Cinque note sulla Terza guerra mondiale in corso e sulle sue logiche soluzioni
1. Per la borghesia imperialista la guerra mondiale è lo sbocco naturale della crisi generale del capitalismo. È il risultato inevitabile della sua direzione sulla società. Non è eludibile, né scongiurabile: entro l’orizzonte della società capitalista non c’è alcuna possibilità di de-escalation o soluzione diplomatica.
L’unica alternativa alla guerra imperialista è la rivoluzione socialista. O la rivoluzione socialista previene la guerra imperialista – e questo oggi significa arrestare la Terza guerra mondiale che è già in corso – oppure la guerra imperialista favorisce le condizioni per la rivoluzione socialista, genera la rivoluzione socialista.
In questo senso, nella fase imperialista della storia, quella in cui viviamo, il contrario di guerra non è pace, ma rivoluzione. Il contrario di guerra imperialista è rivoluzione socialista.
C’è un esercito di persone sfiduciate, rassegnate allo stato di cose presente – e quindi al sistema di potere della borghesia – che sono pronte ad argomentare per ore che non ci sono le condizioni per la rivoluzione socialista, pur denunciando il pericolo della Terza guerra mondiale che incombe.
Ma le condizioni della Terza guerra mondiale e quelle della rivoluzione socialista sono esattamente le stesse.
La questione politica decisiva NON è cosa fanno o cosa non fanno Trump, Merz, Macron, Meloni, ecc. ma se, quanto e come il movimento comunista cosciente e organizzato riesce a trasformare la tendenza alla guerra imperialista in mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari NEI PAESI IMPERIALISTI. Italia compresa.
2. Veri o presunti esperti di geopolitica – modo raffinato che definisce chi ignora o nega il ruolo della lotta di classe – per mesi hanno ammorbato il dibattito pubblico con la tesi secondo cui Trump sarebbe stato un presidente di pace, che avrebbe riportato equilibrio nelle relazioni internazionali… Non c’è che dire, grazie alla geopolitica hanno preso un bel granchio…
La guerra mondiale è lo sbocco naturale della crisi generale del capitalismo e il risultato inevitabile della direzione della borghesia imperialista sulla società. Questo significa anche che non sono i singoli individui della classe dominante a determinare il corso delle cose, ma al contrario è il corso delle cose (quello che i metafisici chiamano “lo spirito del tempo”) a plasmare e selezionare gli individui a seconda dei compiti che la storia impone.
Non è stato Hitler a mettersi alla testa dei capitalisti tedeschi nella Seconda guerra mondiale, al contrario sono stati i capitalisti tedeschi a metterlo alla testa del Terzo Reich. Lo stesso vale oggi per ognuno dei caporioni dell’imperialismo.
Questo vuol dire che non c’è e non ci sarà nessun presidente o capo di Stato illuminato che potrà interrompere il vortice della Terza guerra mondiale, né potranno farlo le iniziative dei paesi che più di altri si oppongono alla Comunità Internazionale degli imperialisti Usa, sionisti e Ue: non sarà un’iniziativa della Repubblica Popolare Cinese, della Federazione Russa o tanto meno della Repubblica Islamica dell’Iran a disinnescare la Terza guerra mondiale.
Soltanto la vittoria della rivoluzione socialista in almeno uno dei principali paesi imperialisti può cambiare il corso delle cose. E l’Italia è uno di essi.
3. Il vertice Nato a L’Aja di fine giugno ha consegnato l’immagine farlocca di un gruppo di sciacalli ben affiatati e in “armonia” fra loro che omaggiano e si sottomettono a Trump. Ma l’unica attinenza con la realtà sta nel gruppo di sciacalli…
Trump ha portato a casa ciò su cui insisteva da tempo: i paesi membri della Nato alzeranno le spese militari fino al 5% del Pil entro i prossimi dieci anni. E ha chiarito pure che il flusso di denaro sarà tendenzialmente a senso unico: le armi le producono gli Usa e gli altri le comprano.
