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Luglio 1934. H.G. Wells intervista Stalin

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 6, 2025
in Resistenza n. 7-8/2025
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Pubblichiamo in anteprima alcuni stralci del testo, Intervista di H. G. Wells a Stalin, che sarà pubblicato integralmente sul volume 14 delle Opere di Stalin, in uscita per l’autunno a cura delle Edizioni Rapporti Sociali. È un approfondimento utile a comprendere come l’unica via di uscita dal disastroso corso delle cose sia la rivoluzione socialista.
Non c’è nessuna possibilità di riformare il sistema capitalista e il perché lo spiega bene Stalin.
Il vecchio mondo sta crollando, ma sbaglia chi pensa che crollerà da solo…

***

H.G. Wells: Mi sembra che negli Stati Uniti si parli di una profonda riorganizzazione, della creazione di un’economia pianificata, ovvero socialista. Lei e Roosevelt muovete i vostri passi da differenti punti di partenza, ma non esiste tra Washington e Mosca un punto di contatto, un’affinità di idee e necessità? Negli Stati Uniti, ad esempio, mi ha impressionato ciò che vedo anche qui: l’ampliamento dell’apparato amministrativo, la creazione di nuovi organismi statali di regolamentazione, l’organizzazione di un servizio pubblico di cui da tempo si avvertiva la necessità. E là, come qui, servono quadri dirigenti.

Stalin: Gli Stati Uniti hanno un obiettivo diverso dal nostro. L’obiettivo perseguito dagli americani nasce dalle difficoltà economiche, dalla crisi economica. Gli americani vogliono uscire dalla crisi con l’attività capitalista privata senza modificare la struttura economica. Si sforzano di ridurre al minimo la devastazione e i danni provocati dal sistema economico vigente.
Nel nostro paese, come lei sa, al posto della vecchia struttura economica ne è stata creata una nuova, completamente diversa. Anche se gli americani di cui lei parla riuscissero a raggiungere, sia pure parzialmente, il loro obiettivo, che è quello di ridurre al minimo il danno, non eliminerebbero di certo le radici dell’anarchia insita nell’attuale sistema capitalista. Preservano un sistema economico che porta necessariamente, e non può essere altrimenti, all’anarchia della produzione. Quindi, nella migliore delle ipotesi, non si parla di ristrutturare la società, di abolire il sistema sociale da cui originano l’anarchia e le crisi, ma di limitare alcuni dei loro aspetti negativi, alcuni eccessi. Dal punto di vista soggettivo, questi americani possono anche pensare di promuovere la ristrutturazione della società, ma dal punto di vista oggettivo ne mantengono le basi. Pertanto, oggettivamente, non sarà possibile nessuna ristrutturazione della società.
E non ci sarà neppure un’economia pianificata. D’altra parte cos’è l’economia pianificata, quali sono i suoi tratti essenziali? L’economia pianificata mira ad abolire la disoccupazione. Supponiamo che, salvaguardando il sistema capitalista, sia possibile ridurre al minimo la disoccupazione: sicuramente nessun capitalista accetterebbe mai la completa eliminazione della disoccupazione, l’eliminazione di quell’esercito di riserva dei disoccupati il cui scopo è tenere sotto pressione il mercato del lavoro e fornire mano d’opera a basso costo. Ecco che c’è già una falla “nell’economia pianificata” della società borghese. L’economia pianificata presuppone, inoltre, un incremento della produzione in quei settori industriali che producono beni di cui le masse hanno particolare bisogno. Ma lei sa che nel sistema capitalista l’aumento della produzione avviene per ragioni completamente differenti, che il capitale fluisce verso quei settori dell’economia che assicurano un profitto maggiore. Non si potrà mai costringere un capitalista a rischiare e ad accettare un tasso di profitto più basso per soddisfare i bisogni delle masse. Se non ci si libera dei capitalisti, se non si abolisce il principio della proprietà privata dei mezzi di produzione, è impossibile creare un’economia pianificata. […]

