EDITORIALE

Tutti i lavoratori possono scioperare (godono di copertura sindacale) al di là del sindacato di appartenenza e al di là del fatto che siano iscritti o meno a un sindacato. Inizia a organizzare lo sciopero sul tuo posto di lavoro, fallo conoscere e allarga la partecipazione!

Uno sciopero unitario e di massa per cacciare il governo Draghi. La piattaforma su cui tutti i sindacati di base sono confluiti per convocare lo sciopero raccoglie rivendicazioni giuste: dal NO allo sblocco dei licenziamenti agli aumenti salariali, dalla sicurezza sui posti di lavoro all’abolizione del Jobs Act, dal NO alle privatizzazioni previste nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) al ripristino del blocco degli sfratti.
Ognuna di queste rivendicazioni rimanda alla questione politica di fondo: quale governo può accoglierle e trasformarle in misure concrete?
La risposta a questo quesito pone lo sciopero nel campo politico: è uno sciopero contro il governo Draghi, il governo dei padroni, della UE, del FMI e della NATO! È uno sciopero contro le misure antioperaie e antipopolari che esso promuove, è uno sciopero per cacciare Draghi!

Usare lo sciopero per rafforzare il campo delle masse popolari. Nel comunicato congiunto del 13 agosto scorso, i promotori (ADL COBAS – CIB UNICOBAS – CLAP-CONFEDERAZIONE COBAS – COBAS SANITA’, UNIVERSITA’ E RICERCA – COBAS SCUOLA SARDEGNA – CUB – FUORI MERCATO – SGB – SI COBAS – SIAL COBAS – SLAI COBAS S.C. – USB – USI CIT) si impegnano a “costruire un vero e proprio stato di agitazione permanente, con assemblee e iniziative di lotta sui luoghi di lavoro e sui territori, con l’obiettivo di generalizzare la mobilitazione a tutti quei movimenti e quei settori sociali che intendono contrapporsi ai piani di supersfruttamento, precarietà, disoccupazione, devastazione sociale e ambientale imposti dai padroni su scala nazionale e internazionale”.
Da comunisti sosteniamo lo sforzo dei sindacati promotori: lavoriamo per il pieno successo dello sciopero, ma soprattutto lavoriamo affinché esso sia uno strumento per rafforzare tutto il campo dei lavoratori e delle masse popolari.
Il vasto e variegato movimento contro Draghi – dagli operai delle aziende in via di chiusura o delocalizzazione agli insegnanti, dal personale sanitario ai movimenti e comitati per la difesa dell’ambiente, dai movimenti per il diritto alla casa a chi scende in piazza contro il Green Pass, dai ristoratori ai piccoli commercianti – oggi procede in ordine sparso, ma può trovare una sintesi e marciare unito contro il nemico comune. Lo sciopero generale dell’11 ottobre è l’occasione per avanzare in questa direzione: portare ovunque la parola d’ordine e la pratica dell’organizzazione.

Costruire ovunque Comitati unitari per lo Sciopero
per promuovere iniziative unitarie, al di là dell’appartenenza sindacale o partitica;
per sostenere quei lavoratori e delegati nella cui azienda non sono presenti i sindacati promotori dello sciopero;
per sostenere ogni attivista nelle iniziative territoriali in modo che esse si svolgano nel modo più capillare possibile, anche dove “siamo in pochi”.
Facciamo dell’adesione e della partecipazione allo sciopero generale una campagna di propaganda e organizzazione!
Tutto il lavoro preparatorio confluirà nello sciopero generale dell’11 ottobre, ma in definitiva la cosa più importante è che quanto seminato metta radici che vadano oltre quella giornata: i Comitati per lo Sciopero devono diventare il punto di riferimento territoriale di chi vuole mobilitarsi contro Draghi, contro la chiusura delle aziende, la precarietà e lo sfruttamento, contro la devastazione dell’ambiente e le speculazioni e per una nuova liberazione nazionale.

Il cuore è la classe operaia. Per il successo dello sciopero generale, ma soprattutto per le prospettive e gli sviluppi che esso apre, l’aspetto decisivo è il protagonismo della classe operaia, la sua partecipazione attiva e organizzata prima, durante e dopo l’11 ottobre.
La classe operaia, se non si lascia imbrigliare da paure o settarismi di sorta, ha l’opportunità di chiamare a raccolta il resto delle masse popolari in agitazione e di mettersi alla testa di una vasta mobilitazione: dagli studenti alle Partite IVA, dai ristoratori ai piccoli commercianti, ai dipendenti pubblici.
Indipendentemente dalle sigle sindacali, sono gli operai della GKN, della Whirlpool, della ex-ILVA, della Gianetti Ruote, della Timken, dell’ABB, della FedEx-TNT, della Texprint di Prato, della Stellantis, i riders, ecc. che possono mettersi alla testa del movimento delle masse popolari per dare seguito alla parola d’ordine che da Firenze risuona in tutto il paese: “Insorgiamo!

Dal vecchio movimento comunista, nel nostro paese molti compagni e compagne hanno ereditato la concezione che l’organizzazione serve solo o principalmente per promuovere una mobilitazione. Ci si organizza per promuovere un corteo, uno sciopero, un’assemblea, un’occupazione e poi si smobilita in attesa della prossima scadenza.
Bisogna cambiare radicalmente il modo di ragionare.
Le mobilitazioni avvengono anche sulla base di un livello molto basso di organizzazione (vedi ad esempio le manifestazioni contro il Green Pass). La questione è usare ognuna di queste mobilitazioni per consolidare ed elevare l’organizzazione in maniera costante, continuativa, in vista di un risultato capace di andare oltre. Cosa vuol dire?
Vuol dire che il successo dell’iniziativa, del corteo, dello sciopero, ecc. non si misura sulla base di quante persone hanno partecipato e sui risultati immediati, ma sulla base di quanto e come quella singola iniziativa ha contribuito a sedimentare organizzazione, a creare e sviluppare relazioni tra le organizzazioni operaie e popolari, tra sindacati e organizzazioni politiche, a dare continuità alla discussione e a favorire l’iniziativa comune.
La questione è curare che ogni mobilitazione lasci un seme di organizzazione, sia utile a collegare e coordinare chi prima procedeva in ordine sparso, sia utile a spingere le masse popolari a individuare i problemi più pressanti e a ragionare su come affrontarli senza delegare alle autorità e alle istituzioni borghesi.
Lo sviluppo di un ampio movimento operaio e popolare dipende soprattutto dalla creazione degli organismi di base che ne sono protagonisti e promotori, che diventano artefici della costruzione del nuovo sistema di potere delle masse popolari organizzate. Questo è l’obiettivo a lungo termine che ci preme raggiungere, il compito specifico di noi comunisti e di quanti vogliono dare forza e prospettiva alla lotta del proletariato. La rinascita del movimento comunista e la prospettiva di cambiamento della società in senso rivoluzionario dipendono dall’organizzazione della classe operaia e delle masse popolari.
Se mobilitazione può essere in un certo modo intesa come “protesta”, organizzazione va certamente intesa come la condizione necessaria per la prospettiva.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here