dalle Tesi politiche del P.Carc
Pubblichiamo tre tesi estrapolate dai documenti approvati dal III Congresso del P.Carc nel 2012 e aggiornate e adattate per il VI Congresso nel 2023.
L’argomento della selezione riguarda la lotta fra la mobilitazione rivoluzionaria e la mobilitazione reazionaria delle masse popolari e l’intervento dei comunisti. In una fase di sommovimenti e sviluppo della mobilitazione delle masse popolari, gli esempi particolari in cui è possibile riversare l’orientamento delle tesi sono innumerevoli, per quanto esse abbiano un’impostazione generale.
Intervento nei movimenti di resistenza popolare e rivendicativi, anche quelli promossi dalla destra reazionaria e dal clero.
Intervento nei movimenti di resistenza popolare e rivendicativi, anche quelli promossi dalla destra reazionaria e dal clero. Negli ultimi anni nel movimento di resistenza si è rafforzata l’autonomia dalla borghesia (di destra e di sinistra) degli organismi che lo promuovono, organizzano e guidano, in ogni organismo la sinistra è più mobilitata, più coalizzata, più nettamente contrapposta alla destra, si è sviluppata la spinta all’unità d’azione e al coordinamento delle forze.
Per essere efficaci, perché ogni mobilitazione e ogni lotta rafforzi le altre, perché ogni conquista e ogni vittoria divenga punto di partenza per obiettivi superiori, per non esaurirsi per la pochezza o la mancanza di risultati immediati, per non essere travolti dalla mobilitazione reazionaria e dalla guerra tra poveri che la borghesia e il clero fomentano, bisogna che ogni mobilitazione e ogni organizzazione non si limiti a rivendicare misure e interventi dai padroni e dalle loro autorità, cioè da nemici delle masse popolari, da gente che, se costretta, farà ma cercherà di fare il meno possibile, sabotando o boicottando, cercando di mettere masse contro masse, di favorire uno contro un altro, di tirarsi indietro appena la pressione si allenta.
L’intervento del nostro Partito nel movimento di resistenza mira a far confluire tutte le rivendicazioni nella volontà comune di costituire un governo d’emergenza popolare: far fronte alla crisi è possibile, ma non è un problema economico, è principalmente una questione politica.
Anziché ritirarsi dove la destra promuove la ribellione delle masse popolari, noi dobbiamo sfruttare a nostro favore il fatto che ha un’autorevolezza tradizionale e insita nelle relazioni strutturali, ha legami, risorse e protezioni per cui le è facile incominciare il lavoro di mobilitazione anche dove i comunisti avrebbero grandi difficoltà a intervenire direttamente.
Attraverso la nostra azione possiamo strappare di mano alla destra reazionaria, ai fascisti, ai leghisti, al clero, ecc. la direzione di movimenti popolari che essi promuovono, fomentano e orientano.
Per alimentare la lotta e la contrapposizione all’interno delle masse popolari (la guerra tra poveri, la mobilitazione reazionaria), per utilizzare le masse popolari come massa di manovra al servizio di scontri di potere tra diversi gruppi della classe dominante, per costruirsi un bacino elettorale, la destra reazionaria fa leva sul marasma e lo smarrimento prodotti dalla crisi, su uno dei mille problemi che colpiscono le masse popolari, ma non può andare fino in fondo: direttamente o indirettamente ognuno dei problemi e delle contraddizioni su cui fa leva è infatti un risultato del suo sistema e della sua dominazione. Se andasse fino in fondo, la destra reazionaria colpirebbe se stessa.
Noi comunisti invece possiamo andare fino in fondo, quindi con una linea giusta e di prospettiva possiamo trasformare queste mobilitazioni in una scuola di comunismo per gli elementi avanzati che vi partecipano e farle confluire nella lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, possiamo ribaltarle contro coloro che le hanno promosse, la loro classe, il loro sistema e renderle alimento per la mobilitazione rivoluzionaria.
Non dobbiamo fermarci davanti a “chi promuove le mobilitazioni”, al suo orientamento politico, ai suoi obiettivi e rinunciare a intervenire per paura di “portare l’acqua” al suo mulino, lasciando così le masse popolari nelle mani dei promotori della mobilitazione reazionaria.
