[Pisa] Federico Giusti del Comitato No Camp Darby ci spiega cosa sta accadendo a Coltano

Abbiamo chiesto a Federico Giusti, lavoratore contro la guerra del Comitato No Camp Darby, di spiegarci che cosa sta accadendo a Pisa a proposito del nuovo progetto di base militare che il governo Draghi intende costruire a Coltano, un’area del parco di San Rossore. Quel che è certo è che siamo di fronte all’ennesimo progetto manifestazione di una linea politica ben precisa che è quella della militarizzazione dei territori e degli investimenti negli armamenti a scapito di sanità, scuola, tutela dell’ambiente, della serie altro che green economy, pace e democrazia di cui si riempie la bocca Draghi e i partiti che lo sostengono! Il Governo Draghi ci sta portando alla rovina: combattere per la pace oggi significa cacciare il Governo Draghi promuovendo l’organizzazione delle masse popolari, in primo luogo dei lavoratori delle aziende capitaliste (cioè degli operai) per instaurare un loro governo: un Governo di Emergenza Popolare.

No base né a Coltano, né altrove! Rilanciamo l’appuntamento del 4 maggio con un presidio sotto la Regione Toscana in occasione dell’incontro tra i rappresentanti del Governo, dell’Arma dei Carabinieri, della Regione Toscana e del Comune di Pisa (per seguire evento si rimanda a questo link: https://www.facebook.com/Movimento-No-Base-N%C3%A9-a-Coltano-n%C3%A9-altrove-105710955465947/).

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Perché e quando nasce il Comitato No Camp Darby di Pisa?

Il Comitato No Camp Darby nasce prima dell’esplosione del conflitto in Ucraina e riprende il nome di un comitato che ha operato anni fa contro l’ampliamento della base USA e NATO di Camp Darby. Una base che sta per essere collegata via acqua al porto di Livorno e via ferrovia, con importanti lavori infrastrutturali, si dice, finanziati dal Pentagono…fatto sta, che il progetto del governo USA di avere un collegamento diretto dalla base di Camp Darby, per il trasporto delle armi via acqua e via ferrovia, si sta realizzando nel silenzio-assenso, anzi nell’attiva partecipazione delle istituzioni locali, e nel silenzio-assenso della gran parte delle realtà associative, politiche, sociali e sindacali.

Quali sono le ultime attività del comitato?

Il Comitato No Camp Darby ha organizzato una manifestazione il 23 aprile scorso ai cancelli della base con la partecipazione di oltre 250 persone. Le nostre parole d’ordine erano: no all’ampliamento della base militare USA e NATO, ma soprattutto no alla presenza della NATO perché è indubbio il ruolo nefasto che la NATO ha svolto e svolge nel conflitto in Ucraina di cui è responsabile con la sua estensione in numerosi paesi negli ultimi 15 anni e non è un caso che nei mesi precedenti allo scoppio della guerra alcune esercitazioni militari siano proprio avvenute al confine con la Russia così come non è un caso che la guerra in Ucraina sia esplosa da almeno un decennio nel Donbass e che i paesi aderenti alla NATO abbiano sovvenzionato e foraggiato di armi l’esercito ucraino.

Chiaramente, come già accennato sopra, il nostro comitato focalizza l’attenzione anche su altro: sulla militarizzazione del territorio che va avanti incessantemente da anni. All’inizio del secolo attuale a Pisa è stato costruito un grande hub militare da cui partono, a ridosso dell’aeroporto civile, ingenti quantitativi di armi oggi destinati all’Ucraina.

Sempre in questi anni, una parte della base USA e NATO di Camp Darby, corrispondente al 2% dell’intera superficie occupata è stata restituita al governo italiano che subito ha deciso di utilizzarla per alcuni reparti di incursori dell’esercito impegnati nelle zone di guerra.

