Questo primo articolo ha l’obiettivo di illustrare, molto sinteticamente, lo sviluppo delle forze produttive che stanno alla base del ruolo che la Repubblica Popolare Cinese sta assumendo a livello internazionale.
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La lotta tra due linee e la costruzione del socialismo nella Rpc
Dopo la morte di Mao nel 1976, la destra del Partito Comunista Cinese (Pcc), guidata da Deng Xiaoping, assume il potere nel 1978 e avvia uno sviluppo fondato sulla via borghese, sintetizzato nel celebre slogan rivolto alla borghesia cinese: “Arricchitevi”.
Come mostrano però i compagni del (n)Pci nell’articolo “Il ruolo attuale della Rpc nel sistema delle relazioni internazionali, il ruolo del Pcc nel Mcco internazionale e la costruzione del socialismo in Cina” pubblicato su La Voce n. 76, questo stato di cose comincia a cambiare già dai fatti di Piazza Tienanmen. Da qui prenderà avvio un processo che, nell’arco di due decenni, porterà la sinistra a riprendere la direzione del Partito e del paese: “Sotto la direzione dell’ala destra del Pcc l’apertura della Rpc ai gruppi imperialisti stranieri arrivò però al punto che questi nel periodo aprile-giugno 1989 (“incidenti di P.zza Tienanmen”), probabilmente illusi dal successo che stavano avendo in Urss con Gorbacev e Eltsin, tentarono di instaurare in Cina la direzione di esponenti politici borghesi e rovesciare il Pcc, cosa che avrebbe riportato la Cina sotto il loro dominio. Ma neanche la destra del Pcc si adattò a simile prospettiva e, capeggiata dallo stesso Deng, stroncò il tentativo dei gruppi imperialisti esteri e dei loro seguaci e alleati cinesi. Persino il segretario generale del Pcc (Zhao Ziyang), eletto nel 1987 dal 13° Congresso e quindi in carica solo da due anni, nel 1989 venne sostituito senza congresso nazionale (il 14° Congresso del Pcc si riunì solo nel 1992) con Jiang Zemin, che rimase in carica tredici anni. Tienanmen aveva mostrato anche alla destra del Pcc che la via promossa da Deng comportava rischi persino per l’indipendenza politica della Rpc e la mancanza di coscienza di classe della destra del Pcc venne compensata dal suo attaccamento all’indipendenza nazionale. Questo diede nuova forza alla sinistra nel Pcc.
L’elezione a segretario generale di Xi Jinping nel 2012 (18° Congresso del Pcc) segna il ritorno della sinistra alla direzione del Pcc e della Rpc e l’inaugurazione di una nuova via che riguarda in Cina lo sviluppo dei tre pilastri del socialismo e una trattazione conseguente della lotta tra le due classi e delle contraddizioni aventi carattere di classe”.
La ripresa della via socialista emerge anche dall’analisi che i compagni del (n)Pci fanno dei rapporti di produzione in Cina e del ruolo del Pcc (vedi l’articolo “Sulla gestione delle aziende nella Repubblica Popolare Cinese” pubblicato su La Voce n. 78), traendo la conclusione che: “Il Pcc, lo Stato della Rpc, il suo governo centrale e i governi locali controllano l’intera struttura delle aziende produttive di beni e servizi, le loro importazioni ed esportazioni, il sistema bancario e finanziario, benché la produzione non sia realizzata esclusivamente da aziende statali […]. La conclusione è che quello cinese è un sistema socialista con le sue peculiari caratteristiche: governato dal Pcc e da organizzazioni di massa a esso associate, con capitalisti (borghesia nazionale) e artigiani che obbediscono alle leggi e ai regolamenti stabiliti dallo Stato che interviene sistematicamente sui rapporti di lavoro e di distribuzione del prodotto con obiettivi di pubblico dominio, cioè discussi apertamente in organismi pubblici”.
Questo è il fondamento dei suoi straordinari successi. Nella fase attuale infatti non si tratta più, in termini di sviluppo delle forze produttive, di percorrere la strada già tracciata dai paesi imperialisti, ma di andare oltre: solo la ripresa della via socialista poteva permettere alla Rpc di fare questo balzo in avanti.
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La Cina conquista il futuro: la via socialista per l’avvenire dell’umanità
Lo sviluppo delle forze produttive nella Repubblica Popolare Cinese (Rpc) ha compiuto negli ultimi dieci anni un salto di qualità. Il paese ha vissuto uno sviluppo epocale. È passato dall’essere la fabbrica del mondo, che basava la sua economia sull’esportazione di merci a basso valore aggiunto e contenuto tecnologico, all’essere un paese all’avanguardia in tutti i settori. Basta vedere un video su internet di qualche futuristica città o infrastruttura cinese per rendersi conto di quanto la Cina sia progredita.
