“Se sfondano qui, sfondano dappertutto” dicono alla GKN. È un ragionamento che fa comprendere l’importanza e il rilievo che questa lotta ha ormai assunto a livello nazionale. Proprio in virtù di ciò, è necessario aggiungere un pezzo fondamentale a conclusione della frase. “Se vinciamo qui, apriamo una strada, tracciamo una via”.

Se gli operai GKN vincono, si apre una fase nuova e di spinta per tutti i proletari.

Per vincere bisogna individuare chi sono gli alleati e metterli in moto. Serve allargare il raggio d’azione, facendo fronte comune con chi sta dalla nostra parte della barricata. Gli alleati “naturali” degli operai GKN sono i lavoratori di tutti gli altri stabilimenti del paese, dalla Whirlpool alla Stellantis, insieme a tutti i movimenti

popolari nazionali come il Movimento NO TAV o locali come il Comitato NO Aeroporto di Firenze.

La classe operaia e gli organismi popolari sono dalla stessa parte della barricata perché le masse popolari tutte hanno interesse a rivoluzionare la situazione nella quale viviamo, al di là delle contraddizioni particolari.

Un esempio pratico: le tante vertenze aperte al MISE non sono in concorrenza tra chi “è arrivato prima e chi dopo”; sono i padroni che vogliono far sembrare che sia così. Il loro è un tentativo per dividere la classe operaia che per natura è unita da interessi comuni come ha dimostrato innumerevoli volte: non uno contro l’altro, ma tutti uniti contro i padroni!

In questo senso la fabbrica deve diventare un centro di organizzazione e punto di riferimento per tutti gli organismi operai e popolari locali e non, realtà politiche e associazioni di ogni tipo. Come sta già diventando perché gli operai stessi vogliono che sia così e perché quando la classe operaia prende la testa del movimento delle masse popolari ed è decisa a vincere, tutto segue.

Gli operai hanno il controllo della fabbrica e la usano come loro base e centro di aggregazione. Hanno già iniziato a “uscire” dallo stabilimento per far conoscere la loro esperienza e la loro lotta. Devono proseguire, estendere la rete, arrivare ovunque riescono: salire in macchina e girare il paese, sentirsi con gli operai degli altri stabilimenti e i comitati popolari, chiamarli, confrontarsi con loro e ragionare sui passi concreti da mettere in campo: allargare il fronte e raccogliere forze, fa parte delle operazioni da compiere adesso. Rafforzare e sviluppare il legame con le realtà popolari e di lotta è un tassello fondamentale per vincere.

“Insorgiamo” è lo slogan che hanno lanciato gli operai, esso riprende quello dei partigiani che liberarono Firenze nel 1944. Il legame con la storia della Resistenza e della città è chiaro, giusto e va usato fino in fondo.

Come i partigiani insorsero e occuparono Firenze, così gli operai GKN, insieme a tutti gli altri lavoratori del territorio, devono “occupare la città”. Occuparla nel senso che devono far diventare la questione della fabbrica una questione politica, un problema di ordine pubblico. Come in occasione del corteo dell’11 agosto, per le strade deve vivere la lotta della GKN perché essa è la lotta di tutte le masse popolari. Tutti devono conoscerla, non ci deve essere persona a Firenze che non sappia che la GKN è in lotta e che non sia chiamata a dare il suo contributo nelle mille forme possibili.

Le istituzioni, le autorità i gruppi di potere locali, ecc. vanno costretti a mettersi al servizio della causa, non a parole ma con i fatti.

Vincere alla GKN ormai non vuol dire più soltanto riprendere il lavoro in fabbrica, non vuol dire più soltanto essere riassunti. Vincere alla GKN significa aprire una via al resto delle masse popolari e percorrerla insieme.

Al di là del singolo stabilimento, è un percorso che riguarda tutto l’apparato produttivo e il futuro stesso delle masse popolari.

Vincere alla GKN porterà inevitabilmente a una fase nuova e a nuove contraddizioni che potranno essere affrontate solo “alzando il tiro”: la GKN non si salva da sola, come non si salva da sola la Whirlpool e nemmeno la Gianetti Ruote. Nessuno si salva da solo e solamente la classe operaia ha la forza di salvare sé stessa e tutte le masse popolari.

I lavoratori GKN che occupano la fabbrica sono il motore dello stabilimento, non lo sono di certo il fondo finanziario Melrose o chi per lui! La classe operaia è il motore del paese, non lo sono certo Draghi, le Larghe Intese e Confindustria!

Ecco perché la classe operaia è il cuore pulsante della costruzione dell’alternativa politica alla classe dominante degli speculatori, dei padroni, dei fondi di investimento e alla disoccupazione che essi generano.

Con questa consapevolezza e per assumere più compiutamente questo ruolo, è importante – al di là delle differenze sindacali – partecipare allo sciopero generale dell’11 ottobre e contribuire al suo successo: contro la chiusura delle aziende, contro le delocalizzazioni, contro Draghi e il suo governo. Ma soprattutto per dare forza, slancio e prospettiva concreta alla lotta per imporre il governo che serve al paese, un governo di emergenza delle masse popolari organizzate.

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