Lo scorso 21 marzo la Sezione lavoro della Corte di Appello del Tribunale di Firenze ha sentenziato che Simone Casella è stato licenziato ingiustamente dalla Worsp, azienda di vigilanza privata non armata che lo impiegava in appalto all’ospedale Cisanello di Pisa.
Simone è un compagno del P.Carc licenziato per l’attività sindacale che svolgeva come delegato Filcams-Cgil e per il suo attivismo politico come organizzatore dei lavoratori in organismi di base capaci di andare oltre le tessere sindacali di appartenenza.
La campagna di lotta in suo sostegno ha combinato la battaglia legale con quella politica, puntando alla vittoria giudiziaria, ma anche a far sì che la vicenda di Simone acquisisse un valore più ampio.
Per farle muovere i suoi primi passi sono stati necessari anche incontri e presidi pubblici sotto la sede Cgil di Pisa: organizzarsi a livello di base è stato fondamentale per non restare imbrigliati nei tentennamenti e nella linea disfattista del sindacato.
Nel corso della lotta è nato il coordinamento nazionale “Fare rete contro la repressione politico-sindacale”, che raccoglie lavoratori a prescindere dalle sigle sindacali, dai partiti o dai gruppi politici di appartenenza.
Per parlare di questa esperienza e presentare il coordinamento sono state organizzate tre iniziative in Lombardia nel mese di maggio: il 16 a Sesto S. Giovanni (MI), il 17 a Rovato (BS) e il 18 a Bergamo. Nei prossimi mesi ne saranno promosse altre.
In tutte erano presenti sia Simone Casella che Luciano Pasetti, membro del P.Carc, aderente al coordinamento “Fare rete” e sindacalista Cub, che nel 2019 è stato protagonista di una vittoriosa lotta contro il suo licenziamento da Carrefour e il reintegro sul posto di lavoro.
L’iniziativa di Sesto si è svolta nella sede dell’Unione Inquilini ed è stata organizzata dallo Sportello Lavoro Nord Milano con il supporto della sezione locale del nostro Partito. Al racconto delle lotte dei due compagni e alla presentazione di “Fare rete” si è aggiunta la presentazione dello sportello e delle attività che esso svolge: oltre a dare strumenti ai lavoratori per tutelarsi, difendersi dagli attacchi dei padroni e conoscere quali sono i propri diritti, lo sportello vuole anche essere un centro promotore della loro organizzazione.
A Rovato l’incontro è stato organizzato dal P.Carc in collaborazione con il Centro Sociale 28 Maggio, che ha ospitato l’evento. Qui il dibattito si è incentrato sul legame fra la lotta contro la repressione aziendale, quella per la sicurezza sul posto di lavoro, e contro la logistica di guerra. Erano presenti Luigi Borrelli, anche lui esponente di “Fare rete” e delegato Usb all’aeroporto D’Annunzio di Montichiari (BS), recentemente colpito da sanzioni disciplinari per la sua attività di denuncia e mobilitazione contro la movimentazione di armi che avviene di nascosto in quell’aeroporto civile, e Maruska Ambrosini, attivista per la sicurezza sul lavoro e madre di Mirko Serpelloni, giovane vittima di omicidio sul lavoro.
A Bergamo l’iniziativa si è svolta presso il Circolino Paci – dell’Orto, a cura della sezione locale del P.Carc. Si è discusso di sicurezza e repressione sui posti di lavoro con la partecipazione di Stefano Bonomi della Cub di Bergamo e di Giuseppe Rinaldi, Rsu-Rls in una ditta della zona e promotore di un’associazione chiamata “La nostra voce conta”, che punta a mobilitare le masse popolari sulla parola d’ordine della sicurezza sui posti di lavoro.
Ognuna di queste serate è stata caratterizzata dalla partecipazione di lavoratori e operai appartenenti a differenti sigle sindacali (Cgil, Cub, Usb) e alcuni hanno deciso di aderire e partecipare al coordinamento.
In tutte le iniziative si è spiegata inoltre l’importanza di votare “5 Sì” ai referendum dell’8 e 9 giugno e di inquadrare ogni singola esperienza nell’obiettivo più generale di cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza delle masse popolari che risponda a esse del suo operato.




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