Gli straordinari risultati degli ultimi anni sono il prodotto di una pianificazione concepita e realizzata in maniera organica nel corso di un decennio, combinando lo sviluppo del ruolo dirigente svolto dal Pcc – anche rafforzando la sua presenza nelle aziende pubbliche e private – con la più ampia mobilitazione delle masse popolari: attraverso campagne contro la corruzione, che in dieci anni hanno colpito milioni di funzionari e migliaia di alti dirigenti (anche grazie allo sviluppo di app che permettono di segnalare i corrotti) e campagne ideologiche di promozione del pensiero di Xi Jinping, portate avanti attraverso l’istituzione di corsi e momenti di discussione nelle scuole, università, nelle aziende e, naturalmente, all’interno del Partito. A queste va aggiunta la mobilitazione di massa promossa per fare fronte alla pandemia, che ha permesso al paese di uscire al meglio da quel periodo di difficoltà (vedi gli articoli “Mantenere la lama pulita”: la campagna anti corruzione di Xi entra nella fase avanzata”, pubblicato il 16/7/2023 su InsideOver e “Why are China’s workers studying ‘Xi Jinping Thought’?”, pubblicato il 7/9/2023 su Al Jazeera).
Questo percorso inizia nel 2013, con il lancio del progetto “Belt and Road Initiative”: ingenti investimenti in paesi terzi, destinati soprattutto a migliorarne le infrastrutture e, al contempo, a sviluppare i collegamenti commerciali tra la Rpc e il resto del mondo, in una logica di vantaggio reciproco.
Nel 2014 il Pcc introduce poi il concetto di “New Normal”, cioè della costruzione di un nuovo modello economico fondato sulla qualità più che sulla quantità e sull’espansione del mercato interno più che sulle esportazioni. Questo orientamento si concretizza con l’elaborazione del piano “Made in China 2025” – varato nel 2015 e attuato attraverso il tredicesimo e il quattordicesimo piano quinquennale – che avvia questa profonda ristrutturazione dell’economia cinese con grandi investimenti in settori chiave ad alta tecnologia.
Infine, nel 2020, viene lanciata la “Dual Circulation Strategy” – anche questa implementata nel quattordicesimo piano quinquennale varato nel 2021 – volta a ridurre ulteriormente la dipendenza dalle esportazioni e dagli investimenti di capitali esteri e a incrementare l’autosufficienza tecnologica (vedi l’articolo “Il senso della “Dual Circulation Strategy”, pubblicato il 27/3/2021 su Aspenia Online).
Questi piani hanno avuto pieno successo: in dieci anni la Rpc ha ristrutturato profondamente la sua economia e ha superato i paesi imperialisti in moltissimi campi, raggiungendo sostanzialmente l’autosufficienza a livello di filiera industriale (esclusi alcuni settori specifici come semiconduttori e pochi altri).
È all’avanguardia per quanto riguarda le infrastrutture: ha sviluppato la rete ferroviaria ad alta velocità più estesa al mondo (oltre 42 mila chilometri nel 2024, cioè più di due terzi del totale mondiale), una rete elettrica modernissima con centinaia di centrali idroelettriche, solari ed eoliche e linee di trasmissione a ultra-alta tensione (Uhv) che trasportano energia su migliaia di chilometri.
Ha poi costruito in tempi rapidissimi centinaia di nuove stazioni ferroviarie, porti, aeroporti, sviluppato sistemi di pagamento avanzati, creato lo Yuan digitale in grado di effettuare transazioni internazionali in tempi ultraveloci (costituendo una potenziale alternativa al sistema Swift dominato dagli Usa) e realizzato le prime città “intelligenti”, dove tecnologie digitali e intelligenza artificiale vengono usati per ottimizzare la gestione del traffico, delle infrastrutture, dei servizi ai cittadini (vedi gli articoli “China’s operating high-speed railway hits 47.000 km”, pubblicato il 26/12/2024 su ChinaDaily.com e “A bullet train for power: China’s ultra-high-voltage electricity grid”, pubblicato il 15/11/2024 su Bbc.com).
È poi il primo paese rispetto alla ricerca scientifica: per numero di scienziati e di pubblicazioni, con la Chinese Academy of Sciences che è oggi la prima istituzione scientifica al mondo per volume di ricerche. Ed è il primo paese nell’applicazione tecnologica.