Stalin: Non c’è, e non dovrebbe esserci, un contrasto inconciliabile tra individuo e collettivo, tra interessi del singolo e interessi del collettivo. Non dovrebbe esserci perché la collettivizzazione non nega ma combina gli interessi individuali e quelli del collettivo. Il socialismo non può perdere di vista gli interessi individuali. Solo la società socialista può soddisfare appieno questi interessi. In aggiunta, solo la società socialista è garanzia duratura degli interessi del singolo. In questo senso non c’è una contraddizione inconciliabile tra “individualismo” e socialismo. Ma è possibile negare il contrasto tra classi, tra la classe dominante, quella capitalista, e la classe operaia, la classe proletaria?
Da una parte, abbiamo la classe dei proprietari che ha nelle sue mani le banche, le fabbriche, le miniere, i trasporti, le piantagioni nelle colonie. Queste persone non vedono che il proprio interesse, ricercano il profitto. Non si sottomettono alla volontà del collettivo, ma provano a subordinare qualsivoglia collettivo alla loro volontà.
Dall’altra parte, abbiamo la classe dei poveri, la classe sfruttata, che non possiede fabbriche, né officine, né banche e che è costretta a lavorare vendendo la sua forza lavoro ai capitalisti, che è privata della possibilità di soddisfare le sue necessità, i suoi bisogni primari.
In che modo si possono conciliare interessi e bisogni così antagonistici? Per quanto ne so, Roosevelt non è riuscito a trovare il modo di farlo. Ed è impossibile, come dimostra l’esperienza. Tuttavia, dal momento che io non sono mai stato negli Stati Uniti e seguo gli affari americani essenzialmente attraverso la stampa, lei conosce meglio di me la situazione.
Ma ho una certa esperienza di lotta per il socialismo e questa mi dice che se Roosevelt cercherà sul serio di soddisfare gli interessi della classe proletaria a spese di quella capitalista, quest’ultima lo sostituirà con un altro presidente. I capitalisti diranno: i presidenti vanno e vengono, ma noi restiamo; se questo o quel presidente non difende i nostri interessi, ne troveremo un altro. Il presidente come potrà opporsi alla volontà della classe capitalista? […]

H.G. Wells: Seguo la propaganda comunista in Occidente e ho l’impressione che, ai tempi di oggi, questa propaganda suoni come assai antiquata, perché è propaganda insurrezionale. La propaganda a favore del rovesciamento violento dell’ordine sociale era appropriata quando era rivolta contro la tirannia. Ma oggi che il sistema dominante sta comunque crollando, è in putrefazione, bisognerebbe porre l’accento non sull’insurrezione ma sull’efficienza, la competenza, la produttività. Mi sembra che gli accenni insurrezionali siano superati. Le persone con una visione costruttiva trovano la propaganda comunista in Occidente fastidiosa.

Stalin: Certo, il vecchio sistema è in putrefazione, sta crollando, questo è vero. Ma è anche vero che vengono fatti nuovi sforzi, con altri metodi, per proteggere e salvaguardare questo sistema morente. Da una premessa corretta lei arriva a una conclusione sbagliata. Afferma giustamente che il vecchio mondo sta crollando, ma sbaglia a pensare che crollerà da solo. No, la sostituzione di un sistema sociale con un altro è un processo rivoluzionario lungo e complesso. Non è soltanto un processo spontaneo, è una lotta; è un processo legato alla lotta di classe. Il capitalismo è in putrefazione, ma non può essere paragonato a un albero tanto marcio da cadere a terra da solo. No, la rivoluzione, la sostituzione di un sistema sociale con un altro, è sempre stata una lotta, una lotta ardua e crudele, una lotta per la vita o la morte. E ogni volta che la gente del nuovo mondo è giunta al potere ha dovuto difendersi dai tentativi del vecchio mondo di restaurare il vecchio ordine con la forza; ha sempre dovuto stare in allerta, esser pronta a respingere gli attacchi del vecchio mondo contro il nuovo ordine.
Sì, ha ragione quando dice che il vecchio sistema sociale sta crollando, ma non crollerà da solo. Prenda, ad esempio, il fascismo. Il fascismo è una forza reazionaria che cerca di preservare il vecchio mondo con la violenza. Cosa farà con i fascisti? Si metterà a discutere con loro? Cercherà di convincerli? Ma questo non avrebbe nessun effetto su di loro. I comunisti non idealizzano affatto il metodo della violenza. Ma i comunisti non vogliono neppure essere colti di sorpresa, non possono sperare che il vecchio mondo esca volontariamente di scena, vedono che il vecchio sistema si sta difendendo con la violenza ed è per questo che dicono alla classe operaia: “preparatevi a rispondere alla violenza con la violenza, fate tutto il possibile per non essere schiacciati dal vecchio ordine morente, non permettete che vi incateni le mani, quelle mani con cui lo rovescerete”. Come può vedere i comunisti considerano la sostituzione di un sistema sociale con un altro non come un processo spontaneo e pacifico ma come un processo complesso, lungo e violento. I comunisti non possono ignorare i fatti.

