In tutta Italia lunedì 11 ottobre si sono tenute mobilitazioni e iniziative in occasione dello sciopero generale nazionale indetto dal sindacalismo di base e conflittuale. Si sono tenuti cortei a Torino, dove è stato bloccato per tutta la mattinata il trasporto pubblico anche grazie all’alta adesione degli autisti CTT, a Genova dove già dalle 6 del mattino ci sono stati blocchi ai varchi portuali e successivamente la definizione di due cortei di circa 2500 persone bloccare la città paralizzandola da levante a ponente. Mobilitazioni a Milano, dove lo sciopero è stato partecipato molto nel settore trasporti e a Mestre dove il corteo ha visto una buona partecipazione di studenti e lavoratori. Ancora mobilitazioni a Piacenza dove duemila operai iscritti al Si Cobas hanno bloccato il magazzino Amazon, a Firenze che ha visto una piazza partecipata dal sindacalismo di base e dal Collettivo di Fabbrica GKN, alla testa della mobilitazione per tenere aperta la propria azienda che i padroni di Melrose vogliono chiudere e delocalizzare.

Il Collettivo di Fabbrica GKN ha aderito allo sciopero generale così: “Saremo allo sciopero generale convocato dalle organizzazioni del cosiddetto sindacalismo di base. Ci saremo per vari motivi. Primo perché da sempre noi aderiamo agli scioperi che riteniamo corretti, indipendentemente dalla sigla sindacale di appartenenza. Si chiama elasticità mentale, si chiama fluidità nella lotta. Questa per noi non è una novità. Fatevene una ragione: non vedremo mai le compagne e i compagni del sindacalismo di base come concorrenti nel tesseramento o peggio come avversari. In secondo luogo ci saremo perché banalmente questa è l’unica data di sciopero pianificata da qua alla possibile riapertura della nostra procedura di licenziamento. E questo è un fatto. Semplice ed elementare. Perché, ricordiamolo, in questo preciso istante l’azienda non può riaprire la procedura di licenziamento. Ma a un certo punto potrà farlo. E tra noi e quel momento non c’è nessun ostacolo, nessuna garanzia, nessuna tutela, nessuna legge: solo recentemente qualche parola fumosa e tra l’altro da confermare al tavolo ministeriale. In terzo luogo ci saremo perché l’unico sciopero che temiamo è quello che non riesce. Chi vuole bene alle lavoratrici e ai lavoratori di questo paese dovrebbe augurarsi la maggiore riuscita possibile della giornata. Per questo rimarchiamo contemporaneamente che avrebbe dovuto o dovrebbe essere la Cgil – la più grande organizzazione dei lavoratori – a dichiarare lo sciopero generale di massa. I motivi per farlo sono evidentemente molteplici. Abbiamo espresso questo pensiero in diverse occasioni di dibattito interno”.

Sciopero e mobilitazione anche a Roma dove Alitalia è stata costretta a cancellare circa 130 voli, con la parola d’ordine di cacciare il Governo Draghi fautore dell’infame “piano ITA” volto a smantellare il 70% dei posti di lavoro Alitalia; ancora mobilitazioni e iniziative a Perugia, Bologna, Ancona, Chieti, Palermo, Catania, Napoli, Cosenza, Taranto, Bari, Cagliari e molte altre città.

Significativa in particolar modo, tra tutte, la giornata di lotta nella città di Trieste. La giornata è stata ricca e variegata ed ha testimoniato in particolar modo il fermento che c’è tra gli operai e gli altri lavoratori nella lotta contro le misure di lacrime e sangue imposte dal governo Draghi: lo sblocco dei licenziamenti, l’applicazione del Green Pass come strumento di divisione dei lavoratori e che apre le porte ad altri e peggiori strumenti di controllo e repressione nei luoghi di lavoro, il carovita contro cui il governo Draghi nulla ha intenzione di fare.

Presente una delegazione del P.CARC per seguire la mobilitazione. Ecco il “resoconto”

Il corteo composto da un migliaio di lavoratori, indetto da USB, Cobas, USI, ha attraversato la città nella mattinata di lunedì e ha visto la partecipazione di diverse organizzazioni: dal PRC al FGC, da PC di Marco Rizzo a Sinistra Anticapitalista, insieme a diversi gruppi di lavoratori, tra cui portuali, lavoratori dei servizi educativi comunali, insegnanti. La parola d’ordine più diffusa tra volantini, striscioni e interventi al microfono è stata quella di lottare contro l’imposizione del green pass nei luoghi di lavoro, quale strumento di discriminazione. Confindustria attraverso il governo Draghi spinge affinchè venga scaricato ulteriormente sulle spalle dei lavoratori la responsabilità dell’emergenza sanitaria: bene ha fatto Sasha Colautti in uno dei suoi interventi a ribadire che la responsabilità della sicurezza sui luoghi di lavoro è delle aziende e che in alcun modo bisogna far passare una norma che impone di fatto il contrario, tentando di ricattare i lavoratori, di renderli più precari e sottomessi.

