all’insieme delle attività messe in campo dal movimento per allargare la mobilitazione, hanno rappresentato un ottimo strumento di lotta per fiaccare le forze del campo nemico e promuovere il disfattismo nelle sue file.

Questo è un settimo metodo di lotta che il movimento NO TAV insegna al resto del movimento delle organizzazioni operaie e popolari. Una lotta di resistenza per svilupparsi può e deve anche giovarsi delle contraddizioni che suscita nel campo nemico ed utilizzarle per conseguire il successo della lotta.

8. Resistenza alla repressione. Concepire la resistenza alla repressione come terreno d’azione per il rafforzamento della lotta al TAV, per accrescere lo schieramento solidale con le ragioni del movimento e rendere ingestibile la situazione ai fautori del TAV. È esemplare la campagna condotta dal movimento NO TAV nel 2019 contro l’arresto e la traduzione in carcere della compagna Nicoletta Dosio. L’atto di disobbedienza della compagna Dosio ai dispositivi che le imponevano gli arresti domiciliari mandò in tilt la catena di comando della repressione. Portò alla ribalta la repressione contro il movimento NO TAV e mostrò all’opinione pubblica la giustizia di classe vigente nel nostro paese, che dispiegava ingenti forze per arrestare una militante NO TAV mentre consentiva di farla franca ad ogni genere di criminale affiliati ai centri del potere reale del nostro paese (Mafia, Vaticano, Confindustria, ecc.).

Con questo ottavo metodo di lotta il movimento NO TAV insegna al movimento delle organizzazioni operaie e popolari che la repressione statale non è una scure invincibile, che è possibile resistere alla repressione e ritorcere gli attacchi repressivi contro chi li sferra.”

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