H.G. Wells: Ma guardi cosa sta succedendo nel mondo capitalista, questo non è un semplice collasso del sistema, è un’esplosione di violenza reazionaria che degenera nel gangsterismo. E quando si arriva a uno scontro con la violenza cieca e reazionaria, i socialisti dovrebbero fare appello alla legge, e invece di considerare la polizia come un nemico dovrebbero sostenerla nella lotta contro la reazione. Penso sia inutile operare con i metodi del vecchio, inflessibile socialismo insurrezionale.

Stalin: I comunisti si basano su una ricca esperienza storica ed essa insegna che le classi ormai superate non abbandonano da sole il palcoscenico della storia. Pensi alla storia dell’Inghilterra del XVII secolo. Non erano, forse, in molti a dire che il vecchio sistema sociale era marcio? Ma non ci volle comunque Cromwell per abbatterlo con la forza? […]

H.G. Wells: Non nego affatto la necessità della violenza, ma penso che le forme di lotta dovrebbero sfruttare quanto più possibile le opportunità offerte dalle leggi esistenti, che devono essere salvaguardate da attacchi reazionari. Il vecchio ordine non ha bisogno di essere disorganizzato perché si sta già disorganizzando da solo. Ecco perché ritengo che un’insurrezione contro il vecchio ordine, contro la legge, sia obsoleta, superata. Esagero volutamente per esporre con maggiore chiarezza la verità, ma potrei formulare il mio punto di vista così: in primo luogo, sono per l’ordine; in secondo luogo, attacco il sistema vigente nella misura in cui non garantisce l’ordine; in terzo luogo, penso che la propaganda della lotta di classe possa allontanare dal socialismo proprio quelle persone colte di cui il socialismo ha bisogno.

Stalin: Per realizzare una grande e importante impresa sociale, è necessario che ci sia una forza principale, un caposaldo, una classe rivoluzionaria. È inoltre necessario che venga organizzata l’assistenza a questa forza principale da parte di una forza ausiliaria, che in questo caso è il partito, di cui faranno parte anche le forze migliori dell’intellighenzia. Lei ha appena parlato di “persone colte”. Ma a quali persone colte si riferisce? Non c’erano, forse, moltissime persone istruite dalla parte del vecchio ordine in Inghilterra nel XVII secolo, in Francia alla fine del XVII secolo e nella Russia della Rivoluzione d’Ottobre? Il vecchio ordine aveva dalla sua parte, al suo servizio, molte persone ben istruite che lo difendevano e si opponevano al nuovo ordine. D’altra parte, l’istruzione è un’arma, ma il suo effetto dipende dalla mano che la impugna e da chi si vuole colpire con questa arma. Naturalmente, il proletariato e il socialismo hanno bisogno di persone colte. È chiaro che non sono gli idioti che possono aiutare il proletariato a lottare per il socialismo, a costruire una nuova società. Non sottovaluto il ruolo dell’intellighenzia, al contrario, lo sottolineo. La questione, tuttavia, è di quale intellighenzia stiamo parlando. Perché ci sono diversi tipi di intellighenzia. […]

Bolshevik n. 17, 1934

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