Dobbiamo partire invece dal presupposto che se la destra reazionaria, leghisti, fascisti e clero sono alla testa di una data mobilitazione è solo perché i comunisti sono assenti per limiti di concezione, analisi della situazione, linea: “la forza del nemico è data principalmente dai nostri limiti”.
Allo stesso tempo non dobbiamo fermarci davanti alle idee, concezioni, rivendicazioni espresse dalle masse popolari che prendono parte alla battaglia: anche in questo caso, dobbiamo partire dal presupposto che se i comunisti non intervengono, non promuovono un orientamento avanzato tra le masse popolari, non promuovono la loro organizzazione e mobilitazione, per forza di cose sarà più forte l’influenza della concezione clericale e di quella borghese.
Nel condurre l’intervento in queste mobilitazioni, dobbiamo lavorare per linee interne: ossia dobbiamo partire dalle problematiche e dalle rivendicazioni che sono alla base del movimento popolare in cui stiamo intervenendo, che lo hanno fatto sorgere e a cui i componenti cercano soluzioni. Non bisogna quindi partire alzando la bandiera “fuori i politicanti, fascisti, camorristi e preti dalla lotta”: stante la nostra scarsa influenza all’inizio del nostro intervento saremmo noi a essere isolati.
Stessa cosa vale per parole d’ordine come “cacciamo il governo”: metterla al centro del nostro intervento quando esso è solo ai primi passi non ci permetterebbe di svolgere un lavoro incisivo tra le masse popolari, di conquistare la sinistra e la nostra parola d’ordine cadrebbe nel vuoto. Lavorare per linee interne in questo caso significa partire dalla lotta in corso, dagli obiettivi che si prefigge e dai passaggi necessari da fare per rafforzarla, farla avanzare, farla vincere.
Dobbiamo adottare la linea di massa: innanzitutto dobbiamo unirci strettamente alla lotta in corso partecipando con sistematicità e frequenza, creandoci una rete di relazioni e legami attraverso cui raccogliere elementi di inchiesta per elaborare linee avanzate di intervento e, allo stesso tempo, per contrastare (facendoci conoscere dalle persone e permettendo loro di verificare direttamente, sulla base dell’esperienza pratica, chi siamo) i tentativi di denigrazione nei nostri confronti che gli esponenti della destra reazionaria, fascisti e clero inevitabilmente metteranno in campo per screditarci e isolarci; individuare la sinistra (che non corrisponde necessariamente alla concezione politica di una persona o di un gruppo di persone, ma al ruolo che svolge/svolgono nella lotta in corso), legarsi strettamente a essa partendo dalla pratica e non dai discorsi generali, essere i combattenti più decisi e risoluti e avanzare proposte per far progredire passo dopo passo la lotta in corso (fornire soluzioni concrete e operative).
È in questo modo che via via togliamo terreno agli esponenti della destra reazionaria, fascisti, leghisti e clero, li isoliamo e li costringiamo o ad abbandonare il campo di battaglia o addirittura a lavorare per noi (se vorranno mantenere un certo legame con le masse popolari in lotta dovranno fare qualcosa per far avanzare la battaglia).
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Lotta contro le prove di fascismo.
La destra reazionaria e il Vaticano per promuovere la mobilitazione reazionaria delle masse popolari hanno bisogno di individui e gruppi in grado di mettersi alla testa della parte più arretrata e abbrutita delle masse popolari per compiere imprese criminali come quelle condotte dai nazisti e fascisti durante la prima ondata della rivoluzione proletaria e dai sionisti in Israele contro il popolo palestinese dal secondo dopoguerra fino a oggi.
È per questo motivo che creano, foraggiano, sostengono, finanziano e proteggono gruppi come Casa Pound, Forza Nuova, Hammerskin, ecc. e cercano di favorire il loro radicamento nei quartieri popolari.
Queste prove di fascismo vanno stroncate sul nascere. Nel condurre questa lotta e ottenere il massimo risultato dobbiamo operare su diversi livelli, combinandoli tra loro:
1. sostenere, promuovere e organizzare l’antifascismo popolare, inquadrando le azioni di chiusura militante di sedi fasciste (quando le istituzioni si rifiutano di applicare la Costituzione e di attivarsi per mettere i sigilli a questi covi), di controllo del territorio, ecc. all’interno di un lavoro più articolato di intervento, sensibilizzazione e mobilitazione dei cittadini del quartiere o della città, delle organizzazioni operaie e popolari, delle reti e dei sinceri democratici al fine di creare un ampio fronte di forze contro fascisti, nazisti e razzisti, isolarli e cacciarli (“metterne dieci contro uno”).
