Noi sosteniamo che tutte le iniziative intraprese dai partiti del campo largo che vanno nel senso di alimentare la mobilitazione delle masse popolari contro la Terza guerra mondiale e contro il governo Meloni sono iniziative positive. Indipendentemente dagli obiettivi che i partiti del campo largo perseguono e dal fatto che le parole d’ordine che promuovono siano incomplete, “ambigue” e in certi casi persino fuorvianti.
Le riteniamo positive perché contribuiscono ad allargare il campo di coloro che si mobilitano, contribuiscono a trasformare il malcontento di una parte delle masse popolari in protesta, danno la possibilità di partecipare a chi altrimenti rimarrebbe a casa a coltivare individualmente la propria indignazione per il corso attuale delle cose.
Questa particolare capacità di allargare la portata della mobilitazione è specifica dei partiti del campo largo, del Pd e dei suoi cespugli e addentellati, poiché essi sono ancora autorevoli agli occhi di una parte dei lavoratori e delle masse popolari, nonostante abbiano dato ampie dimostrazioni di sottomissione ai padroni italiani e stranieri, alla Nato, alla Ue, ai sionisti e al Vaticano.
Per chi ha l’obiettivo di far crescere un movimento unitario e di massa contro la Terza guerra mondiale e le proteste contro il governo Meloni, le iniziative dei partiti del campo largo sono un’occasione, non un ostacolo.
Allo stesso tempo, noi sosteniamo che ogni metro lasciato ai partiti del campo largo circa la direzione del movimento delle masse popolari è una concessione al nemico: ai padroni italiani e stranieri, ai guerrafondai, ai servi della Nato, dei sionisti, della Ue e del Vaticano. Perché i vertici dei partiti del campo largo sono essenzialmente questo.
La giusta dialettica rispetto ai partiti del campo largo, sulla base della quale noi ci regoliamo e ci comportiamo, pertanto è la seguente: valorizzare la loro capacità di mobilitazione (per quanta ne hanno), usarla per contendere loro l’influenza e la direzione sulle masse popolari. Quelle che riescono a organizzare facendo leva sul malcontento per le misure che oggi sono sì imposte dal governo Meloni, ma che ieri erano loro stessi a imporre (e che tornerebbero a imporre, avendone la possibilità).
Ci trasmette fiducia constatare che non siamo gli unici, nel movimento comunista italiano, a regolarsi e a comportarsi così. Ci sono organismi e partiti che stanno dando prova di voler superare il settarismo, l’estremismo e la politica della mera testimonianza in favore di un’azione più incisiva nella costruzione di un movimento popolare, unitario e di massa contro la Terza guerra mondiale e contro il governo Meloni.
Tra questi, forse l’esempio più significativo è dato dal Fronte della Gioventù Comunista che ha partecipato sia alla manifestazione del 7 giugno indetta dal campo largo a Roma, sia a quella del 21 giugno indetta dalla Rete Stop Rearm Europe. Sono segnali molto incoraggianti, che indichiamo a quanti vogliono rafforzare e sviluppare questa tendenza.
Noi sosteniamo che nell’ambito della giusta dialettica rispetto ai partiti del campo largo rientra anche l’aprire contraddizioni nella narrazione che i dirigenti di quei partiti fanno di loro stessi e dei loro partiti e del ruolo che loro stessi e i loro partiti stanno svolgendo.
Il 21 giugno abbiamo (brevemente) contestato Giuseppe Conte. Lo abbiamo fatto non solo perché alcune delle sue posizioni rispetto alla Terza guerra mondiale, al governo Meloni, alla Ue e alla Nato sono discutibili (come si coniuga l’essere contro la Terza guerra mondiale, ma non contro la Nato e per l’uscita dell’Italia dalla Nato?), ma soprattutto perché alle tante dichiarazioni avanzate, progressiste rilasciate a uso e consumo dei media, Conte non fa seguire uno straccio di iniziativa concreta.
Ad esempio, non spinge i gruppi parlamentari a fare delle aule un campo di battaglia contro la guerra senza esclusione di colpi che il governo Meloni sta conducendo contro i lavoratori e le masse popolari, anzi.
Il M5s, che oggi si copre dietro il fatto che “non ha incarichi o ruoli di governo”, omette però di dire che la Presidente della Regione Sardegna – che un ruolo di governo ce l’ha eccome – ha dato il patrocinio della Regione all’esercitazione militare Joint stars, tentando pure di farla passare come un’iniziativa benefica. È successo il 10 maggio scorso, non dieci anni fa. Ma Conte fa finta di non vederlo…
Sono lontani i tempi in cui i deputati del M5s, era il 2013, occuparono il tetto del parlamento per “fare come gli operai”.
Noi sosteniamo anche che, esattamente come bisogna contestare ogni evidente ipocrisia, incoerenza e strumentalizzazione dei vertici dei partiti del campo largo, allo stesso modo bisogna valorizzare quello che di positivo fanno gli eletti, i deputati, i senatori, gli amministratori locali.
Non sono tutti dei “miseri servi di partito”, come andava di moda dire negli anni Settanta e Ottanta: fra di loro c’è gente che davvero cerca di usare il proprio ruolo in modo positivo, per gli interessi delle masse popolari e per la lotta di classe.
Ecco, questa gente non va lasciata alla mercé dell’ala destra dei loro partiti, non va isolata e la sua iniziativa non va banalizzata. Se la “fedeltà” al proprio partito o al proprio gruppo dirigente impedisce loro di prendere iniziative più efficaci e di fare dei passi concreti a sostegno degli organismi operai e popolari, allora bisogna indirizzare gli organismi operai e popolari a “bersagliarli”, a “tartassarli”, a chiamarli in causa, a pretendere che si mobilitino in prima persona.
Infine, siamo convinti che non ci sia un’altra giusta dialettica rispetto ai partiti del campo largo, in questa fase. Di conseguenza, riteniamo ugualmente arretrata sia la linea di chi vuole portare le masse popolari a sottomettersi al campo largo riproponendo la via elettorale del meno peggio, sia la linea di chi promuove il boicottaggio delle mobilitazioni promosse dal campo largo denunciando il pericolo di strumentalizzazioni elettorali che, evidentemente, ha in animo di compiere lui stesso.






