Nella lunga battaglia contro lo smantellamento della ex Gkn, quattro anni di resistenza e mobilitazione, si vanno compattando due fronti distinti e contrapposti.
Da una parte gli operai, i solidali, gli organismi del territorio che con una mobilitazione costante sono arrivati a coinvolgere anche tre amministrazioni comunali (Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Calenzano), la Regione Toscana e la Città metropolitana di Firenze. Lo hanno fatto con una grande lotta di resistenza, ma anche “passando al contrattacco”: elaborando un piano pubblico di reindustrializzazione all’avanguardia in termini di tutela dell’ambiente e integrazione con il territorio; scrivendo una legge contro le delocalizzazioni; creando un consorzio industriale pubblico e raccogliendo 1,5 milioni di finanziamento del progetto tramite azionariato popolare.
Progetto di reindustrializzazione pronto: manca solo l’esproprio dello stabilimento e la messa in funzione del consorzio industriale.
Ma, anche l’altro fronte si è compattato. È quello dei sabotatori di questo progetto, dei padroni.
E in questi quattro anni se ne sono susseguiti diversi. Prima il fondo Melrose che ha chiuso lo stabilimento, poi Francesco Borgomeo (prima in veste di advisor e poi in quella di nuovo proprietario), che ha tentato tre volte il licenziamento degli operai, ha smesso di pagare gli stipendi e non ha pagato i Tfr. Borgomeo ha quindi nominato un liquidatore, che a sua volta ha venduto lo stabilimento a due fondi di investimento immobiliari.
Questi fondi, gli attuali proprietari, per impedire l’esproprio affermano di essere in trattativa per la vendita dello stabilimento e si mettono di traverso pretendendo che venga “sgomberato”.
Non è una novità. Ogni padrone subentrato ha tentato di cacciare i lavoratori dalla fabbrica: violando gli accordi firmati al Ministero; calpestando le sentenze che decretavano l’obbligo del pagamento degli stipendi e quelle che stabilivano l’illegittimità dei licenziamenti; promuovendo finanche azioni di sabotaggio in “stile mafioso” alla cabina elettrica…
Adesso il momento degli inganni e dei temporeggiamenti è finito. Il 25 maggio i giornali locali hanno dato notizia del via libera allo sgombero da parte del Tribunale.
Un attacco frontale e dispiegato che solo la mobilitazione degli operai e delle masse popolari può sventare.
L’11 e il 12 luglio è la data in cui, secondo il Tribunale, deve essere sgomberato lo stabilimento della ex Gkn. Nel momento in cui scriviamo il clima si va scaldando. Il Collettivo di Fabbrica ha chiamato alla mobilitazione tutti coloro che si sono mobilitati nel corso dei quattro anni di resistenza; i sindacati di base hanno annunciato che in caso di attacco al presidio sarà proclamato immediatamente lo sciopero generale per permettere a tutti i lavoratori di partecipare alla difesa. Anche le amministrazioni locali sono chiamate a schierarsi apertamente.
“Siamo in attesa di ciò che è nostro: stipendi, permessi, ferie, Tfr, contributi… Impossibilitati ad avere una Naspi piena e ad andare in pensione, in attesa di conoscere un piano concordatario, secretato, di cui possiamo solo intuire le enormi incongruenze. Un piano che rischia di essere l’ennesimo stratagemma per il rinvio, l’ennesimo “pagherò”, l’ennesima scadenza che rimanda a un’altra scadenza.
E solo per caso tutto questo avviene alla vigilia degli ultimi passi per la creazione del Consorzio industriale pubblico? Con i Comuni e la Regione che passano alle delibere, e il progetto industriale che entra nei dettagli?
Che sia tutto studiato o tutto casuale, l’effetto dell’attacco al presidio è oggettivo: seppellire la lotta sociale per riaprire la fabbrica, minare in modo irrimediabile la reindustrializzazione dal basso, diminuire il controllo sociale su quanto è accaduto e accadrà.
Conclusione semplice: o il movimento nel suo complesso, politico, sindacale e sociale, travalica frantumazioni, inadeguatezze, politicismi, tatticismi, e viene a respingere questa manovra e a prendersi questa vittoria, oppure di tutto questo presto non rimarrà che una storia piena di insegnamenti. Questo non dipende da noi, ma da voi. Noi semplicemente proveremo a fare il nostro dovere fino in fondo. Senza la convergenza, non si cambiano i rapporti di forza.
Giù le mani dal presidio ex Gkn. L’11 e il 12 luglio tenetevi libere, liberi, pronti.”





