Sabato 30 ottobre a Roma ci saranno una serie di manifestazioni e mobilitazioni, i cui contenuti e promotori sono i più vari. Di queste le principali saranno la piazza contro il Green Pass promossa da gruppi e organismi che dal mese di giugno organizza ogni sabato in ogni città italiana presidi e mobilitazioni contro la reazionaria misura del governo Draghi; la mobilitazione contro il G20 (concentramento a Piramide), quest’ultima promossa dalle numerose realtà che compongono la Società della Cura, i sindacati di base, gli spazi sociali romani, delegazioni dei lavoratori della Gkn e dell’Ilva e anche i giovani del movimento Friday for Future; la manifestazione nazionale contro Draghi e il governo delle banche indetta a piazza San Giovanni dal Comitato 27 febbraio No Draghi. Dai contenuti, le rivendicazioni e le parole d’ordine di ognuna di queste piazze, il messaggio appare forte e chiaro: Draghi deve saltare.

Questo sommovimento avviene in un momento in cui la situazione è sintetizzabile nei seguenti punti:

  1. la classe dominante è talmente debole e frammentata che ha dovuto installare il caporione della Troika, Mario Draghi, al governo del paese;
  2. tutti i settori delle masse popolari già si mobilitano per resistere agli effetti della crisi e alle manovre con cui le Larghe Intese scaricano sulla popolazione tutto il peso – e le responsabilità – della pandemia;
  3. il fallimento dei governi del M5S ha dimostrato a milioni di persone che non esiste nessuna possibilità di conciliare gli interessi delle masse popolari con quelli dei capitalisti e che le illusioni di poterlo fare sono destinate a svanire;
  4. tutte le organizzazioni sindacali sono incalzate dall’iniziativa degli operai. Gli operai GKN hanno suonato la carica come nel 2010 la suonarono gli operai FIAT, ma oggi la lotta è in mano a loro, non al gruppo dirigente della FIOM. I sindacati confederali sono incalzati dalle lotte contro delocalizzazioni, chiusure e licenziamenti e per una parte crescente di operai la linea dell’accordo e della concertazione con i padroni, che si è ampiamente dimostrata fallimentare, non è più accettabile. I sindacati di base sono incalzati dai lavoratori della logistica, dai lavoratori Alitalia e da tanti altri lavoratori schifati dai sindacati di regime. Per tutti loro le “guerre per interessi di pollaio” fra sigle sindacali non hanno senso, pretendono unità e spingono per coordinare tutte le mobilitazioni in un fronte unico.

Le mobilitazioni che si terranno a Roma il 30 ottobre mostrano contemporaneamente l’ostacolo che le masse popolari devono superare e il potenziale che già esprimono nella lotta per cacciare Draghi e imporre un proprio governo alla guida del paese.

L’ostacolo da superare nel campo delle masse popolari è quello della divisione, della concorrenza e dell’ostracismo reciproco che le organizzazioni di base, i partiti anti Larghe Intese e i sindacati combattivi esprimono. Sono concezioni e atteggiamenti frutto della concezione borghese del mondo e tipiche del teatrino della politica borghese che sempre più le masse popolari stanno rifiutando e rigettando, disertando le urne agli appuntamenti elettorali e mobilitandosi contro il governo Draghi e le autorità dello Stato borghese. Un ostacolo che va superato non facendo appello al buon senso e ai buoni propositi di chi dirige queste organizzazioni ma prendendo in mano l’iniziativa, promuovere dieci, cento, mille mobilitazioni e unendosi al di là dell’appartenenza a organizzazioni politiche e dei sindacati cui si è iscritti. È un movimento oggettivo e una necessità storica che la lotta degli operai GKN ha mostrato alla classe operaia di tutto il paese in modo pratico, un esempio che sempre più deve fare scuola e da guida.

Il passo da compiere per cacciare Draghi e imporre un governo che sia espressione delle masse popolari organizzate, non dobbiamo aspettarlo dai partiti, dalle organizzazioni sindacali, dalle istituzioni e dalle autorità borghesi: tutti questi devono essere messi nella condizione di rincorrere l’iniziativa delle masse popolari. Questo passo consiste innanzitutto nel passare dal rivendicare soluzioni all’indicare le soluzioni e iniziare a praticarle, chiamare il resto delle masse popolari a praticarle, promuovere l’organizzazione di tutte le masse popolari.

Che le mobilitazioni del 30 ottobre a Roma siano una tappa nel percorso di rafforzamento degli organismi operai e popolari, del loro coordinamento, dell’assunzione del ruolo di nuove autorità pubbliche. È quello che intendiamo per “costruzione del nuovo potere” ed è il pezzo che noi comunisti del Partito dei CARC faremo vivere con la nostra presenza, azione e propaganda in piazza. Il pezzo che chiunque voglia agire e farsi promotore della rivoluzione socialista deve assumere e farsene promotore.

Draghi è sul ciglio del burrone. Insorgere fino alla vittoria significa organizzarsi per spingerlo giù, imporre un governo di emergenza popolare e avanzare ancora fino all’instaurazione del socialismo.

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