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[Italia] Air Italy non è un affare da lasciare in mano a padroni e istituzioni!

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Gennaio 12, 2022
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Lasciare in mano ai padroni e alle autorità borghesi le aziende in crisi vuol dire fare in modo che queste vengano chiuse o delocalizzate, magari dopo qualche passaggio di società, che vengano affidate a capitani di ventura che hanno il compito di smantellarle pezzo per pezzo fino a ridurle a brandelli e lasciarle in pasto ai pescecani della finanza, che vengano date a padroni stranieri (qui il colore della pelle non conta!) per essere poi chiuse dopo pochi anni, perché quello che interessa a questi signori non è creare posti di lavoro, ma acquisire mezzi e portafogli clienti e chiudere bottega il prima possibile, togliendosi dal groppone l’oneroso costo dei lavoratori italiani.

Gli sceicchi del Qatar che stanno dietro l’operazione del 2018 per l’acquisto di Meridiana poi Air Italy, hanno infatti investito in altre aziende e attività soprattutto in Costa Smeralda: dall’inserimento nell’affare milionario che orbita intorno all’ospedale privato Mater Olbia, fino all’acquisto e costruzione di strutture recettive di lusso sulla costa nord est della Sardegna ecc. Probabilmente Qatar Airways, attuale proprietaria al 49% di Air Italy, non era interessata realmente ad allargare la sua attività di trasporto aereo, ma l’operazione serviva per inserire i capitali degli sceicchi del Qatar in operazioni economiche evidentemente più redditizie!

Cosa resta da fare ai lavoratori di Air Italy?

Apparentemente la partita è chiusa, Air Italy sarà l’ennesima azienda che manderà a casa 1300 lavoratori, di cui la maggior parte sardi, in un territorio già martoriato dalla disoccupazione dilagante, con punte che arrivano al 40%.

La partita però non è finita. Per quanto le prospettive di rimettere in attività Air Italy sembrino lontane, oltre 1300 lavoratori non sono un numero “trascurabile” per nessuna istituzione e autorità, se questi fanno valere il proprio peso attraverso la mobilitazione e l’organizzazione. Le “soluzioni”, sebbene difficili, possono essere tante, tra cui:

– la nazionalizzazione della società (tra l’altro già controllata al 51% da Alisarda, pubblica), che prevede il reinserimento di tutte le professionalità e il mantenimento dei contratti maturati finora: ma attenzione alle promesse di nazionalizzazione al pari di quelle avvenute con la ex Alitalia, dove sulla pelle di migliaia di lavoratori si è giocata una ristrutturazione aziendale che ha visto la svendita del parco velivoli e il licenziamento del 70% dei lavoratori per mano del capitano di ventura Alfredo Altavilla;

– l’acquisto da parte di una nuova società, la cui trattativa è seguita da una assemblea di lavoratori che ratifica le decisioni prese, che vigila sulle trattative in corso affinché gli accordi prevedano il mantenimento dei diritti acquisiti finora da parte dei lavoratori, pene e sanzioni estremamente severe, fino alla requisizione da parte dello Stato Italiano in caso di chiusura o non mantenimento degli accordi presi;

– ricollocazione immediata di tutti i lavoratori in altre aziende e attività già attive, o in aziende e attività create ad hoc dallo Stato Italiano e dalle istituzioni regionali, affinché ogni lavoratore abbia una prospettiva lavorativa garantita. Numerosi sono i lavori da fare in tutta la Sardegna e in Italia, lavori che non vengono svolti perché non redditizi per i padroni ma di cui c’è bisogno: ad esempio nei servizi legati al trasporto pubblico locale ridotto al lumicino e la continuità territoriale con la penisola (in mano a poche aziende di trasporti aerei e navali che fanno il bello e il cattivo tempo) che va implementata.

Queste sono ipotesi, ma altre soluzioni possono essere avanzate se i lavoratori Air Italy sono intenzionati ad andare fino in fondo per evitare i licenziamenti, per evitare il sistema delle Casse Integrazioni e dei sussidi utile a disperdere la lotta e garantire ai padroni di chiudere le aziende senza troppa “resistenza”. Il problema Air Italy, come tutti gli altri casi di licenziamento nel paese, deve diventare una questione di ordine pubblico!

Solo se i lavoratori sono decisi a vincere e si organizzano può essere garantito il mantenimento, almeno temporaneo, dei posti di lavoro. C’è bisogno di mettere pressioni al governo Draghi e le sue istituzioni, mettendo in campo mobilitazioni di ogni tipo: scioperi e mobilitazioni a Roma, come già avvenuto il 7 gennaio, negli aeroporti coinvolti (Milano Malpensa, Cagliari, Olbia) fino a bloccarne il funzionamento, coordinandosi con lavoratori di altre aziende in crisi a partire dagli esuberi di Alitalia, collegandosi con le decine di vertenze aperte al MISE e che aspettano risoluzione. In questo, i lavoratori GKN di Campi Bisenzio (FI) fanno scuola, come gruppo di lavoratori deciso a vincere e che mette in campo una lotta ampia e dispiegata che per ora è riuscita ad evitare il licenziamento di 500 operai!

La partita non è chiusa finché non lo decidono i lavoratori!


Solidarietà ai lavoratori Air Italy!

L’organizzazione e la mobilitazione sono gli unici strumenti in mano ai lavoratori: diamogli continuità, facciamo rete, sviluppiamo la lotta!

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