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[Italia] Bocciato emendamento anti delocalizzazioni: ora insorgano anche i parlamentari!

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Dicembre 22, 2021
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Una gigantografia di Mario Draghi data alle fiamme dagli studenti che stanno manifestando in corteo a Torino, 11 Ottobre 2021. Davanti alla sede del Miur, in corso Vittorio Emanuele, è stata bruciata anche una bandiera dell'Europa, Torino, 11 ottobre 2021 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Una gigantografia di Mario Draghi data alle fiamme dagli studenti che stanno manifestando in corteo a Torino, 11 Ottobre 2021. Davanti alla sede del Miur, in corso Vittorio Emanuele, è stata bruciata anche una bandiera dell'Europa, Torino, 11 ottobre 2021 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

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Nella giornata di ieri è stato bocciato l’emendamento Mantero (dal nome del primo firmatario) alla Legge di Bilancio in votazione in questi giorni in Parlamento. Era l’emendamento che riprendeva i termini del DDL Delocalizzazioni, ossia la proposta di legge “anti delocalizzazioni” stesa dal Collettivo di fabbrica degli operai GKN, con il contributo di esperti giuristi e depositata in Parlamento da trenta deputati e dieci senatori lo scorso 5 novembre.

Il governo dei banchieri, di Confindustria, Vaticano, NATO e UE guidato da Draghi ha manovrato e annullato le aspirazioni di chi si illudeva di poter imporre un emendamento contro gli interessi dei padroni rispettando le leggi e le forme del loro parlamento e delle loro istituzioni. Parlamento che Draghi ha trasformato più che mai in organo di ratifica di decisioni che vengono prese in ben altri luoghi.

Un’occasione persa, quindi, per quei deputati e senatori che si erano schierati per l’emendamento e organizzati per votarlo, indipendentemente dallo schieramento politico nel quale sono stati eletti. Il governo ha tenuto l’opposizione fuori della Commissione Bilancio per giorni, ha presentato un suo emendamento con stesso tema e contenuti opposti a quello di Mantero, poi la convocazione per il voto, il rinvio a votazione notturna, poi al giorno dopo, ma senza riconvocazione formale degli aventi diritto. Abbiamo visto com’è finita. A poco servono oggi le denunce del “cattivo governo” che piega il funzionamento istituzionale a suo uso e consumo. Serve imparare la lezione, invece! E rilanciare. Attestarsi alle “normali” procedure istituzionali significa sottostare al gioco del governo, ai vincoli che pone e ai legacci di una democrazia blindata. Significa fare proprie le forme, i modi e le consuetudini di un teatrino politico cui, così, volenti o nolenti, si prende parte. Significa, in sostanza, non avere cognizione di causa dei processi reali.

Per utilizzare effettivamente il proprio ruolo parlamentare, per onorare la delega che hanno avuto da operai, lavoratori, masse popolari e rendere loro conto del proprio operato, per mantenerne la fiducia da questi accordata, “deputati e senatori antidelocalizzazioni” devono, invece, rompere con leggi, norme e consuetudini di oltre 40 anni di politiche antipopolari a reti unificate. Devono mettere a soqquadro un parlamento ridotto alla caricatura di se stesso, un teatrino fatto di esultanze, bagarre, liti e giravolte, tutto in funzione del nascondere e confondere le acque rispetto all’attuazione delle politiche di lacrime e sangue dettate dal governo.

Concretamente, ora, i firmatari del DDL Delocalizzazioni, gli altri che hanno votato l’emendamento Mantero, quanti, tra deputati e senatori, con buona pace della retorica sovranista e del parolaismo da buon amministratore, hanno effettivamente a cuore le sorti dei lavoratori del nostro paese e del suo tessuto produttivo non devono e non possono limitarsi al piagnisteo e alla denuncia delle manovre di palazzo. Devono, invece, imparare manovrare a loro stessa volta! E, così, passare al contrattacco: organizzarsi e coordinarsi, fare rete tra di loro, promuovere un’azione di rottura della “formalità” istituzionale e dare battaglia per imporre la calendarizzazione immediata dell’iter parlamentare di discussione della proposta di legge depositata! Forzare le procedure per imporne la discussione. Una volta di più a fronte del fatto che il dibattito parlamentare sarà, nei prossimi periodi, schiacciato e viziato dall’avvio delle consultazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica (con il rischio che la proposta di legge si perda nei meandri del Parlamento e venga, così affossata).  Ora è tempo di riprendersi la parola in Parlamento, mettere in atto azioni di disturbo del manovratore di governo, rendere il Parlamento impraticabile fin quando la legge non sarà discussa e approvata. Diversamente non sarà né effettivamente discussa né, men che meno, approvata.

All’atto ufficiale con cui il DDL Delocalizzazioni è stato depositato, la deputata Yana Ehm, tra i primi firmatari che se ne sono fatti portatori in Parlamento, ha dichiarato: “questo però è solo il primo traguardo, è ora che inizia la vera battaglia. Affinché tutti questi sforzi non siano stati vani, serve l’impegno di tutti, deputati e senatori. Ora è il momento di dimostrare realmente da che parte stare!”. Ebbene, la battaglia è iniziata. Ma non può essere combattuta sul terreno del nemico, ai suoi tempi e alle sue regole. Quelle regole vanno violate, il terreno e i tempi dello scontro bisogna dettarli, la lotta va combattuta con proprie armi. Quelle di un’azione combinata: fuori dal Parlamento, con la presenza alle iniziative, ai presidi, alle assemblee e nelle piazze operaie e popolari oggi in nuova agitazione, rendendone pubblica la propria partecipazione e propagandandola con tutti gli strumenti e i rapporti che i parlamentari hanno, nonché organizzando iniziative per fare pressioni sull’approvazione della legge; dentro il Parlamento, alimentandone l’ingovernabilità per Draghi, il suo governo e la sua cerchia.

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