Il 4 giugno il decreto sicurezza è stato approvato definitivamente al Senato, con 109 voti favorevoli, 69 contrari e un’astensione, dopo aver già ottenuto l’approvazione della Camera dei Deputati. È stata quindi confermata l’entrata in vigore, avvenuta il 12 aprile.
Solo qualche giorno prima, il 31 maggio, si era svolta a Roma una manifestazione nazionale convocata dalla Rete A Pieno Regime proprio con l’obiettivo di contrastare la deriva autoritaria che il governo andava assumendo con questa legge.
Da parte dei numerosi partecipanti, circa 25 mila, è emersa la volontà di proseguire la mobilitazione violando sistematicamente, e il più collettivamente possibile, la legge.
La lotta prosegue e soprattutto la classe operaia sta dando un importante contributo.
Il 5 giugno gli operai ex Whirlpool/Beko di Siena hanno violato apertamente il decreto bloccando l’ingresso dei bilici in fabbrica dopo un grave infortunio.
Il 20 giugno, in occasione dello sciopero per il contratto indetto da Fiom, Fim e Uilm, a Bologna un corteo di migliaia di metalmeccanici non si sono fatti intimidire e hanno occupato la tangenziale; ad Ancona hanno bloccato l’ingresso al porto; a Genova hanno esposto uno striscione dal grattacielo chiamato “Matitone”; alla Fincantieri di Marghera hanno organizzato un picchetto.
Anche a Napoli i lavoratori del Si Cobas licenziati da Temi (affiliata esclusiva dell’azienda di spedizioni Gls a Napoli) sono tornati fuori dai cancelli Gls di Frattamaggiore e hanno organizzato un picchetto ignorando l’inasprimento delle pene e il ricatto del permesso di soggiorno per i lavoratori stranieri.
Questi operai mostrano che il modo migliore per affossare il decreto è la disobbedienza di massa e che vanno moltiplicate le occupazioni e le autogestioni delle aziende che i capitalisti vogliono delocalizzare, come nel caso della ex Gkn, della Beko, dell’ex Ilva, di Stellantis… l’elenco delle fabbriche e dei posti di lavoro da salvare è purtroppo lungo.
È questa la strada da percorrere: violare in maniera organizzata ogni disposizione di questa legge, impedirne nei fatti l’applicazione, tenendo saldo il principio secondo cui è legittimo tutto quello che va nell’interesse delle masse popolari, anche se illegale.
Il prossimo appuntamento è per l’11 e il 12 luglio a difesa del presidio dei lavoratori della ex Gkn e dei solidali che in questi anni hanno impedito il saccheggio dello stabilimento. La loro è diventata un simbolo delle lotte per il lavoro a livello nazionale e internazionale, un esempio di convergenza e solidarietà popolare piena di insegnamenti: basti pensare al soccorso portato alle masse popolari colpite dall’alluvione a Campi Bisenzio e in Emilia Romagna. Ora il Tribunale di Firenze ha deciso di procedere allo sgombero dell’assemblea permanente che si trova all’interno della fabbrica.
Anche nelle carceri è proseguita la ribellione dei detenuti. A Terni, Spoleto, Brissogne (AO), Arghillà (RC), Castrogno (TE), il 16 giugno i reclusi hanno dato il via a rivolte e proteste, prendendo di mira telecamere, porte, impianti elettrici e incendiando intere sezioni. Alcuni si sono rifiutati di rientrare nelle loro celle e hanno fatto esplodere bombolette di gas.
Per fare carta straccia del decreto sicurezza è determinante la mobilitazione e la lotta dei lavoratori e delle masse popolari. Bisogna moltiplicare e diffondere tutte le iniziative messe in campo fin dalla presentazione del disegno di legge, in maniera da alimentare anche le contraddizioni e le crepe presenti nel teatrino della politica borghese e nelle istituzioni.
Tutte possono essere utili, e dobbiamo renderle utili, a partire dalla presa di posizione della Corte di Cassazione che ha letteralmente smontato il decreto. Pur non essendo un parere vincolante, è un chiaro segnale delle crepe che la forzatura del governo ha aperto nel fronte delle Larghe Intese.
Quanto più si sviluppano le iniziative, le mobilitazioni e la ribellione della classe operaia e delle masse popolari, tanto più anche esponenti e “ambienti” della sinistra borghese e sinceri democratici saranno spinti a prendere posizione e ad attivarsi. E tutto ciò favorisce le condizioni per fare della lotta contro il dl sicurezza una leva per mandare a casa il governo dei nostalgici del Ventennio.





