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Lavoratori dei trasporti contro la guerra, il traffico di armi e la militarizzazione della società

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 6, 2025
in Lavoro operaio e sindacale, Resistenza n. 7-8/2025
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Il 25 giugno una delegazione del P.Carc ha partecipato al presidio indetto da Usb all’aeroporto civile di Montichiari a Brescia, in occasione dello sciopero dei lavoratori per bloccare l’arrivo di un aereo cargo carico di missili diretto in Quatar.

Grazie alla mobilitazione e alla forza dei lavoratori il volo è stato cancellato e conseguentemente lo sciopero è stato revocato.

Un successo che premia lo sforzo dei lavoratori e delle lavoratrici dell’aeroporto civile di Montichiari che da mesi denunciavano le operazioni di carico e scarico di materiale bellico.

Al presidio hanno partecipato un centinaio di persone aderenti a varie organizzazioni politiche, sindacali, studentesche, associazioni, comitati, collettivi e centri sociali con delegazioni dalla provincia di Brescia, Bergamo, Mantova e Milano.

Tra queste ricordiamo – oltre a Usb, Potete al Popolo, M5s, Osa e Cambiare Rotta – anche i Giovani Palestinesi, il Fronte della gioventù comunista, Sinistra Anticapitalista, il Centro sociale 28 Maggio, il Collettivo Gardesano Autonomo, la Rete per la Palestina Bergamo, il Comitato in difesa del fiume Chiese, Donne contro la guerra e tanti altri.

Nel mese di giugno sono state numerose le mobilitazioni contro la Terza guerra mondiale e il ruolo della classe operaia continua a crescere, come dimostrano i blocchi da parte dei portuali a Genova, Livorno e Salerno; le denunce dei Ferrovieri Contro la Guerra; i lavoratori delle poste che si battono contro gli accordi con Israele rispetto al “dual use”; gli insegnanti dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole…

***

La guerra ci lascia a piedi

Circolazione ferroviaria civile sospesa tra Pisa e Livorno

La militarizzazione delle ferrovie invece continua

Nelle giornate 10, 12, 13, 17, 18, 19, 20 giugno – dalle ore 9.50 alle ore 12.50 – è programmata un’interruzione totale della circolazione ferroviaria tra Pisa e Livorno, con tutti i disagi che questa comporta all’utenza nei termini di mancata fruizione di un servizio pubblico su una linea dove viaggiano numerosi pendolari.

La motivazione “ufficiale” agli altoparlanti delle stazioni è “manutenzione a Tombolo” e sul sito di Rfi (Gruppo Fsi) è: “Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Fs) eseguirà lavori di completamento del rinnovo degli scambi e dei binari a Tombolo”. Quello che però viene omesso è che l’ultimazione di questi scambi e questi binari (iniziati nel 2017) comporterà un incremento sostanziale del traffico di armi, esplosivi e munizioni tra la stazione ferroviaria di Tombolo, il Canale Navicelli e Camp Darby, il più grande arsenale Usa fuori dal suolo statunitense. Una rete ferroviaria civile quindi piegata ai voleri guerrafondai della Nato.

Mentre gli scioperi del personale ferroviario – legittimi e a norma di legge – che vertono su temi quali la sicurezza e la salute vengono ostacolati e gettati in pasto all’opinione pubblica come fonte della mancata circolazione dei treni (ricordiamo che con la legislazione vigente tra uno sciopero e l’altro passano quasi due mesi), si tace sull’interruzione del servizio pubblico in funzione della politica bellica e dell’allargamento del conflitto mondiale.

Una deriva inaccettabile a cui siamo costretti ad assistere quotidianamente tra la guerra in Ucraina e il genocidio palestinese, senza dimenticare gli altri scontri sparsi nel globo: ben 56 conflitti armati che coinvolgono oltre 92 paesi!

Il governo italiano non intende restare indietro. Quest’anno la spesa militare ha raggiunto la cifra record di 35 miliardi, e il governo intende aumentarla di 100 miliardi in dieci anni. I piani italiani di riarmo già in corso costano 73 miliardi (fonte Milex), per riempire gli arsenali di munizioni, bombardieri, cannoni, carri armati e fregate lanciamissili. La guerra porta miseria e distruzione anche qui. Una persona su quattro è in povertà, mentre ciò che rimane dei servizi, dalla sanità ai trasporti, viene fatto a pezzi per finanziare il riarmo.

Questo territorio, compreso tra il porto di Livorno e l’aeroporto militare di Pisa, è centrale per la logistica della guerra. La guerra inizia anche qui, possiamo fermarla.

Sosteniamo una circolazione ferroviaria civile e sicura. Contrastiamo l’uso della rete ferroviaria a scopo bellico

Ferrovieri contro la guerra

Coordinamento Antimilitarista Livornese

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Tags: Lavoro operaio e sindacale
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