Bisogna promuovere l’antifascismo popolare (all’interno del quale si colloca anche l’antifascismo militante) e non scadere nella concezione da “guerra tra bande” che riduce l’antifascismo allo scontro fisico tra antifascisti militanti e fascisti: l’aspetto decisivo, infatti, è chi prende in mano la direzione delle masse popolari;
2. sostenere e promuovere le iniziative di schedatura e denuncia pubblica (attraverso dossier diffusi in modo più ampio possibile) di fascisti, loro padrini politici e loro finanziatori, con tanto di foto, nomi e cognomi, indirizzi. È un modo efficace per farli conoscere e promuovere il controllo popolare su di loro, per contrastare i tentativi di infiltrazione nelle organizzazioni politiche e nelle manifestazioni, per fargli sentire il fiato sul collo;
3. sostenere le iniziative e mobilitazioni promosse dai sinceri democratici contro i dibattiti e le commemorazioni organizzate da gruppi fascisti, per l’applicazione della Costituzione, contro l’apologia di fascismo. Dobbiamo favorire anche in questo ambito un orientamento più avanzato, rendendo queste iniziative non fini a se stesse, ma un momento per rafforzare la concezione di chi le promuove, il coordinamento delle forze progressiste e la promozione di campagne di denuncia e mobilitazione attraverso cui contrastare l’influenza dei gruppi fascisti sul territorio;
4. intervenire nelle mobilitazioni popolari promosse e organizzate da gruppi fascisti e razzisti in chiave populista e reazionaria contro una delle tante piaghe prodotte dal sistema borghese (apertura discariche, chiusura ospedali, ecc.) e operare per strappargli di mano la direzione delle masse popolari, isolarli e tagliarli fuori. Insomma: per rivoltare contro di loro e la destra reazionaria e il Vaticano la mobilitazione che hanno messo in moto;
5. promuovere la più ampia solidarietà di massa con gli antifascisti colpiti dalla repressione.
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Intervento sugli individui che passano dalle fila della mobilitazione reazionaria alle fila della mobilitazione rivoluzionaria.
La combinazione tra il procedere della fase terminale della crisi, l’acutizzarsi della resistenza delle masse popolari e il processo di rinascita del movimento comunista crea un terreno utile allo smascheramento delle organizzazioni che scimmiottano il fascismo del XX secolo (Forza Nuova, CasaPound, Lealtà e Azione, ecc.) e della destra reazionaria (Fratelli d’Italia, Lega, ecc.) nel nostro paese.
L’approfondimento della situazione rivoluzionaria in sviluppo rende possibile il passaggio spontaneo di singoli e gruppi dalle file della mobilitazione reazionaria alle file della mobilitazione rivoluzionaria.
I comunisti devono dare una direzione a questo processo, promuoverlo e favorire il più ampio passaggio di singoli e gruppi dal campo della mobilitazione reazionaria a quello della mobilitazione rivoluzionaria.
Allo stesso tempo i comunisti promuovono la vigilanza rivoluzionaria ai fini della difesa del campo rivoluzionario dalle infiltrazioni e dalle provocazioni. Pertanto il P.Carc sostiene e incoraggia il passaggio di singoli e gruppi dalle file della destra reazionaria e fascista alle file del movimento politico, sindacale e della società civile e in generale alle file della mobilitazione rivoluzionaria.
Allo stesso tempo il P.Carc di fronte a soggetti che compiono il passaggio di campo promuove la vigilanza rivoluzionaria: contrasta la tendenza negativa a considerare il proprio passato nelle file della mobilitazione reazionaria come un “fatto privato” da rimuovere e nascondere, promuove la comprensione dell’esperienza vissuta e l’autocritica pubblica dei singoli e del gruppo che passano da un campo all’altro, promuove l’uso del loro particolare “bagaglio d’esperienza” al servizio della lotta contro la destra fascista e reazionaria e più in generale contro la borghesia imperialista e il clero.
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