La Sezione di Pisa del partito dei CARC sostiene e rilancia la mobilitazione iniziata a fine giugno in solidarietà al popolo palestinese promossa dal collettivo Al-Tadamun e a cui hanno preso parte numerose realtà di movimento, politiche e sociali del territorio.
L’appello lanciato dal collettivo con l’assemblea del 12 giugno, per una mobilitazione unitaria a fronte dell’aggravarsi della situazione di guerra in corso, è un esempio positivo di quello che oggi serve per sviluppare un ampio fronte contro la guerra. Questo appello si è concretizzato nell’avvio di un percorso che ha combinato, in tempi molto rapidi, momenti di piazza e interventi sulle istituzioni locali: le realtà che hanno aderito all’appello, infatti, hanno steso una mozione popolare che chiedeva, al Consiglio Comune di Pisa, di adottare misure di boicottaggio nei confronti di Israele e della sua politica criminale.
In meno di una settimana è stato superato il numero di firme necessario per presentare la mozione che è stata depositata il 30 giugno, in concomitanza ad un corteo cittadino che ha fatto vivere per le strade della città la solidarietà a tutta la resistenza del popolo palestinese e che ha denunciato la complicità del nostro paese nel genocidio in corso. La mobilitazione ha costretto l’Amministrazione Comunale a calendarizzare la discussione della mozione, e così, il 6 luglio, i solidali hanno organizzato un’accampata davanti al Comune che ha alzato il livello di pressione verso le istituzioni alla vigilia del giorno in cui era prevista la discussione della mozione. Anche il giorno successivo, durante la discussione della mozione, si è tenuto un presidio fuori dal Comune.
Non ci dilunghiamo sui termini della discussione fatta in Consiglio, segnaliamo solo alcuni elementi, fra i quali l’assenza del primo cittadino, che si è presentato più di due ore dopo. Le principali obiezioni della maggioranza hanno riguardato l’accusa di antisemitismo e quella di non rappresentare la cittadinanza. Sulla differenza tra antisionismo e antisemitismo non sprechiamo parole, essendo conclamato come tale accusa rappresenti unicamente uno spauracchio per affossare e infangare le mobilitazioni a sostengo della resistenza palestinese. Fin troppo semplice da smontare anche l’accusa di non essere “rappresentativi”: in soli cinque giorni sono state raccolte centinaia di firme, ma soprattutto il fatto che le masse popolari non vogliono essere complici del genocidio è dimostrato dalla forza della mobilitazione in solidarietà al popolo palestinese, che in questi due anni ha invaso la città a partire dalle scuole, dalle università, passando per i lavoratori della filiera della guerra e quelli del resto del tessuto produttivo locale. La mozione popolare promossa dal collettivo Al-Tadamun è molto più rappresentativa di quanto non lo siano i partiti delle Larghe Intese e l’Amministrazione Conti, che ogni giorno di più manifesta il proprio scollamento dalle masse popolari!
La seduta si è conclusa con 11 voti favorevoli e 19 contrari. A fine seduta il sindaco è dovuto uscire dalla porta del retro, facendosi scortare dalle forze dell’ordine. Dall’esito di questa esperienza ricaviamo almeno tre elementi utili a tutto il movimento di lotta in solidarietà al popolo Palestinese e contro la spirale di guerra in cui il Governo Meloni trascina il nostro paese:
Come primo dato, c’è il fatto che l’Amministrazione comunale è stata costretta dalla mobilitazione popolare a prendere posizione sul genocidio in corso in Palestina e a rompere l’assordante – e opportunista – silenzio degli ultimi mesi: anche prima di questo episodio sapevamo da quale parte stavano, ma sono stati smascherati pubblicamente davanti alla cittadinanza di Pisa.
In secondo luogo, il fatto che alcuni esponenti del PD abbiano votato a favore di una mozione che conteneva elementi di analisi e politici in contrasto con le posizioni espresse e portante avanti nelle scelte politiche del proprio partito di riferimento è un dato che alimenta contraddizioni all’interno dell’altro polo delle Larghe Intese. L’opposizione al genocidio in Palestina passa dalla lotta contro il traffico di armi e per la chiusura delle basi USA-NATO nel nostro paese.
Infine, il fatto che i solidali abbiano fatto scappare il sindaco – costretto dalla vergogna a coprirsi il volto con le mani! – è l’ennesimo esempio della distanza tra le istituzioni e la cittadinanza ed è sintomatico della difficoltà oggettiva da parte di chi governa la città a interfacciarsi con le masse popolari oltre alle mura protette del Comune.
L’approvazione della mozione in Consiglio Comunale non era certo il fine, ma uno dei mezzi attraverso il quale sviluppare ad un livello superiore la mobilitazione e l’’organizzazione popolare per far fronte agli effetti più devastanti della guerra. Per questo è necessario adesso proseguire, raccogliere l’esperienza condotta, portarla in altri contesti affinché possa essere emulata, continuare a riempire le piazze e le strade di tutto quel fermento popolare che alimenta ingovernabilità dal basso.
Il movimento dei solidali, ora, deve pretendere che tutti gli eletti che hanno votato a favore della mozione siano conseguenti, attuino nella pratica quanto sostenuto anche a gran voce da alcuni, mettendo al servizio della mobilitazione dal basso il proprio ruolo che deve essere verificato a partire dai fatti e dalle azioni concrete, non certo dalle parole. Deve spingere affinché questi si facciano promotori della presentazione di mozioni come quella discussa a Pisa in altri comuni della città dove amministrano e diano battaglia per farla approvare. Affinché sostengano mobilitazioni di piazza come quella promossa da Stop Rearm sul territorio e portino a partecipare il proprio elettorato, non per fare delle passerelle, ma per contrastare le politiche scellerate di questo Governo e creare crepe all’interno di tutto il sistema delle Larghe Intese. Con questi esempi potranno mostrare il vero sostegno alla causa palestinese e contribuire allo sviluppo della più ampia partecipazione popolare.
In questo mese hanno luogo due importanti mobilitazioni contro la guerra a Camp Darby: quella della rete Disarmiamoli il 13 luglio e quello della rete Stop Rearm il 19 luglio. Il fatto che non ci sia stata la disponibilità degli organizzatori a far convergere i due momenti è un elemento negativo, indice delle debolezze alle quali il movimento contro la guerra deve ancora fare fronte. Debolezze e limiti che, in un territorio come quello di Pisa, che presenta notevoli criticità stante l’alto livello di militarizzazione e il ruolo strategico nella scacchiera della guerra, rallentano di molto lo sviluppo della lotta. Al netto di questo dato politico, si tratta di momenti molto importanti ai quali aderiamo e sui quali chiamiamo a convergere la più ampia partecipazione da parte delle organizzazioni popolari, studentesche, di lavoratori, politiche e sindacali.
Infine, un altro appuntamento importante per sviluppare il lavoro di costruzione del fronte unito contro la guerra che serve, si terrà nell’ambito della Festa nazionale di Riscossa Popolare (31 luglio-3 agosto, Circolo Arci Putignano), nella giornata del 31 luglio, in cui si svolgeranno il dibattito “il movimento italiano in solidarietà al popolo palestinese”(ore 17:30) e il dibattito “Partigiani della Pace” (ore 21:30), che vedrà la presenza di eletti, amministratori locali, movimenti e cittadini per sviluppare il movimento di massa contro la guerra e il genocidio in Palestina.
Sezione di Pisa del Partito dei CARC

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