Sono mesi che va avanti la mobilitazione dei precari dell’università, in particolare dallo scorso autunno si sono tenute tre assemblee nazionali indette da un insieme variegato di soggetti (associazioni della docenza e studentesche, assemblee e circuiti precari, coordinamenti e comitati di ateneo): il 25 ottobre 2024 la campagna Novantapercento; il 20 dicembre 2024 gli Stati di agitazione e l’8-9 febbraio 2025 le Assemblee Precarie Universitarie (Apu), da cui è scaturito il Manifesto delle lavoratrici e dei lavoratori precari dell’Università che spiega le principali rivendicazioni.
A febbraio è stata raggiunta anche un’importante vittoria con la sospensione temporanea del ddl 1240 con il quale la ministra Bernini cercava di reintrodurre quelle figure super precarie e senza diritti già cancellate con la riforma del 2022.
Sono seguiti presidi, lezioni in piazza e iniziative nei diversi atenei, fino a una giornata nazionale di mobilitazione svoltasi il 20 marzo, in occasione della Giornata Nazionale delle Università, che ha coinvolto oltre venti atenei e nell’ambito della quale è stata annunciata la costruzione di uno sciopero generale dell’università.
Il 12 maggio, questa lotta ha fatto un salto di qualità, infatti le Apu hanno indetto lo “sciopero delle lavoratrici e lavoratori precari dell’università contro tagli, guerra e precarietà”.
È stato il primo sciopero nazionale ad avere come protagonisti ricercatrici e ricercatori, assegnisti, dottorandi, personale precario: una scelta simbolica e per nulla scontata per chi non ha diritti e non è inquadrato come lavoratore vero e non può quindi usare forme di protesta classiche.
Hanno aderito, oltre alle organizzazioni studentesche (tra cui Link e Cambiare Rotta), anche diverse organizzazioni sindacali, quali Flc Cgil, Usb, Usi, Cub, Clap, Adl Cobas.
Nelle università di tutta Italia si sono tenuti presidi e assemblee e in alcuni casi cortei che hanno invaso le città: da Milano a Palermo, passando per Trento, Verona, Padova, Venezia, Trieste, Torino, Genova, Bologna, Urbino, Firenze, Pisa e Siena, Palermo, Napoli, Salerno, Bari, Foggia.
A Roma, inoltre, si è svolto un presidio davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze, promosso da Usb Pubblico Impiego e Cambiare Rotta. Una delegazione ha consegnato una lettera al ministro Giorgetti, contenente la richiesta di dirottare le risorse destinate al riarmo e alle spese militari sul sistema della ricerca pubblica, a partire da un piano straordinario di assunzioni che preveda la stabilizzazione di tutti i precari, ricercatori e non, nei ruoli delle università, oltre alla proroga degli attuali contratti nelle more della stabilizzazione.
Accanto ai precari hanno manifestato studenti, alcuni docenti, personale tecnico-amministrativo, personale esternalizzato delle biblioteche e degli appalti multiservizi delle università.
Lo sciopero è stata un’occasione per dimostrare che senza i precari l’università non può andare avanti.
La lotta continua, le assemblee dei precari presenti nei vari atenei stanno continuando a riunirsi per costruire le prossime iniziative, cercando di coinvolgere il personale strutturato.
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Dal Manifesto delle lavoratrici e dei lavoratori precari dell’Università
Chi sono i membri delle Apu
Siamo le lavoratrici precarie e i lavoratori precari che portano avanti la didattica e la ricerca nell’università italiana. Siamo quasi la metà del personale docente e di ricerca. Il nostro lavoro è essenziale per il funzionamento dell’università, anche se è spesso invisibile e isolato, reso flessibile, incerto e senza garanzie contrattuali, né sindacali. Siamo le/i dottorande/i il cui lavoro non è riconosciuto come tale, in una condizione di ricattabilità che ci impone di svolgere gratuitamente mansioni richieste dal docente di riferimento o da aziende che ci finanziano il dottorato. Siamo collaboratrici/tori all’attività di ricerca, assegniste/i, ricercatori/trici e docenti a contratto che lavorano per salari insufficienti, con contratti brevi e senza tutele, senza garanzie di rinnovo, senza sapere in che città vivremo né a quale progetto ci dedicheremo l’anno successivo.
Le rivendicazioni delle Apu
1. Raddoppio del fondo di finanziamento ordinario (Ffo) a fronte dei tagli indiscriminati per un totale di 1.2 miliardi di euro, con 500 milioni già sottratti nel 2024 e altri 700 in arrivo nel triennio 2025-2027
2. Stabilizzazione per tutte e tutti e un unico contratto post-dottorale; ritiro definitivo del ddl Bernini.
3. Rifiuto della guerra, del piano Rearm Europe e ritiro del decreto sicurezza.
4. Fine del sistema di valutazione dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e dei meccanismi premiali di redistribuzione del Ffo.
5. Didattica e ricerca svincolate da logiche di mercato e da progetti privati e competitivi.
6. Fine delle esternalizzazioni e contratti stabili e dignitosi per tutte le figure che lavorano nell’università.
7. Più borse di studio, mense e alloggi gratuiti per studenti e studentesse.




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