Di pochi giorni fa la notizia di Rossella, l’operaia Stellantis di Melfi (PZ) falciata sulle strisce pedonali da un autobus, sullo stradone antistante lo stabilimento dove aveva appena finito di lavorare. Una fatalità? Niente affatto! È l’assenza di misure di tutela minima come un sistema di illuminazione stradale, insieme alla stanchezza da lavoro (per turni massacranti concentrati in pochi giorni al mese) degli operai e tratte orarie ai limiti della sopportazione per gli autisti degli autobus (che tutti i giorni e le notti trasportano gli operai impiegati in quello stabilimento). Una combinazione fatale di sfruttamento e mancata tutela della sicurezza di chi lavora, non il caso o la cattiva sorte!

La verità è che questa, insieme ai gruisti torinesi precipitati il 18 dicembre scorso, agli operai della logistica piacentina investiti dai loro stessi mezzi da lavoro nei mesi scorsi, alle operaie del tessile pratese ingoiate dai macchinari sui quali lavoravano perché, per produrre più velocemente, i padroni sopprimono i controlli di sicurezza e rimossi i sistemi di stop automatico, ai portuali schiacciati dai container, agli oltre 1000 morti non “sul” lavoro, ma “di” lavoro nel solo 2021, è l’ennesima strage di lavoratori. Numeri di una guerra sporca che i padroni, coperti dal loro governo, conducono contro la classe operaia e lavoratrice. Una “perdita sostenibile”, per i padroni, quella dei morti di lavoro, perché loro obiettivo e interesse resta quello di fare più profitti. Guadagni che valgono la vita di chi quella ricchezza la produce, gli operai. Carne da macello.

E mentre il governo Draghi si agita per imporre il Super Green Pass spacciandolo come gran rimedio alla sicurezza collettiva, a Melfi, come in ogni altra parte d’Italia, quella sicurezza è messa in discussione quotidianamente dalla pericolosità dell’obbligo cui sono sottoposti gli operai a produrre di più, al minor costo possibile e più velocemente, del lavoro sfruttato e senza tutele, dall’assurda assenza di una logistica adeguata, dall’inspiegabile mancanza di una semplice illuminazione fuori dallo stabilimento..

Valgono zero le chiacchiere sui famosi e fumosi fondi del PNRR, sulle agenzie e ispettorati deputati alla sicurezza resi innocui, quando non corrotti, dalle istituzioni locali incapaci di nulla di più che indignarsi. La strage di operai va fermata con l’organizzazione degli operai e dei lavoratori azienda per azienda, con la lotta per farla finita con il sistema che queste tragedie produce.

Come contro le delocalizzazioni che lasciano il deserto produttivo, come contro la discriminazione da Green Pass, occorre mobilitarsi, occorre organizzarsi, occorre insorgere. In una sola espressione, oltre ogni lacrima versata per i nostri morti e lo sciopero che, a Melfi come altrove, pure è stato subito indetto, fermare la strage degli operai significa cambiare sistema e paese. Cambiamolo, allora! Questo il contributo più alto che possiamo dare alla memoria di chi di questo sistema è rimasto vittima; ma è anche il servizio più utile che possiamo fare a noi tutti per sovvertire un sistema che allo stato attuale ci vorrebbe piegati e impegnati solamente a sopravvivere.

Che la classe operaia riscopra il suo ruolo e la sua forza, quella dell’organizzazione, per la costruzione di una non più rinviabile alternativa di classe, di sistema, di potere. Dipende da noi. Da ognuno di noi.

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