Mentre la città è sempre più in preda al disfacimento, le forze repressive proseguono nel loro attacco al movimento di resistenza popolare.
Evidentemente non ancora ripresesi dall’importante battaglia vinta dal Movimento No Tav nel primo grado del “Processo Sovrano”, le forze repressive con alla testa il Tribunale Speciale, la Procura e la Questura in combutta con le Larghe Intese cittadine (PD in primis) hanno intensificato la loro azione. La sempre più marcata tendenza alla guerra sul fronte esterno richiede sul fronte interno un contesto sociale pacificato, e a questo “lavorano” tutti gli apparati dello stato.
Ma hanno fatto male i conti con la realtà.
Il bollettino di guerra vede, tra gli attacchi principali, le 19 misure cautelari a compagni anarchici nell’ambito dell’operazione “City”, relativa al corteo che il 4 marzo 2023 contro carcere e 41-bis e a fianco del prigioniero anarchico Alfredo Cospito. È così iniziato il processo con l’accusa di “devastazione e saccheggio”. Poi, il 9 luglio, la DIGOS ha condotto una serie di perquisizioni per il corteo in Barriera di Milano del 6 giugno contro la morte di Hamid Bodui e per la scritta “41 bis=tortura” sull’auditorium RAI.
Mentre tre compagni tornano liberi, il 12 luglio, le misure repressive per il corteo per Ramy Elgami dello scoro gennaio alla compagna Sara sono state trasformate in domiciliari. In pieno DL Sicurezza, i motivi addotti per l’aggravamento della misura sono la cacciata dei sionisti il 15 maggio in Università e il blocco della tangenziale a Caselle durante il corteo per la Nakba palestinese il 17 maggio.
A cacciare i sionisti e a bloccare la tangenziale c’eravamo tutti! Cacciare i sionisti e bloccare la tangenziale è stato corretto: tutto ciò che va nella direzione degli interessi delle masse popolari è giusto e legittimo anche se illegale!
I domiciliari a Sara sono una chiara ritorsione per il costante contributo che la compagna dà in città e oltre. Un attacco che è quindi tutto politico e come tale va affrontato.
“Si parte e si torna insieme”: non è uno slogan, è un compito cosciente che assumiamo. Si tratta quindi di non aspettare, bensì imporre la liberazione di Sara con la mobilitazione popolare, facendo saltare i dispositivi repressivi come il DL Sicurezza. Dalle carceri alla classe operaia ci viene indicato che è possibile, oltre che necessario, violarlo fino a renderlo inapplicabile.
Non facciamoci legare le mani dalle leggi del nemico: senza avventurismi di sorta, facciamo valere la forza organizzata della solidarietà di classe. Il primo passo è prendere posizione pubblica e dare, pubblicamente, la solidarietà a Sara e tutti i compagni e le compagne sotto attacco del nemico: che tutte le realtà cittadine convergano e rilancino, come fatto con il comunicato congiunto di Torino per Gaza, CUA, Non una di meno e Potere al Popolo. Non lasciamo l’iniziativa in mano al nemico: che ognuna delle mille manifestazioni di resistenza in città contribuisca a questo obiettivo!
Nel mentre, le forze repressive mestano nel torbido incentivando terrorismo (mediatico e non): è notizia recente il raddoppio della scorta alla procuratrice generale Lucia Musti per via, si legge dalle veline dei giornali di regime, di “minacce dai Carc”. Il giochino? Quello classico: creare intossicazione e gettare confusione – scientemente, non è ignoranza – tra il Partito dei CARC e il suo Partito fratello, il (nuovo) PCI. Tale confusione serve a isolare, spaccare il fronte e a creare condizioni più favorevoli per inchieste e misure repressive. Pertanto, per mettere ordine nella confusione, ne approfittiamo per rilanciare qui il Comunicato n. 14 del Comitato di Partito “A. Gramsci” del (n) PCI “Lucia Musti è la nuova affiliata della mafia del TAV” che più di mille parole mostra quale sia la realtà.
Questo il clima che il nemico vuole instillare in città. Le responsabilità politiche sono palesi, dal sindaco Lorusso in giù: invece di investire contro il degrado nei quartieri (diversi palazzi di Barriera di Milano sono puntualmente senza acqua corrente!), lo incentivano con la militarizzazione del territorio, le speculazioni edilizie, le scorribande di fascisti e la mano libera ai padroni di smantellare l’apparato produttivo cittadino.
Mentre fanno carte false per far diventare Torino la capitale dell’industria bellica, l’unica risposta alla crisi della città che possono fornire è la repressione, fatta di zone rosse, abusi e volanti. Non hanno alcuna soluzione positiva alla crisi in corso pertanto, ai nostri nemici non restano altro che l’intossicazione e la propaganda reazionaria da un lato e la repressione del dissenso dall’altro. Quelle che sembrano operazioni di forza sono sintomi di debolezza e forzature cui la stessa borghesia non vorrebbe ricorrere per non incappare nel fuoco di ritorno della mobilitazione popolare.
Ma la parte sana e luminosa della città ha un’altra agenda: lo dimostrano le mille iniziative di base che sono linfa vitale per i nostri quartieri e per la prospettiva che stiamo costruendo. Se la città ribolle, continuiamo a rendere il paese ingovernabile e lo sappiamo bene: nei nostri quartieri fascisti, provocatori, polizia e sionisti non devono passare! Affinché questi topi di fogna smettano di insozzare la nostra città è necessario chiudere la fogna una volta per tutte!
La strada è l’organizzazione e il coordinamento dal basso in ogni strada, azienda, scuola e ospedale. Quello che serve in definitiva è unità, convergenza, organizzazione e iniziative di lotta che rendano impossibile al governo, nazionale e locale, continuare la sua nefasta opera. Questa la migliore risposta che possiamo dare agli attacchi repressivi del nemico.
Ci vediamo al Festival Alta Felicità (Borgata 8 Dicembre, Venaus – 25,26,27 luglio)!
Sara è libera!
Toccano uno, toccano tutti!

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