La notte tra il 12 e il 13 giugno Israele ha bombardato alcuni siti strategici in Iran. Obiettivo dei bombardamenti, in cui hanno perso la vita diversi militari e scienziati, sono i siti di interesse nucleare. Israele e Usa nelle ore immediatamente successive hanno definito l’attacco come “preventivo” e minacciato l’Iran di ulteriori escalation in caso di risposta. Il leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei ha invece avvertito Israele che “subirà senza dubbio un destino doloroso” e annunciato una punizione severa.
Questo avviene mentre a Gaza è stata staccata definitivamente ogni connessione a internet e luce su quanto sta accadendo al suo interno. Mentre giornalisti e attivisti vengono prelevati in Egitto dalle camere d’albergo e rimpatriati, con la complicità delle autorità egiziane, per impedirne la partecipazione alla Global March to Gaza. Mentre gli attivisti della Freedom Flotilla diretti a Gaza con aiuti umanitari sono stati arrestati illegalmente in acque internazionali da Israele rimpatriandone alcuni e arrestandone altri. Tra questi la parlamentare europea Rima Hassan è finita in isolamento per aver scritto nella cella in cui era detenuta “Free Palestine”.

Israele è assediato dalla solidarietà di tutti i popoli del mondo verso la causa palestinese e dalla resistenza dei popoli del Medioriente che nonostante bombardamenti, attentati e attività di spionaggio non è ancora stata piegata. È assediato dalla mobilitazione generale contro l’estensione della Terza guerra mondiale che in questi giorni si è posta l’obiettivo di arrivare fino alle porte di Gaza. Come una bestia ferita e morente quindi agita colpi di coda alla disperata. Nel fare questo può contare con un sostegno sempre più debole degli alleati storici degli Usa, Ue e delle quinte colonne nei paesi arabi confinanti.
Il governo Netanyahu è sempre più isolato. In particolare, sta venendo meno il sostegno pieno e incondizionato che Trump gli aveva concesso all’inizio del suo mandato, senza il quale i sionisti non hanno assolutamente i mezzi e le risorse per prendere il controllo di Gaza e andare avanti con la guerra su tutti i fronti e il governo Netanyahu non ha nessuna prospettiva di continuare a esistere. Tanto più che sia sul fronte interno israeliano che su quello statunitense (basta vedere cosa sta accadendo a Los Angeles in queste ore) la situazione sembra sul punto di esplodere.
Insomma quelli che i sionisti e i loro sempre meno convinti alleati vogliono far passare per dimostrazioni di forza non sono altro che mosse disperate di una bestia feroce messa all’angolo.
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In una tale situazione assume sempre più peso e importanza la mobilitazione popolare in ogni paese. Nel nostro paese migliaia di persone, molte delle quali vivevano individualmente l’afflizione per quello che succede in Palestina, scendono in piazza e prendono parte attivamente e collettivamente al movimento che si sta dispiegando in solidarietà al popolo palestinese.
Questa è la parte migliore di questo nostro paese assediato dai complici di coloro che stanno conducendo il genocidio in Palestina, complici dei guerrafondai della Nato, degli Usa di Trump e dei vertici della Ue, assediati dai sostenitori dei fucilatori dei partigiani e dei nostalgici del Ventennio. Quella parte che il 21 giugno si è data appuntamento a Roma per mobilitarsi contro la guerra, contro il riarmo e in solidarietà con il popolo palestinese.
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Di fronte a una tale situazione serve unire le forze, allargare il fronte, diventare massa critica per fermare la guerra. Il 21 giugno sarà un’occasione per procedere in questa direzione. Ogni gruppo, organismo, partito, sindacato e realtà popolare del nostro paese deve porsi l’obiettivo di inondare la capitale per quella giornata. Una mobilitazione ampia, dispiegata, combattiva e di massa per fermare le politiche guerrafondaie e colpire con tutta la forza possibile i guerrafondai di tutto il mondo, a partire da quelli che governano il nostro paese.
Per la resistenza del popolo palestinese e dei popoli di tutto il Medioriente, il 21 giugno tutti in piazza!





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