Che cosa puoi dirci invece del legame tra industria bellica e ricerca in una città come Pisa che vede un Ateneo importante e altri istituti di ricerca…

Bè a Pisa registriamo una presenza sistematica delle imprese produttrici di armi nel mondo accademico. Ritroviamo, infatti, progetti di ricerca militare nell’Ateneo, al Sant’Anna e forse allo stesso CNR. Del resto, in molti atenei italiani la presenza delle industrie di armi si presenta in una veste accattivante, quella di finanziatori di nuovi progetti di ricerca a uso militare, questo a discapito dell’autonomia e della ricerca a fini sociali e di pace. E’ evidente che si sta realizzando quanto previsto dalla Bussola europea, il documento con cui l’UE si riposiziona per i prossimi decenni, si sta realizzando, cioè una forma di keynesismo di guerra per far svolgere alla ricerca e alla produzione di armi una funzione di traino nell’economia. Le spese militari infatti aumentano, fino al 2% del PIL e anche questa è una richiesta della NATO accolta con entusiasmo dai paesi aderenti fin dal 2014.

La guerra in corso in Ucraina in che modo incide in questo scenario secondo te?

La guerra in corso in Ucraina non fa altro che accelerare la produzione di armi, la ricerca a fini militari e l’occupazione sistematica dei nostri territori con la presenza di basi militari USA e NATO o di semplici basi dell’esercito italiano come è il caso di Coltano. A metà gennaio il Ministro Guerini (PD, ndr) ha deciso che il Gruppo Intervento Speciale del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti «Tuscania» e del Centro cinofili dei carabinieri venisse collocato proprio in un’area all’interno del parco Migliarino di San Rossore e Massaciùccoli .

Il consigliere comunale, Francesco Auletta della lista Città in Comune, ha tirato fuori questi documenti, li abbiamo letti e abbiamo scoperto che a Coltano c’era una vecchia area che fungeva da centro radar, telefonate, comunicazioni, ecc. Il progetto di base di Coltano è una decisione assunta dal Governo Draghi insieme ai partiti di maggioranza quegli stessi partiti che oggi a livello locale si ergono a paladini del No a Coltano.

Puoi spiegarci precisamente in cosa consiste il progetto della base militare di Coltano?

Il progetto è da capire: potrebbero lasciare una parte di questa base a Coltano, un’altra al CRESAM o magari destinarla nella zona di Pisa chiamata ospedaletto in un’area dove oggi c’è il mercato ortofrutticolo, una tipografia comunale e alcuni uffici della Regione. Chiaramente, la soluzione non è quella di costruire una parte della base a Coltano e una parte a ospedaletto una zona che avrebbe sicuramente bisogno di interventi sostenuti dai fondi europei  – che sono poi quei fondi che vengono destinati alla base di Coltano – ma per le bonifiche del territorio, per abbattere gli ecomostri in cemento armato, per esempio.

Come vi state organizzando come comitato contro questo progetto?

Il Comitato No Camp Darby sostiene le mobilitazioni in corso promosse da varie realtà e associazioni ma ritiene anche una pubblicità ingannevole quella che si sta realizzando in questi ultimi giorni, cioè quella di far credere che le istituzioni locali siano contrarie quando dai documenti emersi dal Parlamento, in seguito a un’interpellanza parlamentare, si capisce che la base di Coltano è ritenuta insopprimibile dal governo italiano e anche se decideranno una nuova collocazione in accordo con le istituzioni locali sicuramente sposteranno di poco questa base militare per la quale il quotidiano Il Tirreno in un articolo di questi giorni, ha quantificato una spesa di milioni e milioni di euro. Ci sembra evidente che la volontà di costruirla a Coltano o nelle sue vicinanze, sia legata a dei progetti di guerra proprio perché siamo in prossimità dell’hub militare e all’aeroporto militare di Pisa. Quindi un compito importante che stiamo assolvendo è quello di sbugiardare questa narrazione.

Vuoi aggiungere altro?

Voglio ribadire che ci troviamo ancora una volta, a respingere i processi di militarizzazione del territorio giudicandoli assolutamente negativi, soprattutto per l’elevato impatto ambientale come sappiamo per esperienza diretta e vissuta dalle popolazioni, come quelle sarde.

In definitiva, come ho già detto all’inizio, questi progetti sanciscono una chiara scelta politica che è quella di militarizzare il nostro territorio destinando sempre più fondi al militare e sempre meno al sociale: ai salari, alle pensioni, alla sanità e alla scuola. Guarda caso, aggiungo, sono proprio sanità e scuola soggetti a feroci tagli nei prossimi anni.

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