Dietro l’accordo, quindi, c’è più di un ma…
a. L’aumento delle spese militari, che incide in modo diverso da paese a paese, ha comunque per tutti un impatto rilevante e pone la questione di dove e come trovare i soldi. Di sicuro nei tagli ai servizi, alle pensioni, nell’ulteriore smantellamento della sanità e dell’istruzione, nelle privatizzazioni, ecc. Un’ulteriore “macelleria sociale” che in ogni singolo paese significherà aumento della “guerra interna” contro le masse popolari.
In ogni paese membro della Nato si aggraveranno le contraddizioni del “fronte interno” e per tutti, prima o dopo, si porrà la questione di affrancarsi da essa. Che ciò avvenga per mano di un governo nazionalista, espressione dei settori più reazionari della borghesia nazionale, o per mano di un governo espressione delle masse popolari che persegue la sovranità nazionale è la questione politica che caratterizza già oggi, e lo farà sempre di più, la politica interna di ogni paese.
b. L’ingente flusso di denaro verso l’industria bellica Usa lascia l’amaro in bocca, per usare un eufemismo, a più di un capitalista europeo, in particolare ai tedeschi e ai francesi.
Il risultato di a+b è l’esatto contrario di come viene raccontato il vertice Nato a L’Aja: altro che accordo e armonia, è un’altra crepa nei vertici della Comunità Internazionale degli imperialisti.
Questo per ricordare che, per quanto si mostrino forti e coesi, gli imperialisti sono tigri di carta. E ciò, ovviamente, vale anche per la classe dirigente del nostro paese.
4. Per quanto riguarda il nostro paese, il governo Meloni è invischiato fino al collo nella melma prodotta dagli imperialisti Usa e dai sionisti e non perde occasione per dimostrare la sottomissione dell’Italia. Non solo “a parole” (l’allineamento alla narrazione secondo la quale “l’Iran non deve avere l’atomica e Israele ha il diritto di difendersi a suon di bombe e operazioni terroristiche”), ma anche con i fatti: il Muos in Sicilia è pienamente operativo nel sostegno all’aviazione sionista, le basi di Sigonella e Aviano sono retroterra delle manovre Usa.
La politica estera del governo Meloni si combina con le misure antioperaie e antipopolari sul fronte interno: dai tentativi di attuare il decreto sicurezza nelle piazze e nelle carceri (ci sono già state quattro rivolte dalla sua entrata in vigore) allo smantellamento dell’apparato produttivo (dalla Beko alla Magneti Marelli, dalla ex Ilva a Stellantis), dalle speculazioni che continuano a devastare l’ambiente e i territori alla precarietà e alla povertà sempre più diffuse. Sono solo alcuni dei risvolti della guerra interna che la classe dominante conduce contro le masse popolari. Si pone in tutta evidenza la questione di installare un governo che operi in coerenza con la Costituzione del 1948, attuando in particolare le sue parti progressiste. Che un governo simile non possa essere espressione dei partiti delle Larghe Intese che adesso stanno all’opposizione è dimostrato dal fatto che, quando in carica c’erano loro, il Pd e i suoi cespugli e addentellati hanno sistematicamente attuato lo stesso programma del governo Meloni. Con l’unica differenza che allora non lanciavano ogni giorno anatemi e allarmi sul “pericolo fascista”.
5. Per quanto la situazione particolare sia diversa da paese a paese, le masse popolari di tutti i paesi imperialisti condividono la stessa esigenza di liberarsi di una classe dirigente che le porta alla rovina. Non è in discussione se questa lotta di liberazione si svilupperà compiutamente in mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari, è in discussione solo quando avverrà. E ciò, in definitiva, dipende per intero dal fatto che i comunisti si mettano subito alla testa della mobilitazione delle masse popolari, liberandosi dall’opportunismo e dall’attendismo, senza aspettare di essere pronti.
Si impara a fare facendo, si impara a vincere combattendo. Il primo paese imperialista in cui le masse popolari romperanno la catena della Comunità Internazionale degli Usa, della Nato, dei sionisti e della Ue aprirà la strada a tutti gli altri paesi imperialisti e, quindi, al resto del mondo. L’Italia può essere questo paese.






