8.08.2025
Da giorni le pagine dei giornali sono occupate dalla notizia di giovani che, incappucciati, armati di spranghe e tirapugni, hanno aggredito due cittadini marocchini a Viareggio, in pieno centro. Questa aggressione è stata preceduta da altri episodi in cui analoghi gruppi si sarebbero aggirati nei pressi della stazione con l’intenzione di “ristabilire l’ordine” in città. Non sappiamo se dietro a questi episodi ci sia un carattere politico, organizzato e militante di matrice neofascista. Che tra i promotori e attuatori di queste “gesta” possano esserci simpatizzanti di estrema destra, nostalgici del Duce e quant’altro non è da escludere. Crediamo però che dietro a questi episodi ci sia anche altro su cui vale la pena aprire una discussione. Condividiamo quanto scritto dai compagni del Cantiere Sociale Versiliese (vedi qui): una riflessione che ne “apre la strada” a una più attenta, profonda e responsabilizzante, non solo di quanto accaduto a Viareggio ma in generale di quello che succede nelle periferie che abitiamo e in cui svolgiamo la nostra attività politica.
Il progressivo abbandono da parte delle istituzioni, il degrado e l’incuria hanno fatto sentire i loro effetti anche in alcuni quartieri della città di Viareggio al punto che spaccio, bivacchi, rumori molesti e immondizia sono presenti a ogni angolo, le strade sono dismesse e piene di buche, gli alberi che costeggiano le vie sono marci e senza manutenzione.
In questi luoghi la classe dominante cerca di seppellire i problemi più evidenti che la lenta putrefazione della società capitalista produce e che non possono essere risolti al suo interno: povertà, disoccupazione, immigrazione di massa, spaccio e abuso di sostanze, degrado materiale e morale. Questa situazione costringe, e sempre più costringerà, le masse popolari che vi abitano ad agire per farvi fronte, in un modo o nell’altro. Dobbiamo quindi considerare i casi di “giustizia sommaria” per quello che sono: una forma di resistenza delle masse agli effetti della crisi generale, nello specifico al degrado delle periferie, al moltiplicarsi degli episodi di violenza frutto della miseria e dell’abbrutimento prodotti dal capitalismo morente. Data l’attuale debolezza del movimento comunista, tale forma di resistenza non può che essere spontanea, basata sul senso comune di chi si mobilita. In essa si annida la tendenza alla guerra tra poveri: non è un caso se l’aggressione del 6 agosto ha avuto come oggetto cittadini stranieri che sono il principale bersaglio della mobilitazione reazionaria. La “giustizia fai da te” è anche una manifestazione di sfiducia nei confronti delle autorità vigenti benché faccia gli interessi proprio di queste ultime! La destra moderata (PD), e reazionaria (Lega, FdI, e Co.) cavalca con la sua propaganda xenofoba e con le sue soluzioni securitarie e repressive, strumentalizza questi problemi di cui è artefice e causa.
Ma se l’esasperazione della popolazione può sfociare nella guerra tra poveri, può essere strumentalizzata dai partiti delle Larghe Intese per farsi campagna elettorale e per promuovere la mobilitazione reazionaria delle masse, può anche essere incanalata nella lotta di classe e confluire nella mobilitazione rivoluzionaria. A questo fine decisivo è l’intervento dei comunisti, degli antifascisti, degli anticapitalisti e di tutti coloro che ogni giorno agiscono contro il catastrofico corso delle cose.
Cosa significa questo? Intanto, bisogna assumere una visione di classe delle problematiche con cui ci confrontiamo senza la paura di riconoscere apertamente comportamenti antisociali che ledono gli interessi delle masse popolari che vivono nelle periferie, e agire in autonomia dalle istituzioni e dal suo apparato repressivo per prevenire e trattare le contraddizioni che si sviluppano all’interno della nostra classe. Ad esempio promuovendo azioni di “controllo popolare” con l’organizzazione di banchetti nei quartieri per raccogliere i problemi e le lamentele della popolazione, raccogliere recapiti e promuovere riunioni e assemblee, organizzare attività collettive per mettere mano all’incuria di strade e piazze come gli “scioperi alla rovescia”. Iniziative del genere, benché simboliche, servono ad affermare il concetto che per intervenire sulle cose che non vanno non basta lamentarsi ma bisogna organizzarsi e che presidiare i quartieri popolari significa occuparsi dei problemi che li affliggono, come quello dell’abbandono, della sporcizia e della mancanza di lavoro, casa e servizi. La sezione di Viareggio in occasione dell’ottantesimo anniversario della Resistenza ha organizzato una piccola ma significativa passeggiata per la città: non “solo” una visita ai luoghi della Resistenza partigiana ma anche un presidio itinerante di antifascisti e comunisti; un’occasione per parlare con la gente dei problemi di oggi e di come risolverli nell’immediato. In altre città dove ci siamo misurati con problemi analoghi abbiamo, insieme ad altri compagni, promosso comitati di disoccupati in lotta per la conquista di un lavoro utile e dignitoso consci del fatto che il lavoro è il principale aspetto su cui intervenire per ricostruire e garantire un tessuto sociale sano, per garantire condizioni di vita dignitose e combattere il degrado in cui le periferie sprofondano.
In sintesi, dalla nostra piccola esperienza abbiamo capito che la lotta contro il degrado non può essere incentrata solo sul contro, deve essere animata soprattutto dal per! Sdoganare il protagonismo popolare è il modo per eliminare dai quartieri popolari i focolai dell’infezione fascista e razzista. Se vogliamo impedire che peschino nel torbido bisogna eliminare il torbido. Bisogna promuovere solidarietà e coesione sociale tra le masse popolari. Bisogna organizzare le masse popolari. Bisogna mobilitare l’opinione pubblica popolare contro il fascismo, il razzismo, l’omofobia, come bisogna mobilitarla contro la disoccupazione, i licenziamenti, il lavoro precario e i bassi salari, il caro affitti, l’eliminazione e la riduzione dei servizi sociali e dell’assistenza sanitaria, la dequalificazione dell’istruzione pubblica, l’inquinamento, la malagestione dei rifiuti. Bisogna mobilitarci nell’individuazione e attuazione delle misure che è possibile mettere in campo sin da subito per fare fronte ai mille, grandi e piccoli, problemi che affliggono la gente che vive nei quartieri popolari.
Misure del genere costituiscono la base e la condizione indispensabili dell’ordine pubblico e della sicurezza popolare, della salute fisica e mentale di ogni individuo. Misure del genere sono anche il miglior sistema immunitario che toglie terreno all’infezione fascista e razzista.
Federazione Toscana del P.CARC

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