All’indomani della manifestazione del 21 giugno piazze e quartieri sono tornate a riempirsi per fermare la spirale della Terza guerra mondiale. Mobilitazioni capillari che si sono susseguite a partire dal 23 giugno e che sono ancora in corso.
Per il 23 giugno il coordinamento Disarmiamoli ha convocato presidi in varie città d’Italia per dare una risposta immediata all’aggressione di Usa e Israele contro l’Iran. Il 24 giugno è stata la Rete Stop Rearm Europe a promuovere un sit-in davanti al parlamento, ma anche iniziative in tantissime piazze del paese e nei pressi di basi e istallazioni militari.
Tanti sono gli organismi territoriali che nella scorsa settimana hanno dato vita a iniziative contro la guerra e tutt’ora ce ne sono molte in corso. Sono stati fatti presidi davanti alle basi militari, come a Sigonella organizzato dalla Rete per il disarmo e contro la guerra, tende contro la guerra e presidi per la pace, mobilitazioni, fiaccolate, piazze organizzate da Donne per la pace. A Napoli il 2 luglio in occasione del Consiglio comunale monotematico strappato con le ultime mobilitazioni, il movimento di solidarietà alla Palestina assieme ai disoccupati organizzati ha manifestato davanti alla sede del consiglio comunale facendo irruzione al suo interno per imporre al consiglio il voto di una mozione che impegna il Comune a interrompere ogni rapporto con Israele. Quattro sono state le giornate di mobilitazione a L’Aquila, in occasione dell’udienza per Anan, Yaesh e Ali in loro solidarietà, mentre una settimana di iniziative per la Palestina sono state organizzate, sempre a L’Aquila, dall’Arci.
Il 28 giugno si è tenuta a Roma la manifestazione Non in mio nome, dalla parte del popolo palestinese promossa da Schierarsi. Una manifestazione sentita e combattiva, dove oltre 15.000 persone si sono date appuntamento a Porta San Paolo e dal palco si sono succeduti interventi di esponenti della società civile, artisti e giornalisti che hanno condannato le politiche di guerra del governo e dato la loro solidarietà alla resistenza palestinese.
Il 5 luglio a Torino si è tenuta la manifestazione Mi Gaza es tu Gaza, mentre al parco del Valentino si è svolta una grande iniziativa promossa dal percorso cittadino che vuole attivare una dimensione larga e trasversale contro la guerra, il riarmo e il genocidio in Palestina. Il giorno dopo a Napoli c’è stato il flash mob Tutti giù per terra per ricordare i morti del genocidio in atto contro il popolo palestinese. “Cambieremo il mondo?” si è chiesto Luigi De Magistris promotore dell’iniziativa sui social, “Non lo sappiamo, ma sappiamo che dobbiamo lottare e non essere indifferenti”.
Sempre domenica 6 luglio anche a Sigonella è stata promossa un’altra manifestazione contro riarmo e guerra.
Le iniziative in corso nel paese sono tante al punto che è impossibile riportarle tutte e nonostante siano frammentarie, sono legate nella pratica dalla comune lotta contro la guerra e dalla solidarietà alla Palestina.
Molte di queste hanno visto come protagonisti anche i lavoratori. Il 25 giugno i lavoratori dell’aeroporto di Montichiari (BS) hanno indetto uno sciopero e un presidio per fermare il transito di missili diretti in Medio Oriente, programmato nell’aeroporto civile. Iniziativa che si inserisce nella campagna avviata da USB congiuntamente al CEING (il Centro d’Iniziativa Giuridica Abd El Salam) per favorire l’obiezione di coscienza dei lavoratori coinvolti nel traffico di armi.
Il risultato è stato che il volo con all’interno armamenti è stato annullato. Immediatamente la Commissione di garanzia sugli scioperi si è pronunciata facendo rientrare il traffico di armi all’interno dei servizi pubblici essenziali e avviando un procedimento.
Quali effetti sul governo Meloni?
È chiaro che siamo di fronte a un governo che è disposto a carte false pur di schierare il paese in prima linea nella Terza guerra mondiale. Che fa carte false pur di ossequiare gli imperialisti Usa, sionisti e Ue e far arricchire produttori di guerra e trafficanti.
Investe in armi, ne permette il traffico su suolo italiano mettendo a programma la costruzione di infrastrutture a questo fine. Fa orecchie da mercante sull’uso delle basi militari su territorio italiano per le guerre in corso.
È sempre più evidente però che le manifestazioni, le mobilitazioni, gli scioperi, le mille e capillari iniziative che costantemente si avvicendano hanno effetti sul governo Meloni. Lo mettono sempre più alle strette al punto che le risposte repressive sono sempre più immediate: dalla necessità di convertire in fretta e furia il DL Sicurezza, a oggi il più violato di sempre, fino a dichiarare il trasporto di armi su suolo italiano “servizio pubblico”.
Ma se il governo Meloni tenta con ogni mezzo di impedire scioperi, manifestazioni e iniziative – con il beneplacito di tutti i partiti delle Larghe Intese che lavorano per tenere l’Italia sottomessa alla Nato, agli Usa, ai sionisti e all’UE – la strada verso la vittoria è quella di moltiplicare queste iniziative e renderle sempre più capillari e unitarie in tutto il paese.
Sviluppare il movimento di massa contro la guerra
Chiunque oggi vuole fermare la spirale di guerra e i suoi effetti sulle vite delle masse popolari; chiunque non ha intenzione di girarsi dall’altra parte di fronte ai crimini dello stato terrorista d’Israele ma ha intenzione invece di fermarli, può e deve fare in modo che le mille iniziative che si susseguono rendano ogni aspetto della vita quotidiana ingestibile al governo Meloni.
Ogni azienda, ospedale, scuola, ogni territorio attorno a una base o a un’istallazione militare, ogni quartiere deve essere una spina nel fianco per i guerrafondai. Niente deve funzionare per come vogliono loro: aziende in mobilitazione, piazze presidiate, iniziative capillari in ogni città devono estendersi e “parlarsi” sempre più, a partire dai territori.
Tante sono le iniziative in programma per il prossimo periodo.
Dal 9 al 12 luglio al circolo arci di Putignano (Pisa) si terranno una serie di iniziative contro la guerra e assemblee dei comitati contro la militarizzazione, promosse da Ottolina Tv nell’ambito di Festottolina. Dal 31 luglio al 3 agosto, sempre al circolo arci Putignano, nell’ambito della Festa nazionale della Riscossa Popolare promossa dal Partito dei CARC, si terranno tavoli e dibattiti per sviluppare il movimento di massa contro la guerra.
Queste solo alcune della miriade di iniziative che costantemente vengono programmate. Molte altre sicuramente ci saranno.
È a partire da queste iniziative che territorialmente si può costruire la convergenza di chi si oppone alla Terza guerra mondiale. Quella convergenza, quell’unità, che la base delle organizzazioni che hanno dato vita alla giornata del 21 giugno ha chiesto forte e chiara. Lo ha fatto il Forum per la pace Val d’Elsa che in un comunicato ha reso pubblica la decisione di partecipare a qualsiasi tipo di manifestazione, dibattito, incontro, evento che possa portarci a parlare di temi inerenti alla pace, al disarmo e alla non violenza. Saremo ovunque ci venga data possibilità e cercheremo di esserci anche dove non ci viene data! Come lo hanno fatto le realtà che a Pisa si mobilitano e lottano contro la base di Camp Derby e che lo scorso 21 giugno a Roma erano in piazze diverse. È a partire da iniziative come queste che si può sviluppare il movimento di massa contro la guerra.






