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20 e 21 giugno. Una due giorni contro guerra e governo Meloni

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Giugno 12, 2025
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Il mese di giugno è cominciato con la ribellione della classe operaia.

Il 3 giugno i lavoratori Cobas di Poste Italiane hanno scioperato per l’uscita di Poste dalla Fondazione Med-Or di Leonardo e per la sospensione immediata del trasporto di prodotti dual-use (a scopo civile e bellico) verso lo stato illegittimo di Israele da parte di Poste air cargo.

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Il 5 giugno i portuali di Marsiglia iscritti alla CGT si sono rifiutati di caricare 14 tonnellate di materiale bellico, destinato allo stato terrorista d’Israele, sulla nave Contship Era. L’ 8 giugno i portuali del CALP di Genova, in collegamento con loro, hanno bloccato il varco Etiopia per accertarsi che la nave, in sosta nel porto per un rifornimento tecnico, fosse effettivamente vuota.

I lavoratori del porto hanno inoltre fatto un corteo all’interno del porto dando dimostrazione che “a Genova, come a Marsiglia, le armi non sono gradite”. Dagli stessi portuali è partito anche l’appello ad aderire allo sciopero generale del 20 giugno e a partecipare alla mobilitazione contro la guerra e il riarmo organizzata a Roma il 21 giugno.

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Nella scorsa settimana in diverse città si sono tenuti flash mob, iniziative e mobilitazioni dei lavoratori della scuola in solidarietà alla Palestina e contro la guerra. A Milano oltre 300 insegnanti di 11 istituti, assieme ai loro studenti, hanno dato vita a flash mob, a Torino insegnanti e studenti hanno dato vita a un corteo cittadino e in altre città la mobilitazione degli insegnanti ha portato gli istituti a prendere posizione contro il Genocidio, come ad esempio a Genova e a Pistoia.

L’estate quest’anno si prospetta rovente e ad inaugurare la nuova stagione di lotta e mobilitazione sono proprio la classe operaia e il movimento di resistenza contro la guerra in cui i lavoratori organizzati di tutto il paese possono assumere un ruolo di primo piano.

I portuali di Genova, Livorno e Salerno, i lavoratori di Poste italiane, gli insegnanti, i sanitari uniti in Sanitari per Gaza, ma anche altri gruppi di lavoratori della logistica come i Ferrovieri contro la guerra o i lavoratori dell’aeroporto di Montichiari (BS) – che hanno denunciato l’impiego dell’aeroporto civile per il traffico di armi – hanno dimostrato che boicottare e fermare il sostegno del governo Meloni alle guerre Usa-Nato, al riarmo foraggiato dall’Ue e al genocidio sionista in Palestina è possibile. Ognuno può fare la sua parte per alimentare questo movimento e rendere ogni posto di lavoro un avamposto di questa battaglia.

Lo sciopero generale del 20 giugno proclamato da USB, Si Cobas, SGB e CUB contro la guerra e per la pace, per un lavoro utile, dignitoso, sicuro e per il diritto all’abitare, insieme allo sciopero nazionale dei lavoratori metalmeccanici proclamato da Fiom, Uilm e Fim lo stesso giorno per conquistare il CCNL, può diventare ulteriore tappa per la costruzione di un fronte unito di lavoratori che si oppone al governo guerrafondaio della Meloni e alla Terza guerra mondiale.

Un fronte unito e combattivo, composto da organismi operai e sindacali, è quello che serve per bloccare il paese e renderlo ingovernabile al governo Meloni. È quello che serve e che ha la forza per trasformare ogni iniziativa in un problema di ordine pubblico per i guerrafondai che vogliono far ingoiare guerra e miseria alle masse popolari del paese.

Aderire allo sciopero del prossimo 20 giugno e portare allargare la cerchia di colleghi che aderiscono è il prossimo passo. Che la bandiera della Palestina sventoli sui cancelli di ogni azienda in sciopero. Che ogni misura del pacchetto sicurezza sia violata da un capo all’altro del paese attraverso i picchetti e i blocchi stradali dei lavoratori organizzati, come hanno già fatto ad esempio gli operai ex Whirlpool/Beko di Siena che, il 5 giugno, all’indomani della conversione in legge del Dl Sicurezza, hanno bloccato il passaggio dei bilici alla fabbrica dopo un grave infortunio.

