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[Torino] Interviste alle Rsu di Leonardo e Lear

Sezione di Torino by Sezione di Torino
Luglio 13, 2025
in Federazione Piemonte, Sezione di Torino
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Pubblichiamo le interviste alle Rsu di Leonardo e di Lear, rispettivamente del comparto bellico e automotive.

Due settori cioè, strutturali per l’apparato produttivo torinese e che mostrano la sua polarizzazione. Mentre è in pieno smantellamento quello dell’automotive a partire da Stellantis, Torino accelera nel diventare “capitale” dell’industria bellica nel contesto della Terza guerra mondiale in corso.

Le rilanciamo congiunte non solo perché forniscono una plastica diapositiva delle reali condizioni in cui siamo chiamati ad intervenire per invertire la rotta, ma anche perché è in costruzione, in città e in più ambiti, una rete di coordinamento tra singoli e realtà. Ciò rappresenta parte della prospettiva che dobbiamo, necessariamente, tessere ed entrambi questi settori produttivi sono pilastri per fomentare la riscossa operaia e popolare cittadina.

Avanti quindi nell’organizzarsi e coordinarsi in ogni posto di lavoro: muoviamo noi una guerra di liberazione nazionale da padroni e loro complici delle Larghe Intese!

***

Intervista a Mariano Pusceddu – Rsu Fiom Leonardo-Caselle

Puoi presentarti e illustrarci come sta procedendo la mobilitazione dei lavoratori Leonardo per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici e che risultati ha prodotto?

Sono un RSU Leonardo e delegato Fiom dapprima in Aeritalia, poi Alenia, poi Finmeccanica e poi Leonardo, ininterrottamente dal 1992. La mobilitazione procede relativamente bene anche se in forma non completamente omogenea, sia nelle adesioni che sulla percezione dell’importanza della contrattazione.

Che bilancio fai della lotta in corso e cosa serve fare? Quali altri metodi e strumenti di lotta vanno messi in campo per procedere, ad un livello superiore, nella lotta?

Il bilancio è relativamente positivo in quanto ha prodotto irritazioni e sussulti in e da Leonardo verso Federmeccanica, l’associazione datoriale, ma purtroppo senza risultati concreti al momento se non l’apertura di un incontro al 15 luglio prossimo. È difficile ipotizzare nello specifico cosa sarebbe più proficuo in termini di risultati dal punto di vista delle iniziative. Sicuramente, la lotta e i disagi alle aziende sono gli elementi che tradizionalmente hanno sempre pagato meglio. Indubbiamente.

Voi siete direttamente coinvolti nello “sforzo bellico” dell’Italia: che prospettive e che ruolo possono e devono avere, a tuo parere, gli operai che fanno questo tipo di produzione?

In tutta franchezza non esiste questa percezione da parte delle lavoratrici e lavoratori di questo “sforzo bellico” così come lo si vuole intendere, in quanto chi opera nei nostri stabilimenti lo fa da sempre su quella tipologia di prodotti, non è una novità di questo ultimo periodo così come lo vedete voi da fuori. Potenzialmente se si fermasse chi produce armi, determinerebbe un risultato ottimale, purtroppo credo ci si trovi ben lontano da quell’obbiettivo e da quella consapevolezza come classe anche se ci sono dei sommovimenti in questa direzione, come le prese di posizione di alcune Rsu del settore (vedi Avio Aero e Leonardo – ndr).

Il capitalismo è in crisi profonda e il mondo è in fiamme, ma per far fronte alla spirale della terza guerra mondiale cresce la resistenza spontanea e ci sono una quantità di iniziative di lotta. Come pensi si possa legare la lotta per il rinnovo del Cccl alla mobilitazione generale, stante il ruolo storico dei metalmeccanici e della classe operaia nella lotta di classe del nostro paese?

Se il capitalismo sia in crisi, in ottima salute o stazionario, francamente non saprei scommetterci, anche perché è da troppo tempo che si dibatte sulle ipotetiche precarie condizioni di salute del capitale, ma di sicuro chi continua ad agonizzare sempre peggio sono le classi sociali meno abbienti, compresa la classe lavoratrice che è in continuo arretramento dal punto di vista delle condizioni salariali e di diritti, e la “non partecipazione” ai referendum per poter recuperare diritti importanti come l’Art.18 per gli assunti dopo il 2015, dimostra anche scarsissima consapevolezza di tale condizione. Il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici se da un lato è un elemento di lotta e rivendicazione delle condizioni nel mondo del lavoro, pur partendo anche da condizioni di disomogeneità, dall’altro rischia di distogliere dalla condizione generale mondiale, perché sposta l’attenzione su aspetti individuali di classe e categoria, almeno dal punto di vista dei lavoratori non da parte di chi cerca di condurre le iniziative dal fronte sindacale, che cerca di imporre una visione più generale, e non da parte dell’intero fronte dei delegati.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Siamo di fronte ad un decadimento costante del livello di coscienza e consapevolezza da parte dei lavoratori, le nuove generazioni che man mano entrano in fabbrica, si sostituiscono ai vecchi che fuoriescono, con livelli di politicizzazione e sindacalizzazione importanti, le nuove giovani assunzioni pur possedendo livelli di istruzione superiori al passato, trasportano con loro scarsa capacità critica e consapevolezza di appartenenza alla classe lavoratrice, almeno in Leonardo, in ambito impiegatizio, ma non solo. Risulta sempre più faticoso coinvolgerli nelle iniziative anche le più banali quali le assemblee, tale disinteresse ed indifferenza sono dettati sicuramente da una condizione ottimale e per certi versi privilegiata rispetto ad altre realtà più in crisi, ma anche da una complessiva mancanza di empatia verso chi versa in condizioni peggiori dalle proprie. Capisco sia complicato da comprendere da parte di chi mette in campo impegno quotidiano in ambito sociale e politico, come voi, ma purtroppo l’evoluzione/involuzione della società dei nostri tempi, produce anche queste deformazioni sociologiche. Tutto ciò non deve essere interpretato come un segno di resa bensì come una precisa ed utile consapevolezza della realtà, al fine di poterla orientare al meglio.