Produce il più alto numero di laureati Stem (cioè in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) al mondo, 4.5 milioni in media ogni anno, mentre già da quest’anno sono stati istituiti nelle scuole primarie e secondarie corsi sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
È leader mondiale nel settore delle telecomunicazioni e in particolare del 5G e un attore di primo piano nella produzione di super computer: attualmente sta lavorando alla realizzazione di uno in orbita attorno alla terra, costituito da 2.800 satelliti.
È il solo paese ad aver mandato una spedizione sulla faccia oscura della Luna (operazione complicatissima, per la difficoltà di fare arrivare in quella zona i segnali radio necessari a guidare la sonda) e ad avere una propria stazione spaziale, completata nel 2022 (vedi gli articoli “Vi spiego l’egemonia cinese nelle Stem”, pubblicato il 25/5/2025 su Start Magazine e “La Cina domina la ricerca scientifica in quasi il 90% delle tecnologie critiche”, pubblicato il 1/9/2024 su Il Grand Continent).
È all’avanguardia nello sviluppo e uso delle IA, soprattutto per quanto riguarda l’automatizzazione industriale (oltre alla già citata gestione delle città).
Basti pensare che nel solo 2022, la Cina ha installato 290.367 robot industriali, che rappresentano il 52% delle installazioni totali del mondo e superano quelle complessive di Stati Uniti e Giappone messi assieme. Nel frattempo, sono state realizzate le prime fabbriche completamente automatizzate, come quella di Xiaomi a Changping (vedi l’articolo “China’s Dark Factory Revolution: The Rise of Fully Automated Manufacturing Without Workers or Lights”, pubblicato il 19/3/2025 su Foreign Affairs Forum).
Ma è avanti anche per quanto riguarda l’intelligenza artificiale generativa: il modello DeepSeek, pubblicato a inizio 2025 con licenza open source (quindi liberamente accessibile alla comunità di ricerca, a differenza degli altri) ha eguagliato le capacità dei modelli promossi dai colossi a stelle e strisce, con un investimento di appena 6 milioni di dollari, a fronte di investimenti miliardari dei concorrenti occidentali, e con un’efficienza energetica nettamente superiore (vedi l’articolo “IA: DeepSeek, botte e risposte fra Usa e Cina”, pubblicato il 28/1/2025 su The dot cultura).
È anche il primo paese per produzione di energie rinnovabili e veicoli elettrici e in generale è all’avanguardia nella lotta all’inquinamento. Nel 2024, il 64 % dei nuovi impianti eolici e solari installati nel mondo è avvenuto in Cina, che al contempo ha prodotto quasi 18 milioni di auto elettriche (vedi l’articolo “Renewable energy jumps to new high, powered by China solar boom”, pubblicato il 26/3/2025 su Ap News).
Questo grande sviluppo economico è stato poi la base per un corrispondente progresso sociale.
Nel 2020 la Cina ha dichiarato ufficialmente di aver eliminato la povertà assoluta, mentre i salari sono cresciuti del 160% dal 2008 al 2023 (nei paesi imperialisti sono stagnanti, in Italia, Giappone e Regno Unito sono addirittura calati) (vedi il “Global Wage Report – Rapporto globale sui salari 2022/2023”, pubblicato sul sito dell’International Labour Organization).
Nello stesso periodo la spesa pubblica per la sanità è aumentata ogni anno in media del 16,3%, il numero di letti ospedalieri del 48,6% e gli operatori sanitari del 36,7%. Anche la spesa pubblica per l’istruzione è cresciuta rapidamente, più che raddoppiando in termini assoluti tra il 2013 e il 2023 (vedi gli articoli “Health reform in China: Developments and future prospects”, pubblicato su Healthcare Sciences il 22/9/2022 e “Education in China over the Past 10 Years”, pubblicato il 13/9/2022 sul sito dell’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese nel Regno del Belgio).
Insomma, mentre i paesi imperialisti sprofondano nella crisi, la Rpc riprende la marcia della costruzione del socialismo, divenendo nel giro di un decennio il paese più avanzato del mondo. L’incredibile sviluppo della Rpc, nel contesto della crisi generale del capitalismo, dimostra la superiorità del socialismo e indica la via per il futuro dell’umanità. Che non significa che ogni paese seguirà il modello di socialismo cinese e tanto meno che la Rpc esporterà il comunismo nel mondo e risolverà per noi il problema della rivoluzione socialista dei paesi imperialisti. Vuole dire invece che il suo esempio indica una strada che i comunisti e le masse popolari di ogni paese devono conquistare attraverso un percorso rivoluzionario che non può essere importato, né imposto dall’esterno, ma deve svilupparsi secondo le caratteristiche specifiche e particolari di ogni paese.





