La Rete solidale e antirazzista di Piombino ha promosso un corteo per il 19 aprile con la parola d’ordine “Pace il Palestina – Stop Genocidio” con l’invito, ovviamente rivolto a tutte le realtà politiche, ad aderire e partecipare. E le adesioni sono in effetti state molte: Donne in nero, Cgil, Sinistra italiana, M5s, Coordinamento Art. 1 Camping Cig, Croce del Sud, Pd, Rifondazione Comunista, Giovani comunisti, Arci, Circolo Samarcanda.
Il clima da campagna elettorale che già si respira in Toscana – per le elezioni regionali – ha certamente contribuito a dare una mossa al Pd e ai suoi cespugli del centro-sinistra, ma in ogni caso la manifestazione si andava configurando come un appuntamento politico importante. La partecipazione di circa mille persone ne è stata la conferma.
Nella Sezione del P.Carc si è aperta una discussione perché alcuni compagni facevano fatica a “ingoiare” l’adesione e la partecipazione a una manifestazione a cui stava aderendo tutto il polo Pd delle Larghe Intese, partiti che in molte occasioni avevano manifestato la propria internità al sistema politico dei complici dei sionisti. Un esempio su tutti? Bonelli di Avs aveva palesemente sostenuto la decisione del governo Meloni di vietare il corteo del 5 ottobre 2024 a Roma in solidarietà con la Resistenza palestinese…
La discussione, tuttavia, si è conclusa con la decisione di aderire e partecipare alla manifestazione. Perché i comunisti devono stare dove stanno le masse popolari, perché i comunisti NON devono lasciare nelle mani delle Larghe Intese la parte di masse popolari che si mobilita, perché abbiamo il dovere e la responsabilità di portare una prospettiva positiva e di contribuire a incanalare ogni mobilitazione nello sbocco politico del governo di emergenza popolare. Stabilito che la nostra adesione aveva un preciso significato politico e altrettanti precisi obiettivi, il nostro nome accanto a quello del Pd sarebbe stato un problema per il Pd e i suoi cespugli, non per noi.
Sono loro che si consumano le mani e la lingua nel dividere fra buoni e cattivi, nel cercare la scusa per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, per essere presenti in ambiti e contesti in cui sono oggettivamente fuori posto. E se il Pd e i suoi cespugli avevano intenzione di fare una passerella elettorale, tanto meglio! Avrebbe significato una maggiore mobilitazione di quello che rimane della propria base. Sulla scorta di questo ragionamento, il P.Carc ha aderito e partecipato alla manifestazione.
Altri organismi sono stati di avviso diverso. Citiamo qui il caso di Usb che ha fatto circolare anche un comunicato di “non adesione” in cui spiegava di non voler essere strumentalizzata “da soggetti che si stanno muovendo, solo adesso, per evidenti ragioni elettorali. Se si è per la Pace, lo si è sempre, non solo quando conviene. Se si è per la pace non si vota per la Guerra e per il riarmo come fatto recentemente dal partito democratico. Spendere 800 miliardi in armi vuol dire distruggere, ancora di più, il nostro stato sociale e gli investimenti nei servizi pubblici”.
L’andamento della manifestazione ha confermato la nostra analisi. Mille persone per un corteo in solidarietà al popolo palestinese, di questi tempi, a Piombino non sono poca cosa.
La Sezione ha sfilato con un proprio striscione (in solidarietà alla Resistenza palestinese e ai partigiani palestinesi Anan, Ali e Mansour sotto processo in Italia); ha fatto una capillare propaganda contro il disfattismo e il senso di impotenza (la mobilitazione delle masse popolari italiane incide direttamente sulle condizioni in cui il popolo palestinese combatte, perché lo Stato illegittimo d’Israele esiste solo grazie al sostegno della Comunità Internazionale degli imperialisti Usa e Ue, Italia compresa) e ha portato “un pezzo in più” alle rivendicazioni della piazza: l’obiettivo di costituire un governo partigiano della pace e della Palestina libera.


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