Antonio Filosa, il nuovo Amministratore Delegato di Stellantis, ha subito promesso di voler “rafforzare legami con sindacati e comunità”. La traduzione pratica è, tra varie misure, la comunicazione di 610 nuovi esuberi a Mirafiori.
Nemmeno il tempo di visitare lo stabilimento in città (il 28 maggio) che il suo alone mortifero miete posti di lavoro tra le linee. Bisogna espellere forza lavoro: novantamila euro se ti dimetti. È questo, in media, il “premio” per gli operai Stellantis che lasceranno spontaneamente (la procedura è, in ogni caso, quella del licenziamento collettivo!) il lavoro da luglio a ottobre, puntando a quota 1.925 uscite volontarie in tutta Italia. Incentivi all’esodo che sono ulteriore dissanguamento: la motivazione dell’azienda? Il ricambio generazionale! Tradotto, via i lavoratori con ridotte capacità lavorative e gli indesiderati sostituendoli con lavoratori interinali così da speculare ancora di più sulla forza lavoro interna, renderla ancora più precaria e ricattabile e abbassando anche la qualità e la sicurezza nei reparti. Il miraggio della produzione della Fiat 500 Ibrida è dove i vertici aziendali stanno spingendo i lavoratori tra le sabbie dello smantellamento produttivo. Non ci sono oasi che tengano: il futuro di Mirafiori, e del resto del gruppo, è in mano ai lavoratori organizzati!
Se a ciò si aggiunge la decisione di mantenere la sede operativa di Filosa a Detroit negli Stati Uniti, si capisce bene quale sia la prospettiva per Stellantis se la si lascia in mano agli Agnelli-Elkann, ai Filosa di turno e ai governi delle Larghe Intese loro complici. Infatti, il procedere con gli esuberi, qui a Torino e altrove (Cassino, Atessa, ecc.), e il “rimanere” negli USA mostrano, inequivocabilmente, il filo nero che unisce Filosa ai suoi predecessori nella morte lenta dell’ex FIAT e il progressivo disimpegno, o meglio la fuga, del gruppo dall’Italia. Ecco il vero piano industriale di Stellantis: per queste ragioni rilanciamo il Comunicato CC 6/2025 del (nuovo) PCI Due piani per Stellantis, la produzione di veicoli e componenti e il futuro del paese quale guida per l’azione ancora – a maggior ragione oggi – valida e su cui lavorare e costruire iniziativa politica, sindacale e operaia.
E poi il 24 giugno con i festeggiamenti per San Giovanni (Agnelli), protettore di Torino: oltre il danno, anche la beffa! Infatti, con la complicità dell’amministrazione PD di Lo Russo, gli Agnelli-Elkann sponsorizzano, con fior di quattrini, la festa in città (concerti, fuochi d’artificio, ecc.) allo scopo di spingere la Grande Panda costruita in… Serbia! Nel mentre, asfissiano Mirafiori e l’indotto, cosa aggravata dalla decisione di portare le produzioni di Maserati a Modena e le ricadute sul resto della rete produttiva locale a partire dalla Lear di Grugliasco. In queste condizioni e senza lasciarsi confondere dalla sconfitta referendaria, roviniamogli la festa: è finito il tempo delle rivendicazioni, Mirafiori deve diventare un problema di ordine pubblico in città, cioè una questione politica! Bisogna imporre le misure che servono: non facciamoci legare le mani dal Decreto Sicurezza, adottiamo le forme di lotta più utili e consone in quanto legittime anche se illegali. Con una specifica: “Questione di ordine pubblico” non vuol dire solo o sempre iniziative di lotta che violano divieti e restrizioni, ma anche – nel campo delle masse popolari, iniziative che rafforzano l’organizzazione, estendono la mobilitazione, allargano il coordinamento, elevano la coscienza, ampliano gli obiettivi e il raggio d’azione come ad esempio blocchi stradali e ai cancelli, picchetti, ecc. che vanno fatti in maniera crescente e capillare; – nel campo della borghesia imperialista, iniziative che “mettono dieci contro uno”, sfruttano le contraddizioni interne al nemico, obbligano le autorità borghesi a intervenire per trovare una soluzione, seppur temporanea, al problema. Che fa, ad esempio, il sindaco Lo Russo di fronte alla morte di Stellantis? Non bastano più i presidi fuori ai cancelli e alle Porte di Mirafiori dove si è relegati come nativi americani nelle riserve… anche le Istituzioni della città devono essere obiettivi di mobilitazione e quindi organizziamoci per andare lì, irrompendo – ad esempio – nei Consigli regionali e comunali. Non solo, il movimento cittadino contro il genocidio sionista in Palestina insegna come prendersi e presidiare le piazze e a renderle non tanto e solo un argomento di dibattito politico ma anche catalizzatori di una lotta che è strettamente legata alla città stessa e che ad essa si apre (cosa che ha già anche insegnato e confermato in grande stile l’azione del Collettivo di Fabbrica della ex GKN fiorentina).
Questo anche perché Torino accelera, per mano e volontà delle Larghe Intese e dei padroni, nel diventare nuova capitale dell’industria bellica e ciò viene giustificato anche alla luce della morte dell’ex Fiat: che la classe operaia di Mirafiori partecipi attivamente al percorso cittadino Stop Riarmo in costruzione e che vedrà una prima data di piazza ad inizio luglio. Serve fare rete, dentro e fuori Stellantis in quanto la guerra interna e la guerra esterna sono, indissolubilmente, correlate e serve unire il fronte comune della riscossa operaia e popolare. L’obiettivo? Mandare a casa il governo Meloni, tessendo al contempo la rete per un proprio governo espressione dei bisogni dei lavoratori e del resto delle masse popolari. In quest’ottica, due appuntamenti territoriali su cui convergere:
- il 12 giugno, l’Assemblea Torino cambia lavoro alle 18:00 presso Palazzo Nuovo dove interverranno delegati e lavoratori di varie fabbriche torinesi per confrontarsi rispetto al tema della riconversione (bellica) e allo smantellamento dell’apparato produttivo;
- il 20 giugno, alle 9:30 in P.zza XVIII Dicembre (Porta Susa) partirà il corteo regionale per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici: gli operai Stellantis non sono metalmeccanici di serie B! Fare della lotta per il rinnovo del Ccsl una lotta per buttarlo a mare e per il reintegro nel Ccnl dei metalmeccanici! Già proprio qui a Torino, a Napoli e a Brescia gli operai Stellantis hanno partecipato agli scorsi cortei per il rinnovo del Ccnl: il 20 giugno, scendere in piazza per porre con forza l’unità della classe operaia, unica – insieme al movimento comunista cosciente e organizzato che rinasce nel nostro paese – ad essere fautrice del proprio futuro!
Organizzarsi e coordinarsi in ogni linea, reparto, azienda dell’indotto e stabilimento: è una questione politica, è una questione di governo popolare del territorio!
Per la rinascita di Torino e del suo apparato produttivo, non dare tregua agli avvoltoi Agnelli-Elkann, ai pappagalli delle Larghe Intese come Lo Russo e ai vari tirapiedi che speculano sullo stabilimento!

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