Il 20 giugno 2025 è stata una giornata di scioperi generali. Da una parte quello dei metalmeccanici indetto da Fim, Fiom, e Uilm; dall’altra quello di tutte le categorie del pubblico e del privato indetto da Usb, a cui hanno aderito anche altri sindacati di base come Cub, Sgb e Si Cobas.
I metalmeccanici hanno scioperato per il rinnovo del loro contratto nazionale scaduto da ormai un anno. Salgono così a quaranta le ore scioperate, un livello del genere non si vedeva dalle lotte per il rinnovo contrattuale del 2008.
La lotta dei metalmeccanici è quindi salita di tono, con blocchi stradali in quasi tutte le manifestazioni, che erano a carattere regionale. In particolare a Bologna è stata bloccata la tangenziale con un corteo di diecimila operai. A fronte di questo la Questura bolognese minaccia ora i lavoratori di fantomatiche denunce in base al vigente decreto sicurezza.
Nel momento in cui scriviamo i padroni rifiutano ancora di sedersi al tavolo della trattativa, che di fatto non è mai partita. Il rifiuto di discutere nel merito le richieste dei lavoratori finora è stato netto: nessun aumento salariale e nessuna riduzione d’orario. Il governo sta a guardare, nessun intervento sul padronato per spingerlo alla trattativa. Come nella partita referendaria, anche in questa battaglia si schiera palesemente dalla parte dei padroni.
Tuttavia, ci sono alcuni segnali che indicano la possibilità di uno sblocco della situazione: l’innalzamento del livello di mobilitazione ha evidentemente agitato le acque. Alla fumata nera che ha concluso l’incontro tra Federmeccanica e Fim, Fiom e Uilm del 21 giugno presso il Ministero del Lavoro, ha fatto infatti seguito il tavolo fra i vertici di Confindustria e quelli di Cgil, Cisl e Uil del 24 giugno, in cui entrambe le parti hanno espresso ottimismo per una ripresa delle trattative.
Lo sciopero generale di Usb e degli altri sindacati di base è stato indetto contro la guerra e le politiche di riarmo che la alimentano e che aggravano lo smantellamento dei diritti e delle conquiste in corso ormai da decenni, e contro il governo Meloni e il suo sostegno allo Stato illegittimo d’Israele. Anche in questo caso l’adesione è stata alta, soprattutto nei settori dei trasporti e della logistica.
In particolare nel settore della logistica, Usb è in prima fila nella denuncia e nel contrasto del traffico di armi. Al porto di Genova con il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp), e negli aeroporti di Montichiari (BS) e di Pisa i lavoratori organizzano presidi e scioperi per impedire il carico e lo scarico di armi.
La giornata è stata caratterizzata dai presidi ad alcune delle sedi della Leonardo, fabbrica di armamenti, situate nelle città di Roma, Torino, Napoli, Firenze e Catania. Il governo, tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), controlla questa società che continua a rifornire l’esercito israeliano di armi utilizzate nel genocidio del popolo palestinese.
Si è trattato di due mobilitazioni distinte e differenti, ma che oggettivamente si sono rafforzate a vicenda. L’aspetto preponderante in entrambe è che la classe operaia è scesa in piazza e ha alzato la voce!
Purtroppo nelle manifestazioni di Roma del giorno seguente non si è riproposto questo legame oggettivo. Usb ha portato molti lavoratori a partecipare anche al corteo partito da Piazza Vittorio, ma non ci risulta che la Cgil abbia invece mobilitato i suoi iscritti a prendere parte alla manifestazione di Stop Rearm Europe, pur essendo fra i promotori
La guerra imperialista è l’altra faccia della guerra interna che la classe dominante conduce contro le masse popolari. Lo smantellamento dei diritti e delle conquiste si approfondisce con la soppressione di ulteriori spazi di democrazia e con il clima da caserma instaurato nei posti di lavoro, tutto a vantaggio dei padroni e dei loro profitti.
Nonostante i distinguo, entrambi gli scioperi hanno portato in piazza migliaia di operai.
L’unica prospettiva che risponde alle esigenze di tutti questi lavoratori è cacciare il governo antipopolare e guerrafondaio di Meloni e imporre un proprio governo di emergenza popolare.




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