Sasha Colautti, USB Trieste, 11 ottobre 2021

Nel pomeriggio invece un corteo di circa 20 mila persone ha attraversato le Rive di Trieste. La mobilitazione si è aperta con la parola d’ordine “se uno solo di noi non può entrare a lavoro, nessun portuale entrerà”, riferito al 15 ottobre, all’entrata in vigore dell’obbligatorietà del Green Pass per accedere a lavoro e alla volontà da parte dei portuali di Trieste, alla testa della mobilitazione No Green Pass in città, di bloccare il porto fino al ritiro senza condizioni del decreto.

La mobilitazione, caratterizzata da un’ampia partecipazione di delegazioni delle aziende del territorio, dai portuali di Monfalcone ai dipendenti Illy, dai lavoratori dei servizi sociali agli insegnanti fino ad operatori sanitari, tassisti, cooperative di pulizia. Un corteo combattivo, ricco di cori contro il Governo Draghi, il governatore regionale Fedriga, l’imposizione del green pass e molti cartelli e striscioni di denuncia contro la strumentalizzazione mediatica architettata ad arte dopo l’aggressione di Forza Nuova alla sede della CGIL a Roma, volta a demonizzare il movimento No Green Pass, denunciato anche dallo striscione di apertura dello spezzone portuale con su scritto “Giornalista senza dignità, le notizie le dai solo a metà”. La mobilitazione dei portuali triestini sbaraglia ogni tipo di propaganda di regime sulla mobilitazione contro la certificazione verde: non ci sono fascisti o terrapiattisti a chiedere il ritiro del DL sul Green Pass ma lavoratori che fanno della solidarietà tra vaccinati e non vaccinati un arma per respingere le misure di ricatto, divisione e controllo della classe dominante.

Il comunicato successivo al corteo dei Portuali di Trieste in cui affermano che rifiutano la proposta di tamponi gratuiti avanzata dal governo nel tentativo di far rientrare la mobilitazione e spaccare il fronte della protesta, ha già avuto ampia circolazione. Giustamente viene indicato come un esempio di lotta, di solidarietà e di mobilitazione. Come nel caso della GKN di Campi Bisenzio (abbiamo trattato ampiamente l’argomento, segnaliamo due articoli in particolare qui e qui), anche in questo caso la capacità di far valere la forza dei lavoratori organizzati non “cade dal cielo”, deriva dal tipo di organizzazione che i lavoratori si danno.

Quando i lavoratori si organizzano in modo autonomo, al di là della tessera sindacale, diventano capaci di fare cose (pensare e realizzare cose) che “sembrano impossibili”.

Pubblichiamo a tal proposito una breve intervista che l’Antidiplomatico ha raccolto da Stefano Puzzer poche ore dopo la mobilitazione di lunedì 11 ottobre. Poche parole e chiare. Con un passaggio che fa riflettere e indica una strada che – anche al di là della questione Green Pass – pone con chiarezza la questione politica all’ordine del giorno. Dice Puzzer: chiudere il porto di Trieste in assenza di condizioni per lavorare era un compito che spettava alle autorità. Le autorità non lo hanno fatto, quindi lo facciamo noi. “Ci stiamo sostituendo allo Stato”.

Stefano Puzzer, Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste

I lavoratori organizzati che si sostituiscono alle autorità e alle istituzioni che operano negli interessi dei capitalisti, degli sfruttatori, degli speculatori e fanno andare le cose in modo conforme agli interessi delle masse popolari. Questo è “il modello”, questo è l’obiettivo da perseguire per impedire lo smantellamento dell’apparato produttivo, per eliminare le morti sul lavoro, per eliminare la precarietà, per fare fronte al carovita, per non vivere come bestie da soma, per abolire il ricatto del Green Pass e mettere mano, davvero, alle emergenze del sistema Sanitario e farlo funzionare negli interessi delle masse popolari.

I lavoratori organizzati possono imporre l’abolizione del Green Pass!
I lavoratori organizzati possono abbattere il governo Draghi!
I lavoratori organizzati devono governare le aziende, i territori e il paese!

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