Che i lavoratori di ogni azienda in sciopero il prossimo 20 giugno, indipendente dalla tessera sindacale che hanno in tasca, confluiscano come un fiume in piena nella mobilitazione nazionale contro guerra e riarmo organizzata a Roma il 21 giugno, per rafforzare il movimento di resistenza contro la guerra che già si mobilita nel paese. Per mettere al servizio della lotta di classe la loro rabbia, ribellione e combattività. La classe operaia ha avuto un ruolo di primo piano nella storia del paese e oggi deve tornare ad assumerlo per cacciare il governo Meloni e portare l’Italia fuori dalla Terza guerra Mondiale.

20 e il 21 giugno allora devono diventare giornate di riscossa e mobilitazione, dove la classe operaia torna ad essere protagonista della storia del paese: della lotta contro il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, della mobilitazione per boicottare la guerra imperialista e liberare il paese dal governo Meloni e dall’occupazione degli imperialisti Usa-Nato, dell’Ue e dei sionisti.

Leggi anche “Pane, pace e libertà” oggi come negli scioperi del ’43 e ‘44

 Il Coordinamento Nazionale No Nato ha rivolto un appello agli organizzatori delle due manifestazioni nazionali del 21 giugno a Roma affinché le due iniziative convergano in un’unica mobilitazione unitaria e plurale. Appello a cui hanno aderito diverse organizzazioni politiche e sindacali, associazioni, ma anche singoli.
Ogni lavoratore può diffonderlo nel proprio posto di lavoro e propagandarne l’adesione tra i propri colleghi per dare fin da subito il proprio contributo nel rafforzare e alimentare il movimento di resistenza contro la guerra del nostro paese.

Appello a Potere al Popolo e ai promotori della campagna “Stop Rearm Europe”

21 giugno a Roma: serve un corteo unitario!

La spirale della Terza guerra mondiale può e deve essere fermata solo attraverso una decisa e continua lotta contro la partecipazione del nostro paese ai conflitti in corso, contro il sostegno allo Stato sionista d’Israele deciso più che mai a continuare lo sterminio del popolo palestinese, contro le politiche di riarmo dell’UE e della NATO.
Negli scorsi mesi c’è stata un’ampia e sana reazione popolare e di forze politiche, sociali, sindacali alle politiche guerrafondaie che il governo Meloni promuove al soldo degli USA e dei vertici UE. Una reazione che ha vissuto nelle centinaia di iniziative di base diffuse nel paese in ogni città e provincia, nelle mobilitazioni di piazza e presidi, nella giornata del 5 aprile a Roma promossa dal M5S che ha visto una partecipazione popolare ampia e variegata, il 12 aprile a Milano in solidarietà con il popolo palestinese che ha visto 50.000 persone in piazza, il 25 aprile in cui molte città si è animata e sviluppata la contestazione ai tentativi di delegittimare il 25 aprile legittimando lo sterminio a Gaza e l’invio di armi in Ucraina.
Il prossimo 21 giugno a Roma sono state convocate due mobilitazioni nazionali: una, convocata da Potere al Popolo e altri organismi che hanno lanciato questa data a seguito dell’assemblea del 13 aprile scorso a Roma; l’altra, convocata dai promotori della campagna “Stop rearm Europe” che risponde ad un appello di numerosi organismi europei ed è stata lanciata in una riunione internazionale, partecipata da oltre 90 organismi, lo scorso 5 maggio.
I firmatari di questo appello ritengono che due piazze per il prossimo 21 giugno a Roma sono inevitabilmente disgreganti e dispersive per l’ampio e diffuso fermento popolare che cerca un riferimento e momenti di lotta unitari per scendere in piazza contro la guerra: per questo una frammentazione sarebbe inaccettabile. Per questo motivo l’appello esplicito ai promotori delle due mobilitazioni è quello di dialogare e convergere per confluire in una piazza unica che raccolga e valorizzi il malcontento e la volontà di protesta e riscossa di larga parte della popolazione del nostro paese.

Una piazza unica, plurale, in cui ogni organismo possa portare i propri contenuti, bandiere, simboli e slogan al fine di rilanciare ulteriormente la lotta per fermare la Terza guerra mondiale in tutte le forme in cui si manifesta!

Per una mobilitazione popolare, unitaria e di riscossa! Chiediamo ad ogni organismo e singolo che intende sottoscrivere tale appello di farlo circolare e comunicare la propria ad

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