Il 21 giugno scorso a Roma, presso la sede dell’Uaar, si è tenuta l’assemblea pubblica “Fermare la Terza guerra mondiale e chi la promuove” indetta dal Coordinamento Nazionale No Nato (Cnnn). L’assemblea si poneva l’obiettivo di rilanciare la lotta contro le basi Usa-Nato e la sottomissione del nostro paese a Washington, Bruxelles e Tel Aviv, centri promotori della Terza guerra mondiale, ma non solo. Aveva come obiettivo anche quello di raccogliere e rilanciare il dibattito che il Cnnn ha promosso lo scorso 21 maggio con il suo appello a Potere al Popolo e ai promotori della campagna “Stop Rearm Europe” affinché le due mobilitazioni del 21 giugno a Roma convergessero in una piazza plurale, in cui ogni organismo potesse portare le proprie istanze, parole d’ordine, bandiere e vessilli.
L’azione del Cnnn per il 21 giugno è stata un successo, lo testimoniano le 63 organizzazioni che hanno firmato l’appello, lo testimonia l’esito dell’assemblea di cui trattiamo sotto, lo testimonia il fatto che il Cnnn ha partecipato a entrambi i cortei con propri spezzoni organizzati… non male se pensiamo che è stata la sua prima esperienza di promozione di spezzoni organizzati in manifestazioni nazionali.
Tornando all’assemblea, il confronto è stato ricco e propositivo anzitutto perché ha trattato di questioni “spinose” e generalmente poco discusse tra gli organismi politici e sindacali, di problemi – come lo spirito di concorrenza e il settarismo – esistenti tra le organizzazioni che animano la mobilitazione popolare contro la guerra. Proprio perché non è stato un confronto formale, l’assemblea del 21 giugno ha dato più forza e slancio al Cnnn nella lotta per costruire un ampio fronte di forze che alimenti la lotta per fermare la Terza guerra mondiale, la Nato e il governo Meloni.
All’assemblea hanno preso parte circa quaranta persone, esponenti di diversi organismi, tra cui il Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia (Cred), il Sindacato Sociale di Base, la Fisi, Generazioni Future, l’Associazione “Per non stare a guardare”, L’interferenza, La Città Futura, Roma No Profit, l’Assemblea No War Valle del Sacco, il Tavolo uniti contro la guerra di Napoli, Jvp, Bds, il giornalista palestinese Samir Al Qaryouti e il P.Carc. Il contenuto del dibattito è di grande interesse per chiunque voglia adoperarsi per costruire un ampio fronte di lotta per fermare la Terza guerra mondiale e imporre al paese una direzione politica opposta a quella dei governi delle Larghe Intese. Sono interessanti in particolare tre punti
1. è emersa la necessità di portare fino in fondo la lotta contro il settarismo e la logica “da orticello” che contraddistingue alcune organizzazioni politiche e sindacali e che limitano il dispiegarsi del movimento contro la guerra. Rispetto a questo punto molti sono stati gli interventi di disappunto verso la mancata unità delle due piazze del 21 giugno e che hanno condiviso la necessità di contrastare con maggiore forza le logiche concorrenziali tra le organizzazioni politiche e sindacali che vogliono lottare seriamente per far fronte al disastroso corso delle cose ponendo il problema dell’unità su obiettivi immediati. Ancora, come riporta il comunicato del 25 giugno scorso del Cnnn: “è attraverso il dibattito, la costruzione dal basso, che si può costruire una mobilitazione realmente di prospettiva, che non sia appannaggio di questa o quell’area politica e che sappia mettere all’angolo quei singoli dirigenti di “area” o organismi che a parole dicono di essere per l’unità e nei fatti manovrano e operano per rompere l’unità in nome di interessi elettorali, sindacali, di bottega. Dall’assemblea del 21 giugno è infatti emersa anche la necessità di fare i nomi e i cognomi di tali dirigenti per capire, a fronte dell’estensione della Terza guerra mondiale, chi ancora pensa di poter lottare guardando irresponsabilmente solo al proprio orticello e chi invece si spende senza remore per alimentare una mobilitazione più generale contro la guerra”;
2. la consapevolezza del legame che esiste tra la Terza guerra mondiale e la guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia conduce contro le masse popolari del nostro paese. Questa consapevolezza è molto importante perché significa che ogni organismo di lotta attivo nel nostro paese non è una “goccia nell’immenso mare” della Terza guerra mondiale, ma può contrastarla portando avanti le lotte territorio per territorio. È necessario sempre di più imparare a vedere le ricadute pratiche che ha in ogni contesto lo sviluppo della Terza guerra mondiale: dagli effetti più evidenti (militarizzazione dei territori, delle scuole e università; riconversione bellica; traffico di armi; carovita galoppante; ecc.) a quelli meno evidenti ma reali, come le ulteriori mannaie contro i servizi pubblici, la cura dei territori, ecc. fino ad arrivare all’aumento della repressione. Insomma, ogni aspetto della società è in definitiva plagiato e condizionato dalla direzione che la borghesia imperialista imprime alla società: l’estensione della Terza guerra mondiale;
3. la necessità di costruire le condizioni per fare in modo che “il blocco sociale”, ossia chi si mobilita e si attiva per fermare la Terza guerra mondiale e arginare i suoi effetti, imponga la propria politica e il proprio governo.
Su questo punto, più esplicitamente, il P.Carc ha portato all’attenzione dell’assemblea due questioni.
La prima è che per attuare tutti quei punti più che condivisibili su cui il Cnnn si mobilita bisogna costruire un coordinamento nazionale di organismi che non solo lotta per rivendicarli, ma alimenta le condizioni per “un orizzonte politico”, un obiettivo politico realistico di governo alternativo a quello delle Larghe Intese.
È l’obiettivo che noi chiamiamo Governo di Blocco Popolare.
La seconda è che, nello sviluppo del movimento contro la guerra, i lavoratori devono diventare protagonisti, a partire dagli esempi di organismi operai come il Calp di Genova, il Gap di Livorno, i docenti dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, gli aeroportuali di Montichiari (BS), i Ferrovieri contro la guerra, Sanitari per Gaza.
In Italia l’opposizione alla Terza guerra mondiale è diffusa e capillare, ma manca un centro autorevole che ne promuova il coordinamento e la indirizzi verso uno sbocco politico.
La costruzione di questo centro autorevole, che noi chiamiamo fronte anti Larghe Intese, è uno degli obiettivi che chi anima la lotta contro la guerra in Italia deve porsi per non ricadere nelle logiche autoreferenziali e di bottega (di concorrenza elettorale o sindacale), oppure finire al carro del Pd e annessi. Un centro autorevole che chiami alla (e mobiliti le masse popolari nella) lotta di liberazione del nostro paese dai gruppi imperialisti Usa-Nato, sionisti e Ue; che promuova una nuova governabilità del paese, di rottura con le politiche delle Larghe Intese e più conforme agli interessi delle masse popolari.
Sono questi alcuni degli spunti da cui partiremo per promuovere l’iniziativa che terremo il 2 agosto a Pisa, presso il Circolo Arci di Putignano, durante la Festa nazionale di Riscossa Popolare.





