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Elezioni amministrative: costruire il fronte comune contro le larghe intese

Teresa Noce by Teresa Noce
Settembre 1, 2021
in Resistenza n. 9/2021
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Il 3 e 4 ottobre 2021 si svolgeranno le elezioni amministrative in importanti comuni (fra gli altri Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli). Esse hanno valore politico nazionale poiché sono una sorta di referendum pro o contro le Larghe Intese e il governo Draghi.

Semplificando i possibili esiti: il successo dei partiti delle Larghe Intese sarebbe un passo nel consolidamento del governo Draghi, una loro bocciatura alimenterebbe invece le contraddizioni interne al palazzo e indebolirebbe ulteriormente il governo.

Nel momento in cui scriviamo (fine agosto) c’è ancora molta confusione riguardo alla presenza di liste legate a partiti, movimenti e organismi di sinistra e popolari (chi deve raccogliere le firme necessarie, chi deve formare le liste, ecc.), ma la tendenza già evidente è la frammentazione della sinistra, con conseguente spirito di concorrenza per accaparrarsi lo stesso bacino elettorale… qualche voto in più.

Indipendentemente da tutti i (legittimi) ragionamenti che spingono partiti, movimenti e organismi di sinistra e popolari a presentare proprie liste, riteniamo che lo sforzo comune non debba essere quello di puntare a raccogliere più voti, ma di alimentare la lotta comune contro Draghi, il suo governo e le Larghe Intese.

È possibile farlo anche presentando liste diverse ed è possibile farlo anche non presentando alcuna lista.

Anzitutto è possibile farlo mettendo al centro del proprio intervento il sostegno alle lotte della classe operaia e, più in generale dei lavoratori, le lotte per il potenziamento della sanità pubblica, il diritto alla casa, le lotte contro la devastazione ambientale e le speculazioni.

Parliamoci chiaro: non si tratta di fare promesse o scrivere “il bel programma” su cui cercare di raccogliere voti, si tratta di usare gli spazi e gli strumenti della campagna elettorale per dare forza alle vertenze e alle mobilitazioni, ma soprattutto per favorire il coordinamento degli organismi di base che le promuovono.

Il “bel programma” è destinato a rimanere su carta se chi lo promuove non si mette all’opera per realizzarlo da subito: fare adesso quello che promette di fare una volta eletto (sempre che lo sia!) è un buon criterio per passare dalle parole ai fatti.

In questo modo si affronta con spirito positivo anche la concorrenza di cui sopra: che ogni lista e ogni candidato gareggi nel mettersi al servizio della mobilitazione delle masse popolari! Che le liste di sinistra e popolari collaborino insieme per rafforzare il campo comune di intervento!

Per comprendere meglio questo ragionamento ci rifacciamo alle seguenti affermazioni di Francesca Frediani, rieletta nel 2019 Consigliera Regionale del Piemonte nelle file del M5S e passata, oggi, a L’Alternativa c’è.

“Mi sono candidata con il M5S, ma è stato il Movimento NO TAV a eleggermi: io mi sento e sono un’eletta del movimento NO TAV! Questo ha permesso a me – ma anche altri con un’esperienza simile alla mia – di lottare dentro le istituzioni e di lottare fuori, nelle piazze. Certo, in Piemonte sono sempre stata all’opposizione, ma nella mia attività rispondo direttamente al Movimento NO TAV: è il movimento che mi dice “c’è bisogno di questa iniziativa o di questa interrogazione”. Quando c’è bisogno di verificare le condizioni degli attivisti arrestati, ho la possibilità di effettuare sopralluoghi in carcere, se occorre entrare nel cantiere, possiamo chiedere l’accesso.… cerco insomma di mettere la mia attività al servizio del Movimento NO TAV e questa è un po’ la visione e il ruolo che vorrei riaffermare usando anche la campagna elettorale per le amministrative di Torino”.

Un inciso, Francesca Frediani NON è candidata alle amministrative di Torino, la sua esperienza è stata raccolta nell’ambito del bilancio dell’operato del M5S di cui stiamo promuovendo la discussione suwww.carc.it. Sul sito è pubblicata la sua intervista integrale.

Emergono bene tre questioni.

La prima è che, al di là di chiare differenze di carattere ideologico e politico, un candidato che risponde del suo operato a un movimento popolare di lotta e resistenza, è un candidato che deve essere sostenuto indipendentemente dalla lista in cui si candida.

La seconda è che chi si candida deve concepirsi come uno strumento al servizio della mobilitazione. La sinistra borghese ha ammorbato animi e ragionamenti con il vezzo di “candidare gli esperti illuminati”… le masse popolari hanno bisogno di gente disposta a combattere per affermare i loro interessi, non di opinionisti.

La terza, e ultima, è che – evidentemente – tutto il gioco del teatrino della politica borghese non basta a esprimere le forme e il contenuto della lotta di classe: esso può essere uno strumento, ma non è né l’unico né il principale. Non è attraverso il teatrino della politica borghese che gli organismi operai e popolari costituiscono il loro governo di emergenza (o la loro amministrazione comunale), ma possono usare la lotta politica borghese per sviluppare la mobilitazione ed estendere la rete della loro organizzazione. Pertanto: le ambizioni di “prendere voti” o “eleggere qualcuno” sono ambizioni mal riposte.

Torniamo all’inizio: usiamo la campagna elettorale per rafforzare il fronte contro Draghi e le Larghe Intese, senza concorrenza, senza settarismo, con spirito costruttivo, di lotta e solidarietà.

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