***

Intervista a Domenico Ciano – Rsu Lear Grugliasco

Puoi presentarti e darci aggiornamenti sulla situazione alla Lear?

Lavoro dal 1993 alla LEAR, una multinazionale che produce sedili per auto con 300 stabilimenti in tutto il mondo. Qui a Grugliasco, si sono prodotti molti modelli secondo quello che si faceva a Mirafiori e Rivalta e negli ultimi anni si producevano quelli per Maserati che venivano prodotte nello stabilimento di Mirafiori e nello stabilimento su corso Allamano di AGAP.

Purtroppo negli ultimi anni calando la produzione delle Maserati e non acquisendo la produzione della nuova 500, sia quella tradizionale sia quella elettrica che dovrebbe essere prodotta alla fine dell’anno, siamo destinati a rimanere senza lavoro. La nostra multinazionale produce solo vicino al costruttore finale quindi è impensabile che si metta a fare qua della selleria che viene prodotta in Francia o in Germania o altrove.

Siamo 380 dipendenti, la maggioranza con più di 50/55 anni, 30% componente femminile, molti con ridotte capacità lavorative, condizione questa data proprio dal lavoro che abbiamo fatto. Il lavoro della selleria è un lavoro ad alta intensità manuale, per cui negli anni ha prodotto molte tendinite, epicondilite, sindrome del tunnel carpale, cuffia rotatoria.

Per il momento, abbiamo un ammortizzatore sociale in deroga al contratto di solidarietà che scade il 31 dicembre 2025, quindi a meno che non esca fuori qualcos’altro siamo destinati a rimanere disoccupati alla fine dell’anno.

Ci sono aggiornamenti su questo fronte?

Faccio l’RSU da più di 30 anni, RSU e RLS. Pertanto, conosco bene tutta la situazione anche perché ho fatto anche parte del CAE (Comitato Aziendale Europeo) per diversi anni quindi ho un quadro generale. Ora, abbiamo una trattativa da circa 2 anni al Ministero a Roma con un prossimo incontro del 22 luglio. Ci han parlato di un ipotetico acquisitore (il 15esimo per l’esattezza!) che potrebbe essere interessato a metà della forza lavoro. Un acquisitore dove l’azienda dice di aver fatto un accordo di riservatezza, quindi non ci è dato sapere né chi è né dove lavora né il campo né quanti sono… così quindi non abbiamo notizie certe di che cosa aspettarci. Chiaro, se chi acquista dovesse prendere solo parte dei lavoratori, avrebbe meno problemi. Perché meno siamo e più facile sarà poi da gestire.

Che prospettive vedi?

Questa è la situazione in generale ma noi siamo stati per un mese/mese e mezzo fuori dalla fabbrica – l’inverno scorso – e siamo finiti su tutti i giornali per cercare di avere più visibilità possibile: ora dobbiamo capire, dopo le ferie da settembre in poi, che cosa organizzeremo sempre nell’ambito della visibilità. Rimanere senza neanche un ammortizzatore sociale è una catastrofe, non è che qua si trova lavoro facilmente in un’area come Torino, con queste età e con queste caratteristiche. Nemmeno la ricollocazione nel settore bellico è per noi possibile.

A Torino tutto quello che riguarda l’auto, tutto quello che riguarda l’indotto auto è in crisi: ad esempio, sulla selleria ora si fa solamente l’assemblaggio quindi il lavoro è ridotto al minimo. Invece, il sedile invece della Maserati ti dava tanto da lavorare perché era un sedile complicato con molte componenti. Quindi c’era bisogno di molta manodopera, anche per i subfornitori che fornivano le varie componenti. Noi siamo specializzati in produzione di grandi numeri, dei quali non se ne parla più.

Ma a settembre sicuramente riprenderemo “visibilità”…

Vuoi aggiungere altro?

Noi sul discorso della guerra non siamo mai stati coinvolti ma è normale che a livello personale non sono felice che l’unico lavoro che rimane è produrre le armi. Sarebbe buono produrre gli aerei da trasporto, le ambulanze o tutto quello che serve nel e al sociale. Non possiamo essere felici di produrre le armi, sicuramente noi come azienda non verremo inseriti nella produzione delle armi perché comunque noi facciamo sedili per auto, la caratteristica di questo fare sedili per auto è che senza le auto i sedili non hanno senso di esistere.

Torino non va bene… Torino va bene il centro, ci sono i turisti, bei negozi, le vetrine, il tennis, i vari eventi che sicuramente portano lustro. Però come ci si sposta due passi dal centro si vede proprio la gente senza lavoro. La gente non paga neanche più le spese di casa, la gente oramai è alla ricerca di dove può spendere poco anche per mangiare… Avere dei figli e dargli un futuro deve essere la base per tutti: io ho due ragazze di 18 e 20 anni, il pensiero di non avere i soldi per poter far loro continuare gli studi… è questa la preoccupazione, di questo che bisognerebbe essere preoccupati. Per questo è importante, è il mio augurio e interesse, che ci si unisca, partecipando alla lotta insieme ed essere visibili.

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