Il 9 luglio il fondo di investimento inglese Melrose, proprietario della GKN Driveline, con una mail indirizzata a tutto il personale comunica la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio (FI). A 3 anni dall’acquisto di GKN e nonostante tutti i fondi pubblici ricevuti, piani industriali e promesse di ogni genere fatte alle istituzioni, vengono licenziati 422 operai GKN e circa altri 100 tra ditte in appalto e servizi.
Appena ricevuta la notizia gli operai raggiungono i cancelli della fabbrica (lo stabilimento era vuoto perché i lavoratori erano proprio da quel giorno in ferie forzate), riescono a cacciare le guardie private assunte giusto per l’occasione e a entrare. Proclamano l’assemblea permanente. Mentre scriviamo gli operai hanno in mano la fabbrica e continuano da 2 mesi a tenerla aperta.
La battaglia degli operai GKN offre alcuni importanti insegnamenti a tutti i lavoratori del nostro paese. Li passiamo in rassegna brevemente con l’obiettivo di renderli materia viva da cui attingere.

Organizzarsi da subito senza aspettare che siano i padroni ad attaccare.
Il fulcro della lotta degli operai GKN è il Collettivo di Fabbrica, un’organizzazione costruita su iniziativa degli operai, replicabile in ogni azienda e posto di lavoro. È quanto di più simile ai Consigli di Fabbrica (CdF) degli anni ‘70-’80 la classe operaia esprime oggi.
In GKN c’è un filo rosso che lega l’esperienza del CdF della FIAT di Firenze al Collettivo di Fabbrica, un filo che la vecchia generazione di operai ha conservato ed è riuscita a trasmettere alla nuova leva.
La storia della costruzione del Collettivo di Fabbrica GKN può e deve diventare patrimonio collettivo di tutta la classe operaia che ha bisogno come il pane di esempi pratici da cui attingere per tornare a costruire organismi simili nelle fabbriche di tutto il paese.
Il Collettivo di Fabbrica si occupa della fabbrica, ma anche del territorio in cui gli operai vivono, scegliendo autonomamente quali battaglie condurre, con quali solidarizzare, anticipando gli attacchi padronali.
Ciò si è visto:

– quando fu abolito l’art. 18, che quà è stato difeso con successo e mantenuto in vigore fino alla chiusura dello stabilimento;

– quando gli operai hanno scioperato e picchettato la fabbrica contro i licenziamenti camuffati da Staff leasing e da lavoro esternalizzato;

– quando hanno partecipato e solidarizzato con le altre vertenze sul territorio come quella del Panificio Toscano e della Texprint guidate dal Si Cobas;

– quando hanno sostenuto la mobilitazione contro la costruzione dell’Inceneritore di Case Passerini a Firenze.

Queste sono solo alcune delle battaglie, interne ed esterne, che il Collettivo di Fabbrica ha promosso in questi anni.

La struttura organizzativa che gli operai si sono dati e il forte legame con le organizzazioni sul territorio hanno permesso loro di far fronte immediatamente alla chiusura.

È fondamentale organizzarsi ovunque, anche dove non c’è esperienza di organizzazione: i Riders sono un esempio importante in questo senso. Anche nei settori di lavoro più moderni, precarizzati e parcellizzati è possibile e necessaria l’organizzazione dei lavoratori. Non importa se all’inizio si è in pochi, l’importante è non aspettare di essere sotto attacco per organizzarsi.

Il Collettivo di Fabbrica è il centro promotore della nascita e dello sviluppo di altri organismi.
Alla decisione di Melrose di chiudere lo stabilimento, gli operai hanno risposto prontamente. Hanno organizzato prima di tutto la resistenza in fabbrica con l’assemblea permanente all’interno dello stabilimento, impedendo così di essere chiusi fuori dai cancelli. Subito dopo è iniziato il lavoro di organizzazione e coordinamento della solidarietà che spontaneamente è arrivata da ogni parte. Questo ha portato alla costituzione di due nuovi organismi: il gruppo dei solidali “Insorgiamo con gli operai GKN” e il “Coordinamento donne GKN”. Oggi è in corso la costruzione di altri due distinti raggruppamenti: uno di ricercatori universitari e uno di giuristi progressisti solidali.
Questi organismi nascono come risposta diretta agli appelli degli operai a “insorgere”, grazie alla capacità del Collettivo, e in particolare di chi ne è alla testa, di coordinare e valorizzare la solidarietà e le varie forme di mobilitazione che i passi in avanti della lotta stanno generando.
La lotta della GKN dimostra che quando gli operai si muovono, trascinano con sé tutto il resto e che fuori dai cancelli della propria fabbrica ci sono sempre altri operai e altri lavoratori disposti a schierarsi e a dare il proprio contributo.
Il Collettivo di Fabbrica si è posto alla testa dello sviluppo di una rete di organizzazioni operaie e popolari che stanno assumendo un loro ruolo specifico nella lotta, non si è isolato e ha creato le condizioni per estendere e approfondire la mobilitazione senza entrare in un pericoloso affanno.

Chi è alla testa delle organizzazioni operaie deve essere determinato a vincere.
L’organizzazione è fondamentale, ma da sola non basta. Dall’esperienza della GKN impariamo anche che chi promuove la lotta deve essere determinato a passare dalla difesa all’attacco e in definitiva a vincere.
Per muoversi nelle nuove e sempre più profonde contraddizioni che si aprono nello sviluppo di una mobilitazione serve chi è determinato ad affrontarle e superarle. È grazie alla sua determinazione che il gruppo di testa del Collettivo di Fabbrica si è conquistato quell’autorevolezza che gli permette oggi di dirigere questa battaglia.
A livello nazionale lo sblocco dei licenziamenti, il disimpegno di Stellantis dai finanziamenti pubblici e ogni altra mossa padronale alimenta la mobilitazione della classe operaia e del resto delle masse popolari. Una dopo l’altra le aziende vengono chiuse, delocalizzate o ridimensionate. La strada della mediazione e delle concertazioni in un contesto di sviluppo della crisi generale del sistema capitalista, come quello attuale, non porta a niente di buono.
Gli operai della GKN hanno in mano la possibilità di indicare la strada al resto di lavoratori e l’avranno fintantoché saranno determinati ad andare fino a fondo e si daranno i mezzi per farlo.

La classe operaia del paese deve raccogliere l’appello a mobilitarsi e a insorgere. È possibile farlo! È necessario farlo!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here