Il 24 e 25 giugno a L’Aia, in Olanda, si è svolto il vertice della Nato, incontro periodico dei capi di Stato e di governo dei trentadue paesi membri.
Nel documento finale gli alleati hanno ribadito il loro impegno per la difesa collettiva, come sancito dall’articolo 5 del Trattato di Washington (il Patto Atlantico del 1949): “un attacco a uno, è un attacco a tutti”.
Per la prima volta, pur ribadendo il pieno sostegno all’Ucraina, non hanno condannato l’attacco da parte russa. Anche se Mosca viene descritta come una “minaccia a lungo termine”, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha respinto le richieste dell’Europa di inasprire le sanzioni contro la Federazione Russa, affermando che gli Stati Uniti vogliono ancora “spazio per negoziare” un accordo di pace.
Ma la questione più discussa è stato l’impegno, richiesto a ogni paese alleato, a investire entro il 2035 il 5% del loro Pil annuo in difesa e sicurezza.
Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, pur sottoscrivendo la dichiarazione finale, ha dichiarato che non andrà oltre il 2,1% stabilito nel 2014. A Sanchez si è allineato il premier slovacco Robert Fico.
Per mediare tra le richieste americane e le resistenze espresse anche da altri paesi europei, Rutte ha proposto una formula che suddivide il 5% in due categorie distinte:
– il 3,5% del Pil dovrà essere destinato alle spese militari tradizionali come armamenti, truppe, equipaggiamenti, missioni internazionali e per il sostegno militare all’Ucraina;
– il restante 1,5% sarà investito in sicurezza in senso lato, ovvero cybersicurezza, infrastrutture critiche (centrali elettriche e reti di telecomunicazione terrestri e satellitari), efficientamento delle infrastrutture strategiche di mobilità militare (ferrovie, strade, ponti, porti e aeroporti), difesa delle frontiere, mezzi e personale delle forze di polizia militare, presidi medici contro attacchi nucleari-chimici-batteriologici e altri capitoli di spesa a discrezione delle singole nazioni. Spese, queste ultime, che quindi tecnicamente non sarebbero “per la difesa”… tanto che Salvini già progetta di farvi rientrare quelle per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina.
In contemporanea al vertice Nato, nella capitale olandese si è svolta una contro conferenza convocata dal Movimento 5 Stelle per denunciare l’aumento delle spese militari a scapito di sanità, istruzione e welfare. Vi hanno aderito quindici partiti e movimenti da undici paesi europei. Tra i presenti: Yolanda Díaz, ministra del lavoro spagnola e leader di Sumar; Jeremy Corbyn, ex leader dei laburisti britannici; Jimmy Dijk, leader del Partito socialista olandese; Zoe Konstantoupolou, presidente del partito greco Course of Freedom ed ex presidente della Camera con Syriza; Manon Aubry, eurodeputata di La France Insoumise e co-presidente del gruppo The Left al parlamento europeo e Fabio De Masi, europarlamentare italo-tedesco di Bündnis Sahra Wagenknecht.






